Emergenze

Un prete e un medico alleati contro la guerra sporca di Duterte

13 Giugno Giu 2022 1233 13 giugno 2022

Nelle Filippine dal 1 luglio del 2016 è in corso una guerra letale, ma non dichiarata, contro la droga da parte del presidente populista che, il prossimo 30 giugno, lascerà le redini del potere al figlio dell'ex dittatore Marcos e a sua figlia Sara. Padre Flavie Villanueva e la medico forense Raquel Fortun hanno presentato la prima indagine indipendente che dimostra come questa conflitto strisciante abbia fatto tra i poveri migliaia di vittime innocenti. Morti registrate come polmoniti e infarti quando, invece, sono stati omicidi. La Corte Penale Internazionale indaga, Amnesty International denuncia con le ong che difendono i diritti umani

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Nelle Filippine dal 1 luglio del 2016 è in corso una guerra letale, ma non dichiarata, contro la droga da parte del presidente populista che, il prossimo 30 giugno, lascerà le redini del potere al figlio dell'ex dittatore Marcos e a sua figlia Sara. Padre Flavie Villanueva e la medico forense Raquel Fortun hanno presentato la prima indagine indipendente che dimostra come questa conflitto strisciante abbia fatto tra i poveri migliaia di vittime innocenti. Morti registrate come polmoniti e infarti quando, invece, sono stati omicidi. La Corte Penale Internazionale indaga, Amnesty International denuncia con le ong che difendono i diritti umani

È un’alleanza improbabile ma che sta dando ottimi frutti per il recupero della dignità delle famiglie dei più poveri nelle Filippine quella tra il prete cattolico Flavie Villanueva e la medico forense Raquel Fortun, molto nota per essere stata consulente in molti casi criminali di alto profilo nell’arcipelago asiatico.

Il 53enne Padre Villanueva, più volte minacciato dal regime di Manila, ha incontrato la Fortun lo scorso anno, in occasione di un forum sulle esecuzioni extragiudiziali di giovani durante la guerra alla droga dichiarata da Rodrigo Duterte nel 2016, quando si è insediato alla presidenza delle Filippine. Una strage che è costata la vita a un numero di persone imprecisato ma, di certo, molto superiore alle 6.248 vittime riconosciute dal governo del presidente populista che, il prossimo 30 giugno, lascerà il potere a Ferdinand Marcos, figlio dell’omonimo ex dittatore rovesciato dalla “rivoluzione dei rosari”. La stima delle ong per i diritti umani è che tra il luglio del 2016, quando Duterte assunse la presidenza, ed il marzo del 2019 siano state uccise tra le 27.000 e le 30.000 persone.

I gruppi per i diritti umani sostengono che la polizia filippina e i vigilantes sotto la sua direzione hanno ucciso su larga scala sospetti disarmati e senza droga e, per questo, la Corte penale internazionale ha avviato un'indagine su presunti crimini contro l’umanità. Il portavoce di Duterte ha dichiarato che il suo governo "non collaborerà" con l'indagine del tribunale dell'Aja, affermando che è "giuridicamente errata e politicamente motivata” e facendo leva sul fatto che Manila non ha firmato lo statuto di Roma che lo ha istituito.

