Casale Di Teverolaccio
Il caso

Succivo, perché il comune non vuole co-progettare con il Terzo settore?

1 Aprile Apr 2022 1509 01 aprile 2022
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Il comune casertano interrompe l’affidamento a Legambiente del Giardino e dei locali de La Tipicheria, nel Casale di Teverolaccio. Il primo sarà preso in gestione dal comune, ma ancora non c’è nessun progetto a riguardo, per i locali de La Tipicheria sarà indetto un bando aperto anche ai privati, ma il bando ancora non esiste. Così si rischia di cancellare i risultati raggiunti in 10 anni di lavoro in un territorio martoriato dalla criminalità organizzata

Domani, due aprile, la cooperativa sociale Terra Felix restituirà al comune di Succivo, in provincia di Caserta, le chiavi di alcuni locali del Casale di Teverolaccio dove, insieme a Legambiente Campania e all’associazione Geofilos, 10 anni fa è iniziato un percorso di rigenerazione urbana e sociale.
In questi anni il Casale di Teverolaccio è stato l’emblema di come il Terzo Settore riesca a rigenerare i luoghi abbandonati, a portare bellezza anche in territori martoriati dalla criminalità organizzata e da forti criticità sociali, economiche ed ambientali.

Ma facciamo un passo indietro. Il Casale di Teverolaccio è un antico complesso che risale al 1500. Dal 1997 inizia la collaborazione tra il Comune di Succivo, l’associazione Geofilos e Legambiente per la sua tutela. La svolta però arriva nel 2008 con un finanziamento di Fondazione Con il Sud per finanziare il progetto Terra Felix (il finanziamento è stato pari a 375mila euro, approvato dall’Amministrazione Papa Francesco con delibera C.C. n.40 del 2009), con l’obiettivo di trasformare il bene in un Ecomuseo. All’iniziativa partecipano diversi partner: dal comitato don Peppe Diana a Libera contro le Mafie fino alla Fish (Federazione italiana per il superamento dell’Handicap) Campania. Il progetto Terra Felix, al fine di garantire la sostenibilità anche dopo la ristrutturazione delle aree, prevedeva la costituzione di una cooperativa sociale - Terra Felix appunto - avvenuta nel 2012, tra i soci fondatori la stessa associazione Geofilos. Relativamente all’organizzazione della cooperativa sociale, attualmente questa è composta da 8 soci, conta 14 dipendenti, di cui 3 svantaggiati.

Oltre dieci anni fa il comune dà in comodato d’uso gratuito i locali dove poi sarebbe nato il ristorante La Tipicheria, i giardini e il sottotetto del Casale. «Quando siamo arrivati», spiega Francesco Pascale, oggi direttore della cooperativa sociale Terra Felix, «alcuni locali della struttura erano in stato di abbandono, e il giardino una discarica. Tanto è stato fatto in questi anni per un luogo in cui, prima dell’inizio della pandemia, gravitavano 20mila persone ogni anno».

Il Comune di Succivo ha deciso di interrompere l’affidamento a Legambiente del Giardino e dei locali de La Tipicheria, nel Casale di Teverolaccio, non rinnovando la convenzione in atto. Incredibile la mobilitazione del Terzo settore nazionale per difendere i risultati raggiunti fino ad oggi, ne abbiamo scritto qui "Succivo, il bene rigenerato che il Comune vuole togliere alla sua comunità" e qui "Succivo, cresce la mobilitazione in difesa del Casale di Teverolaccio".

Abbiamo raggiunto al telefono Salvatore Papa, sindaco del comune, che si è detto incredulo rispetto: «alla compagna mediatica posta in essere da Legambiente e della cooperativa Terra Felix». E poi: «non abbiamo interrotto nulla», ha aggiunto. «La convenzione è semplicemente scaduta e abbiamo deciso di non rinnovarla». Ed è proprio la scelta di chiudere il dialogo con le realtà che fino ad oggi hanno fatto fiorire il bene, un bene che è ritornato nella mani della comunità, che lascia interdetti.

Due le “accuse” principali mosse dal sindaco di Succivo: «Il museo che doveva essere realizzato nel sottotetto della struttura non è mai nato, e la Tipicheria - che nelle intenzioni iniziali doveva essere una sala degustazione - è diventata a tutti gli effetti un ristorante. Per quanto riguarda il ristorante, essendo un’attività commerciale, il comune deve emettere un bando pubblico e ricevere un canone d’affitto. Nel casale rimarranno altre associazioni, di fatto stiamo mettendo a bando - ripeto come prevede la legge - unicamente un’attività commerciale che è stata svolta per 10 anni senza corrispondere canoni al comune. Sottotetto e il giardino passeranno alla gestione comunale, non conosco nessun ente più non profit del comune…».

