Lorenzo Maria Alvaro

BattitiPerMinuto

Un poster alla volta siamo senza passato

3 Agosto Ago 2017 1224 03 agosto 2017
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Nella mia camera di ragazzo, in un sottotetto milanese, oltre alla confusione, ad un pc assemblato con cui scaricavo qualunque cosa e al portacenere sempre pieno c’erano diversi poster. Quella camera adesso è di mio fratello Andrea. Ma alcuni di quesi poster sono ancora lì, dagli anni ’90.

La porta del bagno della mia adolescenza

A tanti anni di distanza, in questi gironi di caldo rovente di agosto, mi sono accorto che dei miei eroi appesi alle pareti non è rimasto quasi nessuno.

Sulla porta avevo infatti Kurt Cobain e Andrew Wood. Già scomparsi ai tempi. Sull’altro lato c’erano Chris Cornell e Staley Layne. Sulla porta del bagno Linkin Park e Fred Durst.

Nel giro di un mese su quelle pareti idealmente è rimasto solo il cantante del Limp Bizkit. Dopo il suicidio di Chris Cornell, il suo carissimo amico Chester Bennigton, voce dei Linkin Park ha deciso infatti di togliersi la vita.

Bennington, dopo aver cantato un meraviglioso Alleluja al funerale dell’amico, ha deciso di seguirne drammaticamente l’esempio proprio nel giorno del 53esimo compleanno di Chris.

«Dentro di me, sotto la superficie c'è qualcosa che preme. Consumando, confondendo. Temo che questa assenza di autocontrollo sia senza fine. Controllando, non mi sembra di ritrovare me stesso. Le mie pareti mi stanno intrappolando (senza fiducia e sono convinto che ci sia troppa pressione da sopportare). Mi sono già sentito così. Così insicuro», cantava Bennington in una delle sue canzoni più famose, che aveva anche condiviso con Cornell in alcuni concerti.

La cosa che fa più male non è perdere i compagni di una vita. Quelle voci che ti hanno sempre accompagnato. E neanche, di per sé, che un percorso come quello del grunge prima e del nu metal poi, sia finito in modo così drammatico e violento. Ma che, nonostante tutto, quella musica e quegli interpreti non riescano ad avere, ancora oggi, il rispetto e la considerazione che meritano.



Neanche dopo aver dimostrato coi fatti che la loro non era una posa ma l’espressione di un malessere reale, serio, vero.

Rileggete oggi i testi di questi gruppi e di queste voci. Vi sfido a non sentire i brividi sulla schiena. Quelli che sentivo io da ragazzino.