Il caso

Mary Stuart, quando l’esibizionismo aiuta gli altri

29 Ottobre Ott 2015 1546 29 ottobre 2015
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Fotografa e modella è diventata protagonista su Instagram e Facebook con il progetto “Tette e Cibo”. Una raccolta di foto che ritraggono pietanze sempre accompagnate dal proprio generoso décolleté. Ma non c’è solo autocelebrazione. «Sto collaborando con Lilt per raccogliere fondi sulla ricerca. Il mio è un modo divertente per sensibilizzare le ragazze sul tumore al seno».

«Ti piacciono le tette? Ti piace magnà? Sei nel posto giusto». Più chiaro di così non poteva essere la spiegazione di cosa sia “Tette e cibo”. Lo spazio (su Facebook e Instagram) di Mary Stuart, fotografa e modella romana, che ha lanciato, diventando un caso sui social, le sue foto «di quello che mangio dal mio tettuto punto di vista». La ricetta è semplice: un piatto diverso ogni giorno, accompagnato dal proprio generoso décolleté, ogni giorno con una lingerie diversa. «Il racconto visivo di ciò che mangia una ragazza che di lavoro fa la fotografa. Non sono una cuoca, cucino per me, per le persone che amo e perchè mi piace farlo. Non sono maggiorata, non impiatto in maniera artistica: cucino e amo mangiare». Il gioco online si è poi trasformato in una collaborazione con la Lilt – Lega italiana per la lotta contro i tumori che darà vita ad un ricettario per fare fundraising. L’ennesimo fenomeno autocelebrativo, fine a sé stesso e un po’ greve, con tutti gli ingredienti per sfondare in rete? Un giochino della serie “ti piace vincere facile”? Una scorciatoia per procurarsi visibilità senza sforzo? Per capirlo abbiamo parlato proprio con la protagonista degli scatti.

Dietro Mary Stuart chi c’è?
Sono una normale ragazza di 30 anni romana.

Prima di diventare “Tette e Cibo” cosa ha fatto?
Il mio percorso di studi è stato molto classico fino all’università. Lì mi sono un po’ incartata per tanti motivi. Avevo cominciato Giurisprudenza, soprattutto perché pensavo di poter non frequentare le lezioni e studiare per i fatti miei. Non era così e ho deciso di passare ad Architettura, perché mi dava l’idea di essere un percorso più artistico e a me più congeniale. Anche in questo caso non è andata bene. Contestualmente ho sempre fatto sia la modella, sfilando anche per Armani, che la fotomodella.

E le fotografie come entrano a far parte della sua vita?
Ad un certo punto ho cominciato a soffrire di attacchi di panico. Tra le cose che mi sono state consigliate come aiuto per contrastare il panico c’era la fotografia. Così mia mamma per aiutarmi mi regalò una macchina fotografica. È saltato fuori che avevo talento. Ho cominciato a farne una professione e il mio passato nella moda mi ha portato a fare book per attori e modelle.

Come è passata dai book a “Tette e cibo”?
Un percorso molto lungo e tortuoso. Ad un certo punto della mia vita ho dovuto smettere di fare foto per problemi di salute. Mi sono rotta un ginocchio, e siccome ero minorenne non potevo operarlo. Così sono rimasta zoppa per anni. In più ho scoperto di avere l’ovaio micropolicistico. Una sindrome che porta ad avere disfunzioni ormonali. Non si ovula normalmente e tutti gli ovuli che rimangono nelle ovaie diventano cisti dando anche il rischio tumorale. In più si ingrassa. In due anni presi 30 chili. Arrivai a pesare 85 chili, che per una alta 1.73 come me, è tantissimo. Non sapevo di avere questa sindrome e quindi quei due anni di stravolgimento fisico e di invalidità alla gamba mi portarono ad odiarmi. Mi vedevo orrenda, non mi spogliavo e per accettare un appuntamento o anche solo per parlare con un uomo dovevo bere. E la depressione saliva.

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Come ne è uscita?
Mi sono detta che dovevo darci un taglio. Sono andata a farmi curare, mi sono fatta mettere a posto il ginocchio. Dopo di che dieta ferrea e tanto sport. E chiaramente, da quando ho scoperto la sindrome, sono sotto terapia farmacologica.

È tornata quella di prima…
No, diciamo che sono dimagrita. Ma non sono più quella di prima. Il regalo che tutto questo mi ha lasciato è un seno importante. Ma sono tornata a piacermi. E quindi sono tornata a guardarmi e a spogliarmi. È per questo che col tempo mi sono buttata un po’ nell’esibizionismo social. Avevo e ho l’esigenza di farmi vedere, di dimostrare che mi piaccio. È una cosa comune. Spesso mi capita di lavorar con ragazze che hanno avuto problemi di salute e che si fanno book, un po’ sexy, per tornare ad affermare la propria bellezza. È importante.

