Blazic e Brandolin Cormons apicultura
Vita inchieste

Anna, Michele e il Collio amico delle api

13 Aprile Apr 2022 1637 13 aprile 2022
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Dopo inquinamenti da diserbanti che avevano portato alla moria degli insetti, a inchieste e a risarcimenti, a Cormons apicoltori e viticoltori costruiscono una convivenza possibile. Il Progetto Enobee, le arnie arrivano fra i filari, dove i pronubi evitano il marciume degli acini

Chi passeggi nelle vigne sopra Cormons, paese situato nel Collio, area del Friuli-Venezia Giulia vocata alla produzione di vini, da qualche anno può imbattersi in alcune coloratissime arnie, da cui prendono il volo delle api che ronzano tra i filari. Si tratta degli apiari del Progetto Enobee, promosso dall’azienda Enomarket della goriziana Mariagrazia De Belli e ideato dall’apicoltrice trentenne Anna Brandolin, dipendente dell’impresa.

L’iniziativa, partita nel 2017, prevede l’utilizzo degli insetti impollinatori collocati all’interno dei vigneti per il monitoraggio della salute del territorio, attraverso l’analisi delle tracce di inquinanti nei prodotti e il controllo delle morie. "Gli apicoltori", racconta Brandolin, "sono ancora molto preoccupati dall’agricoltura in generale, temono l’utilizzo degli insetticidi e degli altri prodotti chimici. Con questo progetto vogliamo mostrare che una sinergia tra i due mondi è possibile".

La convivenza tra agricoltura e apicoltura, infatti, non è sempre semplice. In provincia di Udine, a poco più di 20 chilometri di distanza da Cormons, la vice procuratrice Viviana Del Tedesco, nel 2018, ha condotto un’indagine per disastro ambientale su 38 produttori di mais, accusati di utilizzare neonicotinoidi – una classe di insetticidi estremamente pericolosa per gli impollinatori e vietata dall’Unione Europea – in quantità che avevano causato la morte della maggior parte degli insetti presenti nelle arnie della zona. L’azione, conclusasi con un patteggiamento, ha portato al pagamento di un risarcimento di 31mila euro al Consorzio Apicoltori della Provincia di Udine; successivamente avrebbero dovuto esserci ulteriori indagini per le morie di pronubi, ma il caso è stato archiviato e si è concluso con un nulla di fatto.

Michele Blazic e Anna Brandolin

Vita/Veronica Rossi

Anche chi ha vigne, di solito, non viene guardato con simpatia da chi possiede degli alveari. "Ci siamo rese conto", dice De Belli, "che non c’era dialogo tra viticoltori e apicoltori. C’era bisogno di metterli in comunicazione, soprattutto per quanto riguarda le nuove generazioni, che si stanno affacciando a questi mestieri con idee ed energie rinnovate". Per questo motivo la donna e la sua collaboratrice hanno deciso di rivolgersi ai produttori di vino – alcuni di loro già clienti di Enomarket – per il progetto, con due tipi di proposte. La prima consiste nell’ospitare a titolo gratuito alcune arnie nei propri terreni, mentre la seconda permette all’azienda vitivinicola – dopo il pagamento di una quota di partecipazione – di diventare essa stessa produttrice di miele, lavorato conto terzi nel contesto di Enobee. Le aziende coinvolte, al momento, sono più di trenta, non solo nel Friuli Orientale. "Stiamo iniziando a coinvolgere anche l’area di Conegliano", dice infatti De Belli.

"Quando Anna mi ha proposto di prendere parte a questa iniziativa", racconta Michele Blazic, presidente dell’enoteca di Cormons e primo viticoltore entrato a far parte del progetto, "ho accettato con entusiasmo. La nostra realtà, nata da mio bisnonno nel 1930, è certificata biologica. Quale maniera migliore di questa per vedere concretamente gli effetti positivi sul territorio del nostro modo di lavorare, rispettoso dell’ambiente e della biodiversità?".

Le api, infatti, sono molto sensibili agli inquinanti e possono restituire una fotografia completa dello stato di salute dell’area in cui sono inserite. "Una volta", continua il viticoltore. "in una vigna vicino alla nostra sono stati fatti dei trattamenti: le analisi degli apiari hanno subito mostrato delle anomalie".

