Foto San Giovanni A Teduccio Wikipedia Jorit Maradona
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Napoli, la scuola si fa anche in cucina

10 Settembre Set 2022 0900 10 settembre 2022
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Nella periferia est della città è nato all’interno del Cubo - Cantiere Urbano Beni Comuni, gestito da Maestri di Strada, un corso professionale di cucina. «Ad oggi sono 15 i ragazzi, almeno la metà già da diversi anni in drop out, a partecipare alle lezioni», dice Cesare Moreno, presidente dell’associazione. «L’accordo con la scuola è che i ragazzi possano frequentare una parte delle ore del percorso scolastico nella nostra cucina al CUBO e una parte in classe»

Forse adesso Marco sta smontando un motore rotto e poi - pezzo dopo pezzo - lo rimetterà insieme. Chissà se Veronica è riuscita a diventare una veterinaria e se Gaia ha aperto quel centro estetico che ha iniziato a desiderare solo quando, dopo tanti anni, finalmente le sono ritornati i sogni per la sua vita. E magari Giuseppe si è trasferito a Londra, sta imparando l’inglese, e lavora come aiuto chef in un ristorante della capitale.

É anche probabile che Marco, Gaia, Veronica e Giuseppe o tutti i Marco, Gaia, Veronica e Giuseppe che la scuola si perde per strada ora stiano facendo tutt’altro. Ma è proprio questo il punto: dimostrare ai ragazzi e le ragazze che altre opportunità esistono. Ed esistono anche quando dentro la scuola “tradizionale” non trovano il loro posto. Nel numero di Vita Magazine di settembre tutto dedicato alla scuola “Riportiamoli in classe” (scaricabile dallo store di Vita.it) raccontiamo di iniziative e progetti nuovi che provano a “riprendersi” i 100mila ragazzi che ogni anno abbandonano la scuola. Perché l’obiettivo è chiaro: qui serve una seconda opportunità.

Siamo a Napoli, precisamente nella periferia est della città: Ponticelli, Barra, San Giovanni a Teduccio. Qui è dove si registrano gli indici più alti di dispersione scolastica e criminalità organizzata in Italia. Ma questo è anche il quartiere dove è nata una delle esperienze più innovative di tutto il Paese. A pensarla l’associazione Maestri di Strada, molto di più di una realtà non profit, ma un vero presidio umano, sociale ed educativo della zona.

«Lavoriamo in un contesto che non è facile, una zona di profondo degrado e di e criminalità diffusa, un campo di battaglia permanente», racconta Cesare Moreno, presidente dell’associaizone. «E la pandemia è stato un ulteriore elemento di fragilità. Come associazione da sempre proviamo a sperimentare una pedagogia della ricerca. La nostra idea è molto semplice: stabilire se le attività che di solito sono affidate alle associazioni come i laboratori di teatro, arte, musica, sport, o ancora la lavorazione degli orti urbani, solo per citare qualche esempio, sono attività curricolari o extracurricolari. L’atteggiamento sbagliato della scuola è stato quello di averle considerate come attività “ricreative”. La lezione scolastica non può essere connessa “alla sofferenza” ma deve legarsi alla significazione e al piacere. O la scuola capisce che queste attività creative sono il nuovo modo di fare scuola o non ha speranza».

Da qualche mese l’associazione ha avviato le attività de il “Cubo- Cantiere Urbano Beni comuni", un luogo pieno di aule tematiche dalla tecnologia alla musica, dall’arte alla scienza. «Il cubo non è una scuola, ma è una struttura educativa che raggruppa 20 scuole della sesta municipalità di Napoli e 35 associazioni». Per ogni tre scuole c’è “un gruppo di sapere”, uno spazio aperto ad insegnati ed educatori per co-progettare insieme. Ad ogni gruppo partecipa uno psicologo dell’associaizone che lavora a tempo pieno per le scuole.

L’idea di Maestri di Strada è quella di «coinvolgere», spiega Moreno, «i ragazzi che hanno perso motivazioni non solo sulla scuola ma anche a vivere una vita sociale decente». L’ultimo progetto nato dalla loro esperienza è il Percorso Integrato Sperimentale di Formazione Professionale tra Scuola e Territorio, finanziato dalla Fondazione Peppino Vismara, in collaborazione anche con la Cooperativa Il Millepiedi.

«ll gruppo di giovani che partecipa al progetto è estremamente eterogeneo. Dopo uno screening iniziale, l’inserimento è stato graduale e ha coinvolto in un corso professionale di cucina 15 ragazzi, dell’istituto alberghiero Cavalcanti, che ci sono stati indicati dai servizi sociali Territoriali. La maggior parte di loro già in drop out da diversi anni. Prima di iniziare abbiamo organizzato incontri con le istituzioni (Scolastiche e dei Servizi sociali territoriali) e con le famiglie per formulare e firmare il patto educativo. L’accordo con la scuola è che i ragazzi possano frequentare una parte delle ore del percorso scolastico nella nostra cucina al CUBO e una parte in classe. Abbiamo iniziato la scorsa primavera, dei 15 nessuno ha abbandonato. Ma l'obiettivo dell'inziativa è duplice: da un lato offriamo una formazione professioanle; dall'altro attiviamo un percorso per avviare una cooperativa sociale».

I percorsi classici della scuola e della formazione professionale non solo non sono integrati ma spesso non intercettano i bisogni estremi di qualificazione dei giovani. E quindi è importante spingere nella direzione di una sperimentazione che sappia personalizzare i percorsi e i possibili approdi «e il risultato di questa prima sperimentazione», spiega Moreno, «si devono ricondurre alla collaborazione che si è sviluppata, nel corso dei mesi, con le scuole del territorio e con i Servizi Sociali Territoriali che hanno riconosciuto il lavoro svolto e hanno supportato le attività attivando anche momenti di confronto e di valutazione dei percorsi individuali dei diversi giovani».

Certo l’idea è quella di allargare l’esperienza: «Un corso professionale per 20 allievi costa 100mila euro all’anno», dice Moreno. «Ma è su queste iniziative che bisogna investire, qui manca completamente - dopo la scuola media - un’offerta formativa professionale. Il desiderio è quello di attivare, insieme ad altri corsi di cucina, anche corsi di parrucchiere, estetista, meccanica: sono i giovani del territorio a chiederceli».

Nel magazine di VITA di settembre abbiamo raccontato delle tante organizzazioni sui territori che si sono già messe accanto alla scuola, al servizio dei ragazzi, per realizzare una scuola differente. Tra loro - insieme all'esperienza del CUBO con Maestri di Strada - c'è il racconto della SCUOLA DELLA SECONDA OPPORTUNITÀ della Fondazione Il Sicomoro per l’istruzione, e ancora quello de LA SCUOLA BOTTEGA della Cooperativa sociale La Strada; il DON MILANI 2: RAGAZZI FUORISERIE della Fondazione Exodus; SENTIERI, PONTI E PASSERELLE PER IL DIRITTO ALLA CRESCITA E ALLO STUDIO dell'Associazione Quartieri Spagnoli e A SCUOLA PER MARE, dell'associaizone I Tetragonauti Onlus.

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