Riccardo Bonacina

La Puntina

Così Testori insegna ad amare questo frangente doloroso. Senza isterismi

13 Aprile Apr 2020 1521 13 aprile 2020
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In questi giorni, grazie alla cura intelligente e sempre viva con cui Casa Testori tiene viva la memoria del grande scrittore milanese, Giovanni Testori, mi è capitato di ri-sentire gli splendidi versi contenuti in I Promessi sposi alla prova, testo che Franco Parenti portò in scena nel 1984, detti da Laura Marinoni (nella foto). Anzi, non detti, neppure recitati, ma pronunciati come si trattasse di una dichiarazione d’amore a lungo trattenuta, pensata. E una dichiarazione d’amore, in effetti, è stata, per Giovanni Testori, una dichiarazione d’amore alla sua città. “Città crisma, città cesta, città porta e città ospedale” come è in queste tristi settimane. Ecco come ci regala i versi Testori Laura Marinoni

Rileggiamo: “Città questa? Città ancora? Città sì. Città crisma, città sigillo, città cesta, dove riposeremo un giorno la nostra stanca testa! Io ti saluto. Case, strade, piazze, asili, fabbriche mai finite, strade dalla peste circuite, città ospedale, oh vale sì, vale essere figli tuoi anche qui e ora. L’afa di morte sale, Ma tu, stranita, vuota, morta, città scorta, città porta, adoprati e accetta che sia questa prova il sì che veramente ti rinnova”.

Giovanni Testori

Un brano che colpisce non solo per le assonanze così spesso indagate in queste settimane tra la peste di manzoniana memoria e il Coronavirus da cui proviamo a difenderci, ma perché in quelle 73 parole credo possiamo scorgere quale sia il modo per attraversare questo frangente doloroso non inutilmente. Frangente pieno di lutti, di perdite di persone care e di reddito, per tanti se non per tutti. Quelle 73 parole ci indicano che dobbiamo smetterla con il pendolarismo isterico tra l’andrà tutto bene e tutto ritornerà come prima, e il fideismo nel dopo, “dopo si che cambierò tutto”.

Pendolarismo isterico di cui sembrano preda anche i decisori politici, sindaci, governatori, ministri che procedono ognuno per sé e tutti contro tutti, minando così il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Con le conferenze stampa che si rincorrono cos+ come si rincorrono troppi stupidi distinguo.

Testori ci suggerisce che il tema vero è il “durante”, è il chi siamo noi oggi, il tema vero è come stiamo vivendo questo frangente, se da figli o da fuggiaschi e traditori. Come figli di una città come Milano o come entità astratte che producono hashtag come #Milanononsiferma o #primanoi se si riparte.

Il 27 marzo scorso in un gesto che per le milioni di persone che l’hanno partecipato sarà difficile cancellare dalla memoria anche solo come potenza visiva, il Papa ha detto giustamente che: “Non è il tempo del tuo giudizio, Signore, ma del nostro giudizio, il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è” . Ma il frangente che stiamo attraversando, lo stiamo vivendo come prova, come crogiolo dentro cui separare ciò che vale ciò che è futile, ciò che è necessario da ciò che è inutile? Stiamo dicendo sì a questo tempo o siamo in modalità “pausa”, aspettando che passi la nottata?

Solo accettando la prova e dicendole sì, dice Testori, sarà possibile un rinnovamento, il rinascimento da tante parti invocato. Solo amando questo frangente, lo riusciremo ad attraversare utilmente per noi e per tutti.