Immigrazione & terrorismo

Loretta Napoleoni: «Migranti? Le prime vittime del terrorismo»

9 Luglio Lug 2018 1235 09 luglio 2018
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L'economista di fama internazionale racconta come il business dell'immigrazione sia un commercio che costa migliaia di vite, e che vale miliardi. Poi spiega: «Le scelte di chiudere i porti di questo governo populista sono inutili. È possibile che ad un certo punto la gente smetta di partire. Ma cosa farà se rimane in quei Paesi instabili? L’unica possibilità di sopravvivenza è entrare a far parte di gruppi criminali. La conseguenza più probabile è che il processo di destabilizzazione avrà un’accelerazione e ne risentirà anche l'occidente. E intanto tra sei mesi i problemi degli italiani rimarranno esattamente gli stessi. Inutile accanirsi, non sono gli immigrati che “ci rubano il lavoro”»

Loretta Napoleoni è un’economista di fama internazionale. Nata e cresciuta a Roma, vive tra Londra e gli Stati Uniti. È stata borsista Fulbright alla Paul H. Nitze School of Advanced International Studies (SAI) , The John Hopkins University; borsista Rotary presso la London School Of Economics. Tra i suoi titoli accademici ci sono un MPhil in terrorismo alla LSE , un Master in relazioni internazionali ed economia presso la SAIS e un dottorato in Scienze economiche all’Università di Roma “La Sapienza”.

Durante gli anni ’80 e ’90 ha lavorato come economista nella City di Londra e negli Stati Uniti per banche ed organizzazioni internazionali. Napoleoni è stata la prima ad analizzare i flussi finanziari del terrorismo ed a studiare l’economia di questo fenomeno. Nel 2018 è uscito il suo ultimo libro Kim Jong-Un Il Nemico Necessario (Rizzoli editore). Nel 2014 ha pubblicato Isis, Lo Stato del Terrore (Feltrinelli editore). Nel 2016 è uscito il suo libro Mercanti di Uomini (Rizzoli editore).

I migranti raggiungono l’Europa attraverso bande criminali. Quali i legami con il traffico di cocaina e i rapimenti, l’Isis e la ’ndrangheta? È un business sofisticato quello che ogni giorno fa approdare migliaia di rifugiati sulle nostre coste. Chi lo controlla? Una nuova categoria di criminali, nata dalle disastrose risposte occidentali alla tragedia dell’11 settembre e dal collasso economico e politico di molti Stati-chiave in Africa e Medioriente. Tutto è cominciato con il traffico di cocaina, trasportata dalla Colombia in Europa lungo le rotte transahariane. Le stesse rotte sono servite per far perdere le tracce di decine di ostaggi occidentali, rapiti per finanziare gruppi terroristici e bande criminali, dopo la destabilizzazione della Siria e dell’Iraq e l’ascesa dell’Isis.

Oggi su quelle piste viaggia un’altra merce: esseri umani, a milioni, in fuga da guerre e povertà verso un Occidente che credono più accogliente e più ricco di quanto non sia. Un commercio che costa migliaia di vite, e che vale miliardi.

Perché ha scritto Mercanti di Uomini?
Si tende sempre a considerare un problema quando quel problema si sta già verificando. Sono invece tantissimi i fatti e gli elementi che si verificano anche prima e ai quali non si presta, o non si vuole prestare attenzione, che se fossero davvero presi in considerazione aiuterebbero ad evitare catastrofi. Siamo arrivati al terribile attacco terroristico dell’undici settembre. Ma prima?

Prima?
Quell’attacco è stato finanziato, già all’inizio degli anni 2000, da traffici illeciti di cui l’opinione pubblica sa poco o niente. Come il contrabbando di cocaina del 2003. I sequestri di persona tra il 2008 e il 2009 e poi, ovviamente il traffico dei migrati, il traffico di essere umani. I fattori di crisi non vengono mai presi abbastanza in considerazione.

Perché?
Dal 1989 in poi, anno della caduta del muro di Berlino, il mondo occidentale si è convinto di aver raggiunto un livello di sviluppo tale per cui la storia non esiste più. “Non ci saranno più guerre”; “il capitalismo ha trionfato ed è un fatto positivo”: questo è un errore di cultura che cozza contro il principio stesso di evoluzione.

Qual è la differenza tra prima e dopo l’undici settembre?
Mentre Al – Qaida era finanziato da sauditi i quali avevano con Bin Laden un rapporto consolidato e quindi gli stessi finanziatori potevano esercitare una sorta di “controllo”, dopo l’undici settembre è esplosa l’anarchia. Con il proliferare di tanti gruppi sono aumentate le attività illegali. Il problema reale è che noi non ce ne rendiamo conto. Stupidamente si pensa di aver “vinto la lotta” perché un attacco come quello dell’undici settembre, che ha fatto oltre 3mila vittime, difficilmente ricapiterà. Ma la domanda che dovremmo porci è invece quante sono le persone che ogni anno muoiono a causa del terrorismo? Molte più di tremila. Ma non fanno rumare. “Non importa” perché, nell’opinione dei più, sono persone che vivono in Paesi musulmani. Ad essere vittime del terrorismo sono anche i migranti che muoiono in mare. Ma pure a quelle non prestiamo attenzione. Siamo ormai diventati quelli di “stiamo bene a casa nostra”. Questa non è e non può essere una soluzione sostenibile.

Qual è la relazione tra terrorismo e business dei migrati?
Troppo semplice. In Africa occidentale ma anche in quella orientale e nell’Africa Centrale il contrabbando di cocaina, per esempio, non passa più per gli Stati Uniti ma per i Paesi Africani. Queste attività illegali non fanno altro che aumentare la progressiva destabilizzazione politica dei Paesi. Succede che chi vive in questi luoghi ha due alternative: o si arruola in uno di questi gruppi criminali o scappa. E lì dove ci sono i presupposti per creare una nazione più stabile vengono incrementati gli attentati terroristici. Adesso dove finisce il crimine e inizia il jihadismo è difficile da definire.

Cosa faranno i governi?
Secondo me non faremo nulla. Perché il problema è troppo grande per essere affrontato da un’ Europa in queste condizioni. C’è troppa instabilità politica. Chiudere i porti però è davvero inutile. Se quando partono hanno il 10% di possibilità di sopravvivere, allo stato attuale, il dieci si abbassa a 0,5%. È possibile che ad un certo punto la gente smetta di partire. Ma cosa farà se rimane in quei Paesi instabili? L’unica possibilità di sopravvivenza è entrare a far parte di questi gruppi. La conseguenza più probabile è che il processo di destabilizzazione avrà un’ accelerazione e noi se risentiremo perché a dividerci da questi territori c’è solo una striscia di mare. La politica populista che ha adottato l’Italia è ha raggio cortissimo. Tra sei mesi i problemi degli italiani rimarranno esattamente gli stessi. Inutile accanirsi, non sono gli immigrati che “ci rubano il lavoro”. E l’accoglienza costa. Ma quei fondi li prendono organizzazioni italiane, che pagheranno stipendi ad impiegati italiani, che faranno la spesa in supermerctai italiani…