Flamingo
Innovazione

L'ambulanza-fenicottero salva vite nei paesi poveri

6 Febbraio Feb 2017 1337 06 febbraio 2017
  • ...

In India 15 persone al giorno hanno bisogno di un intervento sanitario e oggi non lo ricevono per una questione di viabilità. Una designer milanese, Marta Fattorossi, insieme al suo prof ha inventato una bike-ambulance: a basso costo, può percorrere anche le strade più strette e sconnesse. Il Politecnico l'ha brevettata e ora è stato realizzato il primo prototipo

«Ha mai fatto caso a quante volte, nella quotidianità, si senta passare un’ambulanza? Per noi è normale, nemmeno ci facciamo caso, ma in India in due mesi non ne ho mai vista o sentita passare una»: è da questo dato empirico che parte l’avventura di Marta Alice Fattorossi, milanese, 30 anni e una laurea in Design&Engineering al Politecnico di Milano e in Design del prodotto ecocompatibile al Politecnico di Torino, che insieme al designer Francesco Trabucco, il professore che l'ha seguita, ha inventato, progettato e ora realizzato Flamingo, la bike-ambulance per i Paesi in via di sviluppo.

Il nome scelto – Flamingo, fenicottero – rimanda a quella zampa in sù del fenicottero: la bici-ambulanza ha anch’essa come il fenicottero una ruota in sù (meglio sarebbe dire “collassata”) quando la barella è agganciata alla bicicletta, di lato, come un side-car. Poi quando la bici ambulanza arriva nei punti in cui le strade si stringono ed è impossibile proseguire con un mezzo tanto largo, la barella si sgancia, la ruota si abbassa e la barella può essere spinta a mano, come una carriola, fino ad arrivare alla casa del paziente. Perché è questo il bisogno da cui Flamingo è nato: «le ambulanze che conosciamo noi, anche se ci fossero, non passerebbero sulle strade rurali dell’India e di tanti altri Paesi. C’era bisogno di un’ambulanza low cost e che si adattasse a diversi tipi di strade, perché ci sono strade asfaltate, poi nei “blocchi” strade più piccole difficoltose nell’accesso e infine le strade che conducono alle abitazioni, dove non arrivava nemmeno un sidecar», spiega Marta.

L’incontro di Marta con l’India risale all’agosto 2010, quando volò nel Gujarat con la Fondazione Mission Bambini, come volontaria: «Quel primo viaggio è un po’ come se mi avesse aperto gli occhi, ho visto che qui noi siamo dei privilegiati», dice ora, ricordando la bimba a cui ha dedicato la tesi di laurea, Gosna, conosciuta in quel viaggio. Dopo quell’esperienza l’India resta nel cuore di Marta, con uno stage per le onlus Project for People e la danese InnoAid, che tramite interviste sul campo con medici e abitanti del Sunderbans, un’altra regione dell’India, aveva già compreso il bisogno di realizzare una ambulanza low cost e lanciato una sorta di call progettuale.

La tesi di laurea di Marta si inserisce qui, pensando a una regione lagunare, fatta a “blocchi”, ovvero “isolotti” divisi gli uni dagli altri da fiumi e corsi d’acqua più o meno ampi, dove solo il 10% delle strade sono asfaltate e percorribili da mezzi motorizzati, il 60% delle strade è sterrato, con una larghezza compresa fra uno e due metri e un altro 10% - le strade che conducono alle capanne, costruite in mezzo alla vegetazione - non è larga nemmeno un metro. Qui, secondo gli studi preliminari, ogni giorno 15 persone hanno bisogno di un intervento medico, fra cui 5 bambini: un aiuto che oggi non può essere dato perché le strade sono inaccessibili.

Nel Sunderbans, una regione dell’India ogni giorno 15 persone hanno bisogno di un intervento medico, fra cui 5 bambini: un aiuto che oggi non può essere dato perché le strade sono inaccessibili

Pensare alla bicicletta per una ambulanza low cost è quasi scontato, nel Paese dei risciò. Bike-ambulance peraltro esistono già, ma nessuna di esse permette il monitoraggio visivo del paziente durante il trasporto, poiché tendenzialmente la barella/lettino viene agganciata dietro alla bicicletta. L’idea originale di Flamingo è quella del side-car, con la barella agganciata di lato e il medico o l’operatore sanitario che, pedalando, ha sempre il paziente sotto controllo. Già, ma come fare per raggiungere chi sta male in casa propria? Come fare su quelle strade larghe nemmeno un metro? Ecco l’idea: «Tiro giù la seconda ruota, abbasso i cavalletti, sgancio e il lettino e procedo a carriola. Al ritorno, a ritroso, viaggio a carriola con il paziente in vista e quando arrivo al punto in cui ho lasciato la bicicletta riaggancio la barella alla bici», spiega Marta. Un secondo viaggio in India, nell’estate del 2011, serve per mettere a punto il progetto: «ma sono tornata anche a fare volontariato con Mission Bambini», precisa lei. E Flamingo – bici e gancio – nel 2012 diventano la tesi di laurea di Marta, brevettata dal Politecnico di Milano.

La storia poteva anche finire lì. Bella e promettente, come tante tesi di laurea che restano nel cassetto. Marta ha iniziato a lavorare in uno studio di design comasco, nel settore sanitario e medicale («la progettazione profit più utile che possa esserci, io credo che il designer debba fare progettazione utile e sociale», annota Marta) ma non ha dimenticato la bike-ambulance. Ha cercato degli sponsor - per la parte ciclistica i Fratelli Doniselli, BiArt e Renesto Telai, tutti italiani - e con il contributo di Social Innovation Teams, community di innovatori e imprenditori sociali che realizzato una campagna crowdfunding, due settimane fa, con la posa dei teli sulla barella, il primo prototipo di Flamingo ha visto la luce.

Questo prototipo ora servirà per presentare Flamingo alle ong e trovarne un paio che abbiano la possibilità di costruire altri prototipo in loco (in India e non solo), attraverso la collaborazione con officine già esistenti e che vogliano testare sul campo la bike-ambulance, pedalando per davvero. Con un doppio effetto quindi, di fornire una soluzione di primo soccorso low-cost accessibile a tutti e di implementare la micro-economia locale. Marta sta scrivendo il manuale delle istruzioni: «senza alcuna finalità di lucro, ovviamente. Sarà un manuale molto semplice da comprendere, immediato, perché l’idea è proprio che Flamingo possa essere costruito in loco, in collaborazione con ong locali. L’idea forte è proprio fornire la canna, non il pesce».

Un'idea innovativa, che potrà salvare la vita a tante persone, nata da un'esperienza di volontariato: perché la conoscenza diretta del contesto e dei bisogni può davvero essere la leva per cambiare il mondo.