Finanza etica

Sostenibilità, le Pmi quotate iniziano a crederci

25 Luglio Lug 2022 0743 25 luglio 2022

Su 179 piccole e medie imprese italiane presenti sul segmento Euronext Growth Milan, quaranta rendicontano il loro impegno rispetto ai principi Esg. Anna Lambiase, ceo di Ir top consulting, ha avviato un osservatorio su questi aspetti: “Anche per questa categoria di aziende emerge la necessità di un approccio più integrato di rendicontazione che tenga conto delle performance economiche, sociali ed ambientali in un unico sistema di reporting”

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Borsa Italiana
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Su 179 piccole e medie imprese italiane presenti sul segmento Euronext Growth Milan, quaranta rendicontano il loro impegno rispetto ai principi Esg. Anna Lambiase, ceo di Ir top consulting, ha avviato un osservatorio su questi aspetti: “Anche per questa categoria di aziende emerge la necessità di un approccio più integrato di rendicontazione che tenga conto delle performance economiche, sociali ed ambientali in un unico sistema di reporting”

La sostenibilità si racconta e dà i numeri. Per dare visione e prospettiva ai principi ESG – Environmental, Social, Governance che, proprio della sostenibilità, sono ormai sinonimo in ambito finanziario. La terza edizione del convegno ESG Investor day, promosso dalla società di investimenti IR Top Consulting, ha offerto alcuni spunti interessanti con la presentazione di un database ESG che ha catalogato le iniziative incentrate sulla sostenibilità delle 179 società quotate sul segmento Euronext Growth Milan (ex Aim) di Borsa Italiana, dedicato alle piccole e medie imprese ad alto potenziale di crescita.

Il dato di partenza non è dei più confortanti: solo il 22% delle Pmi quotate Egm, poco più di una su cinque, rendiconta le sue attività di sostenibilità. Queste quaranta aziende capitalizzano però 3,2 miliardi di euro, pari a circa il 30% del mercato di Borsa Italiana. A fare da contraltare al numero esiguo, inoltre, la costante crescita (+54% rispetto al 2020) delle aziende che si sta dotando di uno strumento dedicato di rendicontazione.

Anna Lambiase, Ceo e founder di IR Top Consulting, spiega così questo trend, comunque in crescita: “L’analisi dei profili ESG delle società quotate ha delineato la necessità da parte delle Pmi di adottare un approccio più integrato di rendicontazione che tenga conto delle performance economiche, sociali ed ambientali in un unico sistema di reporting, volto a monitorare come l’organizzazione crei e mantenga valore nel breve, medio e lungo termine per se stessa e per i propri stakeholder”. È altrettanto evidente, però, ha osservato ancora Lambiase che, sempre sulla base dell’analisi delle aziende quotate sul segmento Egm di Borsa Italiana “in termini di rendicontazione Esg, le società hanno ancora ampi margini di miglioramento”.

Dai dati dell’osservatorio emerge che le società orientate ai principi Esg appartengono principalmente al settore dei servizi tecnologici (30%), seguito dai settori commerciale (13%) e manifatturiero (10%). La regione più rappresentata è la Lombardia (50%), seguita da Lazio (13%), Emilia-Romagna, Veneto e Campania (8%). Ma quale tipo di rendicondazione scelgono queste aziende? Per il 64% delle imprese che pubblicano un documento di carattere non finanziario, questo coincide con un Bilancio o Report di Sostenibilità. Tuttavia, il 10% di Pmi oggetto dell’indagine pubblica una Relazione d’Impatto in virtù del proprio status di società benefit e/o B-corp, mentre il 14% adotta la Dichiarazione non finanziaria (che fa riferimento all’ex decreto legislativo 254/2016).

Interessante è anche l’analisi sulla durata dell’impegno sostenibile: il 62% delle società quotate al segmento Egm che redige un documento Esg dichiara un’esperienza almeno biennale nella rendicontazione di sostenibilità, avendo pubblicato la prima edizione del documento nel 2020 o precedentemente. Un dato in miglioramento del 31% se comparato all’esercizio 2020. Ma qual è il principio più diffuso tra quello ambientale, sociale e di governance? Come prevedibile, a fare la parte del leone è ancora la tematica ambientale, che risulta presente all'interno del proprio documento di sostenibilità nell'87% dei casi; la percentuale scende notevolmente passando agli aspetti di governance (41%) e sociali (29%).

Un ulteriore aspetto di analisi ha riguardato l'adozione degli obiettivi di sviluppo sostenibile definiti dall'Agenda dell’Onu (Sdg). Il 60% (erano il 46% nel 2020) delle aziende del campione ha preso in considerazione l'impatto che la propria attività ha sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, dato in netto miglioramento rispetto all’esercizio 2020 quando il 54% dichiarava di non adottare politiche SDGs (38% nel 2021). Fra le aziende che aderiscono agli obiettivi delle Nazioni Unite, il 55% definisce gli obiettivi di natura economica per incentivare una crescita inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti (obiettivo 8), mentre il 50% li collega al processo di definizione degli obiettivi di natura sociale per incentivare un'educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti (obiettivo 4). Infine, il 48% li correla alla necessità di adottare un approccio al consumo e una produzione più responsabile (obiettivo 12).

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