Riccardo Bonacina

La Puntina

Caro Giuseppe Conte, se le parole hanno un senso scarichi Di Maio

30 Agosto Ago 2019 1512 30 agosto 2019
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«I sistemi antiliberali e post-totalitari che strategia hanno? Quello di svuotare e umiliare le parole che ci rendono liberi. Con le nostre parole noi formiamo il mondo», lo ricordava Vaclav Havel in un libro uscito in Italia giusto 40 anni fa in Italia (novembre 1979), “Il potere dei senza potere”.

Possiamo dire oggi che lo svuotare e l’umiliare le parole è esercizio di ogni sistema di potere, tanto più se questi, come ci accade oggi, poggia su uno stato di eccitazione continua e sul brusio di fondo in cui le parole vengono non solo svuotate e umiliate, ma sottratte, strappate, rese irriconoscibili.

Per questo è importante ripartire, come insegnava il grande antropologo Arjun Appadurai, da una rinnovata «Scommessa sulle parole perché è lì si coltiva il senso».

Già in un articolo di poche settimane fa scrivevo che “le parole non descrivono il mondo ma lo creano”, lo “formano” come dice Havel, e questo è un tema fondamentale in questa delicata fase politica, occorre che chi ha assunto l’onere e gli onori di trovare una soluzione per il bene del Paese e dei suoi cittadini, non usi le parole a vanvera, ma le soppesi, le pronunci ascoltandone il senso e agisca di conseguenza.

Ora il presidente incaricato di formare il nuovo Governo, Giuseppe Conte, ha parlato di “Governo di novità”, di “nuovo progetto”, di una stagione “riformatrice” e “più giusta, più solidale, più inclusiva”. Ha addirittura parlato di “nuovo umanesimo”!

Ora, soprattutto se si arriva da un’esperienza così caratterizzata dal segno del rancore, della paura e dell’odio profuso a piene mani sugli ultimi e le persone più fragili come è stato il precedente Governo, occorre che le parole di cui sopra risuonino di qualche senso e l’unica via è fare scelte, gesti, assumere comportamenti completamente diversi da quelli praticati sino all’8 agosto, data nella quale Matteo Salvini ha aperto la crisi politica.

Per esempio, caro premier incaricato, scene come quelle riservate ai bambini della Mar Jonio sono intollerabili (vedi foto). Le ha viste? Non prova vergogna? Si attivi allora. Altrimenti altro che nuovo umanesimo! È forse questa “la ratio” del Decreto sicurezza che Luigi Di Maio stando alle ultime dichiarazioni “non vuol mettere in discussione”? E, per favore, cambi prospettiva rispetto a un tema così epocale come le migrazioni (interessante, per esempio, il suggerimento di Luigi Bobba, qui)

Occorre, caro premier incaricato, che si apra una nuova stagione rispetto a una delle principali ricchezze di questo Paese, il mondo del Terzo settore popolato da 336mila organizzazioni e da 5,5 milioni di volontari. In questi 15 mesi questo mondo è stato umiliato più volte, non sto a ricordarle quando, lo sa benissimo e vita.it è consultabile. Anche qui aspettiamo un gesto pronto e urgente. Un segno.

Infine caro premier incaricato, se le parole hanno un senso occorre cambiare uomini. Chieda a Luigi Di Maio, già collezionista di poltrone nel suo precedente Governo, di passare la mano. Lui al pari di Salvini è stato l’alfiere dell’odiosa campagna contro le organizzazioni non governative e l’inventore dell’ignobile espressione “Ong taxi del mare” è quello delle parole infami su Bibbiano e dei veleni su centinaia di famiglie e di ragazzi che praticano l’affido in questo Paese. Convinca Di Maio che anche in queste ore professa nostalgia per Salvini, a saltare il giro altrimenti nessuna ipotesi di novità sarà possibile per il prossimo governo. E lei sarà ricordato come un triste trasformista, l'ennesimo in questo PAese-

Fiducioso, suo Riccardo Bonacina