Ma i comuni non sono equiparabili alle realtà di Terzo settore. Ma tanto potrebbe fare, a beneficio della comunità, se invece di ostacolare si aprisse al dialogo con loro. «Noi», speiga il direttore di Terra Felix, «non abbiamo chiesto di rinnovare la convenzione, ma di co-progettare insieme. O di ridare in affidamento il bene ad altre Associazioni o persone, l’importante è che siano realtà del Terzo settore che possano garantire la valorizzazione e la tutela del bene, in coerenza con quanto è stato fatto in questi dieci anni».

E infatti il comune avrebbe potuto attivare un partenariato pubblico privato ai sensi degli art. 55 e 89 del Codice del Terzo Settore, una norma che disciplina le attività di valorizzazione di beni culturali immobili di proprietà pubblica in un’ottica trasparente di cooperazione tra pubblico e privato, in linea con la recente sentenza n. 131/2020 della Corte Costituzionale che ha riconosciuto agli Enti di Terzo Settore una specifica attitudine a cooperare con i soggetti pubblici per la realizzazione dell'interesse generale. Analogo concetto è stato espresso dalla Convenzione Internazionale di Faro, recepita in Italia nel 2020 (L. 133/2020), secondo cui la partecipazione delle organizzazioni non profit nei processi decisionali e di gestione relativi al patrimonio culturale è diventata un obbligo etico e un dovere politico.

Perché il comune di Succivo non si è mosso in questa direzione per continuare a tutelare un bene a beneficio dei cittadini? Dalle accuse mosse dal sindaco, sembrerebbe che la Cooperativa e Legambiente non abbiano portato a termine i progetti stabiliti. Ma i fatti dicono altro.
«La Tipicheria è un ristorante in piena regola, ci mancherebbe», dice Pascale. «È stata da sempre presente nel progetto, fin dal 2008, anzi ne è stato motivo di approvazione da parte della Fondazione con il Sud, in quanto rappresentava lo strumento per dare sostenibilità a tutta l'iniziativa. L’attività di ristorazione sostenibile e la realizzazione di eco-cerimonie sono da sempre espressamente previste, sottoscritte e approvate dal Comune, i cui uffici sono stati sempre a conoscenza delle relative attività e hanno fornito tutte le necessarie autorizzazioni».

E sul museo che non è mai stato realizzato: «Il nostro inoltre non è un “museo”», dice Pascale. «Ma un ecomuseo che rappresenta l’alternativa al museo tradizionale e si distingue perché non privilegia collezioni storiche particolari, ma mette al centro i valori ambientali e culturali di un dato patrimonio ed è sempre in contatto con le comunità locali. Nel piano superiore del Casale sorge comunque una sala museale, che ospita mostre d'interesse culturale e artistico ma sopratutto è allestita a scopo didattico per svolgere laboratori con i bambini. Il Mulab, Museo laboratorio, è stato aperto ed ha ospitato le scuole fino alla Pandemia covid 19. Nel MuLab, sempre aperto e visitabile, è presente una sezione dedicata agli attrezzi della civiltà contadina ed un’area destinata ai laboratori».

E sui giaridni: «Il Giardino del Principe ospita il Giardino dei Sensi opera di grande valore paesaggistico, culturale e ambientale, realizzato in collaborazione con la facoltà di Architettura della SUN, AIAB Campania, il Club UNESCO, la Federazione Italiana Superamento Handicap. Oltre al giardino dei sensi, il Giardino del Principe accoglie l'Ortaccio, 18 orti sociali condotti da pensionati del posto. Oggi gli orti sociali seguiti da Legambiente sono custoditi e manutenuti, con duplice beneficio per la comunità: si dà un servizio ai nonni ortolani e si garantisce un risparmio al Comune. Questi luoghi rappresentano i laboratori ideali per sperimentare nuovi approcci all'educazione ambientale e alla sostenibilità, ospitando gli alunni delle scuole che vogliono vivere un'esperienza diretta con l'ambiente, l'enogastronomia locale, le eccellenze dell'artigianato tradizionale, ma anche con la storia, l'arte e la cultura locale».

La scelta di estromettere il Terzo Settore dalla gestione di una parte del Casale di Teverolaccio rischia di vanificare il lavoro fatto fino ad oggi da Legambiente, Terra Felix e altri soggetti associativi, per il recupero e la valorizzazione del bene, interrompendo quel processo virtuoso di inclusione sociale che lo ha portato a divenire simbolo della buona economia in terra di camorra.

«Sia chiara una cosa: il Comune può ridare in affidamento il bene ad altre Associazioni o persone, l’importante è che siano realtà del Terzo settore che possano garantire la valorizzazione e la tutela del bene, in coerenza con quanto è stato fatto in questi dieci anni», dice Francesco Pascale. «Parliamo di un bene comune e non confiscato, è giusto metterlo in evidenza: nessuno intende confondere le acque o accampare diritti. Ma riteniamo che il lavoro svolto sinora abbia prodotto dei risultati tangibili dal punto di vista sociale ed economico, ci dispiacerebbe vedere affidato quel bene – che un tempo era una discarica, va sottolineato – a un operatore della ristorazione che avrebbe finalità differenti dalle nostre».

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