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Biennale

Venezia al centro di un progetto mondiale sui diritti umani

22 Aprile Apr 2022 1709 22 aprile 2022
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Al via il 24 aprile, in concomitanza con la 59a Biennale, il primo Cosmocafe post pandemia: conversazioni intorno a un tavolo tra persone interessate a diritti umani e arte, che si tengono in tutto il mondo. I Cosmocafe fanno parte del progetto del Padiglione dei Diritti Umani, ideato dall’artista belga Koen Vanmechelen, in collaborazione con partner internazionali

«Invitiamo pensatori e sognatori, visionari e realisti a sedere allo stesso tavolo e a condividere la loro visione del futuro, dei diritti umani, e delle responsabilità in gioco», così l'artista belga Koen Vanmechelen spiega l'iniziativa dei Cosmocafe, conversazioni che si sviluppano attraverso un tour mondiale, che ha coinvolto finora molti Paesi in quasi tutti i continenti, dal Cile al Sudafrica, al Messico, all’Australia, agli Stati Uniti...

Per il primo Cosmocafe dopo la pandemia è stata scelta la città di Venezia: si tiene il 24 aprile, in contemporanea con l’apertura della 59esima Biennale, al Monastero di San Nicolò, Lido di Venezia, sede di Global Campus of Human Rights. Quest'ultima è una rete di più di 100 università a livello internazionale, leader mondiale per l’educazione in materia di diritti umani.

Il tema della conversazione al Monastero di San Nicolò del Lido di Venezia è Homo Faber, cioè l’uomo come artefice del suo destino e ambiente. Parteciperanno alla conversazione: Akosua Adoma Owusu (regista), Alessandro Lenzi (autore e regista), Carlo Giordanetti (direttore creativo e CEO di Swatch Art Peace Hotel), Chido Govera (coltivatore di funghi, educatore e imprenditore), Manfred Nowak (Segretario generale di Global Campus of Human Rights), Rana Dasgupta (scrittrice e saggista), Xiaolu Guo (scrittrice, saggista e regista) e Koen Vanmechelen.

Lo scopo finale dei Cosmocafe è realizzare un Padiglione dei diritti umani (Human Rights Pavilion), un'opera transnazionale, per promuovere i diritti umani attraverso l’arte. Questo progetto è realizzato da Koen Vanmechelen in collaborazione con Global Campus of Human Rights, Fondazione Berengo e MOUTH Foundation.

Koen Vanmechelen ha parlato del progetto dei Cosmocafe e di Human Rights Pavilion durante una Conversazione sugli sviluppi del Padiglione dei Diritti Umani, organizzata a Venezia da Global Campus of Human Rights.

La conversazione, che si è tenuta online, ha visto la partecipazione di Gianluca Costantini, artista e attivista, noto per le sue opere di graphic journalism, che ha realizzato delle illustrazioni dal vivo.

Collective Memory, la scultura di Koen Vanmechelen simbolo del progetto del Padiglione dei diritti umani. ©Gianluca Costantini

«L’idea dei Cosmocafe viene da un vero Cosmocafe che ho creato nella città in cui sono nato, Sint-Truiden, in Belgio. Se si pensa alla storia dei caffè, e in particolare a quelli di Parigi, dove tutti gli artisti, i filosofi, gli imprenditori sociali si riunivano per pensare a un nuovo futuro, e fare emergere idee diverse, questo progetto ha molto senso», riflette Koen Vanmechelen.

«Quando abbiamo iniziato a lavorare con il Global Campus of Human Rights, Manfred Nowak, segretario generale dell’istituzione, mi ha invitato a creare un simbolo dei diritti umani, e ho fatto una scultura che si trova nel cortile dell’istituzione veneziana», spiega Vanmechelen. «È un bambino con uno sguardo maturo, che guarda in modo molto diretto verso il futuro ed è seduto sui volumi della Convenzione per i Diritti del Bambino e su tutti gli altri più importanti trattati sui diritti umani». «Abbiamo poi iniziato un tour mondiale, e in ogni Paese abbiamo organizzato i Cosmocafe. Queste conversazioni nel mondo sono la base del Padiglione dei diritti umani, che vogliamo realizzare a Venezia in collaborazione con i nostri partner».

L’artista è stato presente agli Uffizi con una mostra, aperta fino al 20 marzo, che si compone di 30 sculture, “creature fantastiche”, disseminate tra i capolavori del museo. Ora queste sculture sono presentate a Venezia in una personale dal titolo Burning falls.

Koen Vanmechelen. ©Gianluca Costantini

Manfred Nowak, segretario generale di Global Campus of Human Rights, ha affermato che «è necessario che l’arte e i diritti umani collaborino in modo molto più stretto, perché l'arte ha bisogno dei diritti umani e gli stessi artisti come difensori dei diritti umani sono sempre più in pericolo e hanno bisogno della libertà dell’arte, della nostra protezione e delle possibilità che abbiamo per quanto riguarda i diritti umani nel mondo, grazie all’Onu e ad altre organizzazioni».

«D’altra parte i diritti umani hanno bisogno dell’arte», afferma Manfred Nowak. «Gli artisti hanno molte più possibilità di diffondere il messaggio dei diritti umani nel mondo, questo è il motivo per cui facciamo così tante attività diverse, come la Summer school su cinema e diritti umani. Presto pubblicheremo il primo libro al mondo su musica e diritti umani, e lo lanceremo a luglio in una grande conferenza organizzata insieme al Parlamento europeo, sullo stato globale dei diritti umani (la prima conferenza di alto livello sullo stato globale dei diritti umani, organizzata dall'Europarlamento e dal Global Campus of Human Rights, si è tenuta a luglio 2021) e ci sarà un concerto della Human Rights Orchestra alla Fenice, dove mostreremo la forza della musica come veicolo per comunicare i diritti umani».

Manfred Nowak, segretario generale di Global Campus of Human Rights. ©Gianluca Costantini

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