Terrorismo

Il vescovo del Burkina Faso e il seminarista: “Il terrorismo minaccia l’operosità della Chiesa”

16 Maggio Mag 2019 1628 16 maggio 2019
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Il paese africano è stato teatro di una lunga serie di attentati di matrice jihadista contro comunità cristiane. Il seminarista di Caltagirone Antonello Zimbone racconta la sua esperienza dopo essere rientrato in Italia per motivi di sicurezza. Insieme a Monsignor Prosper Kontiebo, vescovo di Tenkodogo, lanciano un appello per sostenere il centro per disabili mentali San Giuseppe

Un rientro forzato per motivi di sicurezza, ma un progetto per aiutare i bisognosi ancora tutto da realizzare «per non permettere ai terroristi di fermare la macchina della Chiesa e dell’evangelizzazione». Antonello Zimbone, seminarista del Calatino è dovuto rientrare d’urgenza in Italia dal Burkina Faso dopo i recenti attentati terroristici nei confronti della comunità cattolica, quattro nelle ultime tre settimane. «I miei superiori, monsignor Prosper Kontiebo, vescovo di Tenkodogo, il rettore del seminario vescovile di Caltagirone, Don Giuseppe Federico e il vescovo di Caltagirone Fra Calogero Peri, hanno deciso che era meglio farmi rientrare per la mia sicurezza personale», spiega Antonello che custodisce la preghiera di un parroco del luogo, Padre Valentin: «Prega per me affinché non debba mai negare il nome di Gesù».

Una preghiera in cui si manifesta tutto il clima di paura che sta vivendo in queste ore la comunità cattolica in Burkina Faso. A Zimtenga, nel nord del paese, il 13 maggio un gruppo di terroristi ha ucciso quattro cristiani durante una processione mariana, che dopo il massacro hanno ridotto la statua della Madonna in mille pezzi. Un attacco che segue la strage avvenuta domenica scorsa a Dablo quando una ventina di jihadisti hanno accerchiato la chiesa cattolica parrocchiale e dopo aver fatto irruzione hanno ucciso il sacerdote Siméon Yampa e altri cinque fedeli. Il29 aprile un altro commando jihadista ha ucciso un pastore protestante e altri cinque fedeli dopo la funzione dando a fuoco alla chiesa. Le vittime in Burkina Faso sono state ricordate da Papa Francesco che prega per tutta la comunità cristiana del paese.

«Fino a qualche settimana fa si percepiva una certa psicosi nei confronti del terrorismo, ma si preferiva non parlarne, adesso la paura è tanta, anche tra i sacerdoti», racconta Zimbone che sottolinea la necessità di portare avanti i progetti in un paese ormai sotto attacco: «Bisogna andare avanti perché ciò che vogliono i terroristi islamici è fermare le attività della Chiesa e aiutare i bisognosi è il primo dovere dei cristiani», racconta Zimbone.

Il seminarista nato a Mineo, paese d'origine di Don Luigi Sturzo, sta lavorando giorno e notte affinché il progetto per accogliere i disabili mentali nel centro San Giuseppe nella diocesi di Tenkodogo possa realizzarsi: «Sono la parte più povera della nazione, per via di una sottocultura imperante il malato mentale è considerato una maledizione per la famiglia, così queste persone vengono abbondonate dai loro nuclei familiari e li incontri per strada, senza vestiti, senza cibo, senza medicine».

Del centro per disabili mentali San Giuseppe e dell’importanza che l’Africa può avere per l’Europa ne abbiamo parlato con il vescovo della Diocesi di Tenkodogo, monsignor Prosper Kontiebo: «La nostra speranza è che il centro possa diventare la casa di questi ragazzi, per curarli servono medicine ma soprattutto tanto amore. Il nostro obiettivo è anche cambiare la mentalità del luogo perché non si pensi più a queste persone come degli spiriti cattivi. Gesù d’altronde ce lo ricorda nei vangeli quando parla dei suoi fratelli più piccoli».

Il progetto per disabili mentali a Tenkodogo prevede la costruzione di un dormitorio per accogliere un centinaio di persone, le cucine, un’infermeria e una cappella. Per realizzarlo occorrono 236 mila euro, di questi il 10 per cento sarà a carico della Diocesi di Tenkodogo, costruita dal nulla nel 2012. Il vescovo burkinabé e il seminarista di Catania lanciano a un appello al mondo del terzo settore perché possano trovare le risorse per realizzare il centro. Il centro per disabili mentali San Giuseppe prevede anche la costituzione di un team di professionisti: «Abbiamo bisogno di medici, infermieri, psicologi, psichiatri, educatori».

Monisgnor Prosper Kontiebo, dell’ordine dei camilliani, quando può va a Roma: «Mai in vacanza, solo per aiutare la mia diocesi», racconta con il suo sorriso. Quest’estate ha partecipato a una delle missioni di Suor Chiara, la suora francescana scalza che aiuta donne nigeriane in difficoltà costrette a prostituirsi sulla Catania-Gela: «Éstato un momento di grande commozione, ho ammirato l’opera di Suor Chiara».

Davanti un clima ostile nei confronti dell’Africa e a una politica dei porti chiusi, monsignor Prosper Kontiebo ha criticato l’Europa: «L’Europa non ha fede in Dio e se non si ha apertura verso Dio non si può avere apertura verso gli altri. Fermare il cuore a Dio significa chiusura anche agli uomini e non si può accogliere. Dal sempre l’Africa ha accolto tanti missionari Europei con il cuore aperto, adesso che l’Africa guarda all’Europa come terra di salvezza, l’Europa è chiamata ad aprire le porte così come l’Africa ha fatto nei confronti dell’Europa», conclude il parroco che spera di vedere alla luce il centro per disabili mentali, continuando in quella via di operosità cristiana che è la prima risposta al terrorismo.

Per informazioni o per sostenere il progetto per disabili mentali San Giuseppe a Tenkodogo si può contattare direttamente il seminarista Antonello Zimbone zimbone.antonio@gmail.com.