Fondazioni

Da Looking4 nuovi progetti per una cultura partecipata

23 Giugno Giu 2022 1111 23 giugno 2022

Tra la lectio magistralis di Dominique Meyer e un accorato appello all’amore per il sapere di Roberto Vecchioni, la terza tappa del percorso di Fondazione Cariplo per i trent’anni di attività ha vissuto a Brescia un’emozionante carrellata di esperienze rigenerative delle persone e dei territori attraverso diverse forme d’arte. L’atlante dei bisogni delle comunità di domani inizia a prendere forma

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Tra la lectio magistralis di Dominique Meyer e un accorato appello all’amore per il sapere di Roberto Vecchioni, la terza tappa del percorso di Fondazione Cariplo per i trent’anni di attività ha vissuto a Brescia un’emozionante carrellata di esperienze rigenerative delle persone e dei territori attraverso diverse forme d’arte. L’atlante dei bisogni delle comunità di domani inizia a prendere forma

«C’è uno stretto legame tra cultura e ripresa del Paese». Lo aveva detto un anno fa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunto a Brescia in una delle prime uscite pubbliche dopo la seconda ondata di Covid. Ieri, dal palco del Teatro Grande, queste parole hanno dato il via anche alla terza tappa di Looking4, il percorso partecipativo di Fondazione Cariplo per i trent’anni di attività. Un luogo più adatto forse non c’era per raccontare il titolo della giornata “Se la cultura viene da te”, dato che Brescia e Bergamo saranno insieme capitali italiane della cultura 2023.

Ascoltando quella che si è rivelata come una vera e propria lectio magistralis da parte di Dominique Meyer, soprintendente della Scala di Milano, è chiaro che la cultura può ambire ad essere strumento di ripartenza in quanto via maestra di inclusione, apertura (mentale, non solo dei «teatri più importanti del mondo») e innovazione.
«Questa apertura di realtà, prospettive e condizioni diventa il passaggio indispensabile nel frangente storico così tribolato e complicato che stiamo attraversando – commenta Franco Verdi, Commissario della Fondazione per la città di Cremona – e la varietà dei linguaggi usati nelle testimonianze ascoltate oggi, con diversità di approcci e sollecitazioni empatiche, colorate e vivaci ci restituisce ragioni fondate di ottimismo». Non vuol dire chiudere gli occhi di fronte a un mondo difficile, ma avere «le risorse e le condizioni per poter riprendere il cammino».

Sì, perché non tutto torna o è facile, ad esempio, quando si affronta lo spartiacque esistenziale della malattia, come ha raccontato Daniela Airoldi Bianchi, protagonista di una delle dodici esperienze presentate in mattinata: partita nei reparti di cura ospedalieri e poi “uscita” verso luoghi simbolo come il Parco Lambro o via Padova a Milano, con il progetto artistico-espressivo di medicina narrativa genera momenti di luce inattesi per molte persone malate e operatori sanitari.
A Riccardo Soriano, invece, è bastato farsi incuriosire da un post su Instagram per diventare protagonista di Fuori Fuoco, un interessante progetto comasco di giornalismo partecipativo. Ma anche dal restauro di uno stendardo creato 500 anni fa da Giovanni Battista Moroni possono nascere grandi cose. Così come dalla riqualificazione in chiave di servizi educativi (e dunque culturali) della Torre Cimabue nel quartiere San Polo, proprio a Brescia.

Il messaggio è chiaro: la cultura non è tale se non è partecipata, a patto, però, che questa partecipazione sia animata dall’amore: lo ha aggiunto in un appassionato collegamento il prof. Roberto Vecchioni, descrivendo la cultura in termini di resistenza, luogo dei perché, pienezza di sé e felicità. Tutti obiettivi altamente desiderabili, purché, si diceva, nessuno sia escluso da questa indomabile ricerca di senso. Il commento di Carlo Marchetti, Presidente Fondazione di Comunità Milano, è rivolto proprio a una concreta e possibile «fruizione di prossimità, intesa come un motore determinante di rigenerazione dei luoghi e delle relazioni del territorio, in modo particolare rispetto a ragazze e ragazzi adolescenti: occorre andare dove sono e ascoltarli». Così è nato il programma triennale Creatività Giovani che sfida le ragazze e i ragazzi a raccontare il presente: «I risultati sono entusiasmanti. Nel mese di maggio si sono chiusi i concorsi “Figurarsi”, dedicato a fotografia, scrittura, arte visiva e videomaking, e il Premio Speciale Edoardo Kihlgren Opera Prima, focalizzato sulla scrittura. È emerso un travolgente desiderio di essere e raccontarsi per come si è, con orgoglio. Ora Fondazione di Comunità Milano lancia “Make Arts not War”, che promuove la realizzazione di opere collettive di arte pubblica sul tema della pace tra bambine e bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado». Ancora ragioni fondate di ottimismo per guardare al futuro, buon viatico per i tavoli di lavoro del pomeriggio nei quali è proseguita la raccolta di spunti per costruire quell’atlante partecipativo dei bisogni delle comunità di domani per cui il percorso Looking4 è stato pensato. Dopo tre tappe iniziano a emergere alcune linee di sviluppo interessanti: «Occorrerà lavorare per consolidare ulteriormente i progetti che vengono realizzati in ambito culturale, ma non solo, in termini di fruibilità, apertura alla cittadinanza e professionalizzazione delle competenze necessarie a sostenerli», ha spiegato Martino Troncatti, Commissario della Fondazione per Brescia.

Martedì 28 giugno, a Pavia, la quarta tappa su “Pane e ricerca”, farà tesoro delle immagini più suggestive di questa intensa giornata bresciana: la cultura come “rammendo” di ciò che esiste e la cultura come sinonimo di “coltivazione”, dove qualcuno, per non farlo inaridire, sceglie di gettare il seme nel buon terreno. Qui tutte le info per partecipare.

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