Tossicodipendente lui stesso dall'età di 15 anni e ora riabilitato, padre Villanueva da sempre aiuta le famiglie delle vittime nell'ambito di diversi programmi di assistenza ai più poveri tra i poveri nelle baraccopoli delle Filippine. Per aiutare le famiglie delle vittime della "sporca guerra" alla droga, padre Villanueva organizza corsi di teatro in cui i loro traumi vengono rappresentati e resi visibili. Quando nel 2016 Duterte aveva appena vinto le elezioni presidenziali sulla base della promessa di porre fine al problema della droga e aveva incoraggiato i cittadini e la polizia a "liquidare" gli spacciatori, il prete aveva appena aperto il Centro Arnold Jansen Kalinga di Manila per aiutare i tossicodipendenti. Da allora, ogni giorno, decine di drogati e mendicanti passano da lì per mangiare e lavarsi prima di tornare in strada, dove molti rischiano una morte certa a causa della spietata e cieca repressione del governo contro la droga. In sei anni, padre Flavie ha fornito assistenza psicologica, burocratica e finanziaria a circa 300 famiglie, poiché a volte gli assassinati erano genitori che lasciavano i loro figli orfani e senza risorse. L'alleanza tra il prete e la medico legale è nata dalla sinistra scoperta che hanno fatto i parenti delle vittime. Dopo cinque anni di permanenza in una tomba, infatti, i corpi dei defunti nelle Filippine vengono sepolti in fosse comuni se le famiglie non pagano fino a mille euro per un loculo privato, una somma impossibile da pagare per i poveri di Manila.

Padre Flavie nell’ultimo anno ha così anticipato le scadenze dei contratti di locazione delle tombe, ha compilato un elenco delle date di morte e ha chiamato i cimiteri. Per le famiglie che accettano il suo aiuto, lui stesso supervisiona le esumazioni e invia poi i resti alla Fortun per esaminarli. La medico legale, che presiede il dipartimento di patologia presso il College of Medicine dell'UP Manila, lo scorso aprile ha presentato con il prete l'unica indagine indipendente che sinora è riuscita a fare luce sull'oscura e sanguinosa guerra alla droga nelle Filippine. Dal suo rapporto è emersa l'esistenza di falsi certificati medici per coprire le uccisioni e le esecuzioni di giovani che non avevano nulla a che fare con la droga. L'analisi della Fortun dei resti riesumati ha mostrato che almeno 32 dei 46 sono morti per ferite da arma da fuoco e, almeno 24 di loro sono stati colpiti alla nuca. Di questi i certificati di morte di 7 erano però per polmonite e ipertensione. A volte la Fortun teme che il suo lavoro possa farla uccidere: "Sì, ho paura di fare la stessa fine dei miei casi", ha scritto di recente sul suo account Twitter. La Fortun e padre Flavie vorrebbero fare esaminare i resti delle vittime da squadre forensi straniere mentre tre famiglie di morti per droga hanno raccontato alla Reuters che l'anno scorso la polizia ha visitato le loro case, chiedendo se avessero intenzione di sporgere "denunce" non meglio specificate. Loro hanno risposto che non l'avrebbero fatto ma temono si sia trattato di un tentativo di intimidazione. Le scoperte della Fortun mettono ovviamente sul banco degli imputati la narrazione sulla guerra alla droga del governo, che continua ad offrire "ricompense" di 25.000 pesos filippini, pari a 450 euro, a chi segnala “importanti obiettivi da liquidare”. "Come si può fare una cosa del genere, soprattutto se si è cattolici?", si chiede arrabbiato padre Flavie, aggiungendo che "Duterte è stato molto abile nel creare un clima di paura con la droga. Inoltre, le persone vengono indottrinate sostenendo che è per il bene del Paese. Ma la verità è che molte persone vengono uccise senza interrogatorio né processi. È una tragedia che una società cattolica abbia perso la sua sensibilità fino al punto di non preoccuparsi per questi crimini".

Gran parte dei morti “liquidati" dal regime filippino sono concentrati in due baraccopoli della cintura metropolitana di Manila, Nabotas e Caloocan. Baracche di legno, pianerottoli di fango dove giocano bambini seminudi, polli e cani malnutriti, assenza di acqua corrente e ed elettricità che va e viene. "Se sei povero, vieni ucciso" è non a caso il titolo di un rapporto di Amnesty International sulla campagna antidroga di Duterte. Il 30 giugno prossimo sua figlia, Sara Duterte, si insedierà come vicepresidente di Marcos Jr e, dunque, è quasi impossibile che le cose cambino, a meno di una pressione internazionale molto forte. Che, purtroppo, al momento non si vede.

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