L’utilizzo di sostanze chimiche – soprattutto gli insetticidi – può essere estremamente dannoso per le api; per questo sarebbe preferibile, in viticoltura come in altre pratiche agricole, l’utilizzo di una modalità di coltivazione più naturale possibile, come il sovescio, che consiste nella semina di particolari piante allo scopo di mantenere o aumentare la fertilità del terreno. Per raggiungere questo obiettivo si possono utilizzare alcune colture "amiche delle api", attraenti per gli insetti impollinatori.

Nel contesto della Nuova politica agricola comune, che sarà in vigore dal 2023 al 2027, l’uso di dedicare alcune sezioni dei terreni agricoli a coltivazioni ricche di nettare potrebbe diventare molto più comune di quanto non sia ora. Uno degli eco-schemi proposti dall’Italia, infatti, prevede che i contadini dedichino almeno il 7% della loro superficie a questo tipo di vegetali. "Si tratta di un provvedimento innovativo", spiega Alberto Contessi, presidente dell’Osservatorio nazionale miele, organismo di supporto apistico che ha lavorato con il ministero dell’Ambiente su questa tematica, "perché parte dei fondi destinati all’agricoltura saranno utilizzati per premiare pratiche rispettose dell’ambiente e della biodiversità".

L’Osservatorio aveva anche avanzato la proposta di inserire nell’eco-schema la riduzione dell’utilizzo dei prodotti fitosanitari, prevedendo l’impegno da parte degli agricoltori a non fare i trattamenti durante la fioritura o, almeno, a farli nelle ore in cui le api non volano più. "Abbiamo intrattenuto un lungo dialogo con il Ministero", dice Contessi. "Alla fine il nostro suggerimento sugli antiparassitari non è entrato nel testo inviato a Bruxelles, ma penso sia comunque compreso all’interno dell’eco-schema sui fitofarmaci".

Le aziende che entrano a far parte del progetto Enobee sono scelte anche in base alla loro volontà di impegnarsi nella limitazione dei trattamenti nocivi. "Se devo utilizzare per forza qualche sostanza che potrebbe risultare dannosa per i pronubi", racconta Blazic, "lo faccio di sera o di notte, quando le api non volano più".

Se è vero che la maggior parte delle viti non vengono impollinate dagli insetti ma dall’azione del vento, avere delle arnie vicine ai filari ha comunque moltissime ricadute positive per i produttori di vino. "Le api non hanno la capacità di rompere gli acini, che invece hanno le vespe", spiega l’apicoltrice Brandolin, "vanno a succhiare solo quelli già rotti, per esempio dalla grandine o da altri animali. In questo modo, grazie al propoli e all’acqua ossigenata presente all’interno del loro apparato boccale, riescono a cicatrizzare e a sanificare l’uva". Evitare il marciume nei grappoli è fondamentale per la riuscita di un buon vino; meno acini danneggiati arrivano in cantina, meno sostanze dovranno essere aggiunte per evitare il deterioramento del prodotto.

"I viticoltori hanno anche un ritorno positivo in termini di immagine", continua Brandolin.

"Quale modo più diretto per mostrare ai visitatori di star lavorando nel rispetto dell’ambiente che avere delle arnie tra i filari? Le api non possono stare in un terreno inquinato". Il Collio, con i suoi pendii coperti di vigne, è un luogo fondamentale per il turismo in Friuli-Venezia Giulia, dove convergono ogni anno moltissimi visitatori per fare lunghe passeggiate panoramiche immersi nella natura. E con gli apiari, l’impatto visivo di queste zone non può che aumentare.

"Insieme al sindaco uscente", racconta De Belli, "stiamo lavorando per far diventare Cormons 'Comune amico delle api', perché ne ha tutti i requisiti". Essere Comune amico delle api significa aderire a una rete di Enti locali virtuosi nella tutela degli insetti impollinatori, impegnati nello sviluppo sostenibile del territorio. Il rispetto dell’ambiente passa anche attraverso la promozione della biodiversità. Per questo motivo le api di Enobee appartengono tutte a una specie autoctona, la mellifera carnica. Ci sono degli insetti alieni che produrrebbero più miele; lo scopo del progetto, però, non è massimizzare il profitto, ma creare una sinergia tra apicoltori e viticoltori in un ambiente sano.

Il successo del progetto sta spingendo le sue promotrici a fare ulteriori passi avanti. "Il mio sogno", conclude Brandolin, "è iniziare qua nel mio paese un’attività di apiterapia, una pratica di cura e di benessere attraverso le api e i loro prodotti".

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