Quindi anche il cibo, che ritrae nelle tue foto, ha un significato profondo?
Certo, per due anni sono stata a dieta mangiando pollo bollito e zucchine. Una volta tornata ad avere un equilibrio sono tornata a mangiare quello che mi piaceva e me lo sono proprio goduto. È stata una liberazione.

L’unico lato positivo della sua malattia è stato il décolleté generoso?
No. Tutto quello che è successo, privandomi del lato estetico, mi ha anche obbligato a puntare su altre qualità. Dovevo essere almeno quella simpatica. Un percorso che mi ha molto cambiato anche caratterialmente. I miei profili social penso riflettano molto tutto questo. C’è la parte autocelebrativa certo, ma c’è anche tanta ironia.

Un backstage delle foto di Mary Stuart

Finalmente nasce il profilo di oggi…
Sì. La prima foto di “Tette e Cibo” nasce il 15 agosto. Stavo preparando le lasagna per il Ferragosto. Cucinavo in reggiseno perché faceva molto caldo e mi sono detta che poteva essere divertente fare una foto del ragù con il mio seno. Doveva essere one shot, una foto per ridere. Invece ha fatto scalpore e in tanti mi hanno sottolineato come l’accoppiata seno e alimenti fosse eccezionale. Ogni girono da quel 15 di agosto pubblico una foto con quello che mangio e il mio seno.

Aveva pensato che sarebbe stato un caso, che avrebbe fatto molto successo?
No. Io, anzi, pensavo fosse una delle tante foto che si pubblicano. Il mio amico Chef Rubio invece mi ha spronato dicendo che era sicuro si trattasse di un format di successo.

Però in tanti la accusano di malizia e di essersi arricchita usando il proprio corpo…
Per la verità non sono molto brava a fare soldi. Fino ad oggi non ho ancora guadagnato un euro da tutto questo. Non sono brava a vendermi.

Chi la accusa, soprattutto donne, invece dicono l’esatto contrario. Pensano che lei sia fenomenale a vendersi…
Dal punto di vista dell’immagine può anche essere. So arrivare alle persone. Ma non so monetizzare questo sforzo. Vivo ancora con i miei genitori (ride).

Quindi possiamo dire che lei non è una donna oggetto…
Per me la definizione donna-oggetto non esiste. È una di quelle definizioni, come femminicidio, sfruttate da femministe frustrate o da studio aperto. Una delle caratteristiche dell’essere donna è essere oggetto di attenzioni, la femminilità è estetica del corpo e capacità di gestirla in modo divertente e sano. Chi ha paura di diventare una donna-oggetto sicuramente non ha molta fiducia nelle sue altre qualità.

Come l’hanno presa mamma e papà questa sua avventura?
Mio padre fa il medico, mia mamma invece è insegnante di religione…

Quindi il papà chiude un occhio e la mamma la bastona?
Affatto, si divertono tanto entrambi delle mie peripezie. In particolare proprio la mamma.

Sono anche il motivo per cui è arrivata a collaborare con Lilt…
Si, mia mamma è stata operata per un tumore al seno nove anni fa. Grazie a cielo è guarita, è sopravvissuta. Nello stesso periodo anche mio padre si è ammalato. Un cancro al colon. E da allora il suo calvario continua: dopo il colon è stato operato anche al pankreas e gli è stata tolta la cistifellea. Oggi ha “solo” delle metastasi al fegato che sta curando con una nuova terapia. Sono comunque nove anni che si sottopone alla chemioterapia.

Mary Stuart insieme alla Lilt provinciale di Roma

Un’esperienza che in qualche modo spiega anche le sue difficoltà, ci ha pensato?
Certo, mi sono trovata a diventare la badante dei miei genitori. Ero l’unica in grado di supportarli. L’unica forte e in salute. È il motivo per cui ho deciso di fare questa campagna di raccolta fondi.

Perché?
Con mio padre ho sempre cercato di essere allegra. Lo portavo al cinema, lo distraevo. L’unica cosa che ho sono il mio corpo e la mia fotografia. Voglio usarle per aiutare la Lilt e le persone malate.

Nasce così il progetto del ricettario. In cosa consiste?
Sarà un libro formato quadrato con copertina rigida di 70 pagine. Collaboreranno con me chef stellati e non. Ognuno con un piatto. Ad accompagnare le ricette una sola foto, in stile “Tette e Cibo”. Ad arricchire il libro ci saranno anche illustrazione di giovani illustratori. Non abbiamo ancora nessuno sponsor ma ci stiamo lavorando. Il costo dell’operazione è di 4mila euro per la stampa. Il resto è volontariato. Gli chef si presteranno gratuitamente, volontariamente, gli ingredienti ce li offrono i produttori, il resto lo faccio io. Lo venderemo tra i 15 e i 18 euro online con un a pagina web dedicata.