Michela Vicenza
Sos Villaggi dei Bambini

«Una frittella donata mi ha cambiato la vita», la storia di Michela

9 Marzo Mar 2017 1531 09 marzo 2017
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Orfana di padre a 15 anni si è scelta una seconda famiglia al Villaggio Sos di Vicenza. Oggi che di anni ne ha 20 gestisce due panetterie nate dal progetto "Pane quotidiano" ideato dallo stesso Villaggio Sos. Il racconto del suo diventare grande incarna il claim e la mission di Sos Villaggi dei Bambini "Nessun bambino nasce per crescere solo".

Avere vent’anni e gestire due negozi. Non è una cosa da tutti. Soprattutto oggi. Eppure Michela è la dimostrazione che è possibile. E soprattutto è la dimostrazione vivente e vivace che il motto di una campagna non è solo uno slogan ben pensato da abili copy. “Nessun bambino nasce per crescere solo”, questo da alcuni mesi è il claim di Sos Villaggi dei Bambini Italia ed è anche la mission dell’organizzazione che con i suoi sette Villaggi Sos in Italia aiuta i bambini e gli adolescenti a crescere. Quella di Michela è una delle storie che si incontrano.

Michela e il Villaggio Sos di Vicenza si sono incontrati poco più di cinque anni fa, allora la 15enne era appena rimasta orfana di padre. Il complesso periodo del lutto e le difficoltà che stava vivendo l’hanno portata a chiedere aiuto. «La morte di mio padre ha esasperato i problemi, con mia mamma non riuscivo ad andare d’accordo. L’essere rimasta senza mio papà mi ha fatto prendere coscienza del fatto che avevamo bisogno di qualcuno che ci aiutasse a superare un momento difficile», ricorda Michela. E l’aiuto lo chiede ai servizi sociali, dopo una serie di colloqui la decisione: «Ho detto all’assistente sociale che avevo bisogno di andare via. Sette mesi di colloqui mi avevano portato a una situazione limite. Non vedevo una via d’uscita ed è a quel punto che sulla mia strada è comparso il Villaggio Sos di Vicenza».


Una panoramica del Villaggio Sos di Vicenza: sullo sfondo le case dove vengono accolti i minori

Il luogo dove ricaricarsi, riprendere in mano la propria vita, ma anche come lo descrive Michela «bello, accogliente, ma sconosciuto. È vero che avevo chiesto aiuto io, ma sono arrivata al pomeriggio e prima di sera volevo già ritornare a casa mia» confida. «È successo che la mattina dopo la direttrice mi ha detto “se vuoi andartene la porta è aperta”, sono venute le assistenti sociali e mi hanno detto di prendermi alcuni giorni per pensare, tutto il weekend, e se avessi ancora voluto andarmene lo avrei potuto fare. Io mi sono detta che per due giorni non cascava il mondo». Ed è tra sabato e domenica che la vita di Michela ha una svolta, conosce le operatrici del Villaggio, quelle che poi lei chiamerà zie, «persone che mi tenevano testa». Il punto di svolta è l’acquisto di una frittella… «Io ero sempre dietro a far conti, al costo della frittella, censuravo i miei desideri ancor prima di esprimerli… dopo la frittella abbiamo passato la notte a parlare, a scrivere il programma di cosa fare se fossi rimasta. Arrivato il lunedì ho deciso: rimango».

Per Michela era giunto il momento di “lavorare su di sé”, «ho deciso di continuare a studiare e di recuperare gli anni persi. Il Villaggio mi ha aiutato e ho passato gli esami da privatista con ottimi voti» ricorda soddisfatta Michela che continua il racconto di quel momento della sua vita: «Vedevo delle persone che si prendevano cura di me, come zia Sere che mi aiutava nello studio delle lingue… Avevo sempre più voglia di studiare e così ho continuato l’alberghiero e la mia media si è mantenuta alta: tra il 7 e l’8» dice soddisfatta, mentre ricorda il momento in cui con il passare degli anni scolastici è arrivato il momento della maggiore età, dello stage a Cortina e della ripresa dei rapporti con la madre. «Piera (la direttrice del Villaggio Sos di Vicenza – ndr.) ha proposto a me e ad altri maggiorenni la semi-autonomia. Ho iniziato a lavorare in una pizzeria la sera e poi ho iniziato a lavorare per Pane quotidiano (il progetto del Villaggio inserito in un percorso di lavoro e autonomia dedicato ai ragazzi del Villaggio) nei weekend».


La prima bottega di Pane Quotidiano in piazza della Erbe è stata inaugurata con Carlo Cracco (nella foto a destra con alcuni dei giovani che vi lavorano) - Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook del Progetto

Quello che esce dal racconto di Michela è un periodo intenso: l’apertura in piazza delle Erbe della panetteria / bar “Pane quotidiano” circa un anno e mezzo fa, lo stage a Cortina e la proposta di fare una stagione nel cuore delle Dolomiti «una proposta che mi lusingava, poi Piera (la direttrice del Villaggio Sos di Vicenza - ndr.) mi ha chiesto di diventare la responsabile della panetteria. Ho pensato che il progetto di Pane quotidiano mi piaceva, oltretutto il Villaggio era casa mia e così mi sono ritrovata a 19 anni a dirigere la panetteria. L’estate scorsa poi un ulteriore passo, dalla casa in autonomia del Villaggio sono passata a un appartamento in affitto e a settembre quando è stata aperta la seconda panetteria di viale Trieste ho iniziato a gestire anche quella».

Al Villaggio Sos, la mia seconda famiglia, ho dedicato un tatuaggio: lo abbiamo scelto insieme. Ho deciso forma e colori insieme alla famiglia che ho scelto e mi ha scelta e accompagnata. Amo i tatuaggi

Michela oggi è indipendente, ha un lavoro che le piace, ma come ama ricordare «la mia casa e le mie zie al Villaggio ci sono ancora, alla Befana, a Natale… ci sono. Ed è anche per questo che al Villaggio ho dedicato un tatuaggio. Io adoro i tatuaggi al momento ne ho 9 e ognuno di loro ha un significato» sottolinea spiegando l’aquilone colorato che si è tatuata sul braccio (nella foto in apertura e sopra il particolare del disegno scelto) «è un simbolo di libertà, i colori li hanno scelti i bambini della casa dove vivevo in semi-autonomia. Lo posso definire un tatuaggio corale».

Pensando alla sua esperienza e a quello che è oggi si sente come descritta dal claim di Sos Villaggi dei Bambini «è una cosa giusta. Ci sono tantissimi bambini che avrebbero bisogno di una mano, a volte se sei piccolo non te ne rendi conto, ma strutture come quella in cui sono cresciuta sono importanti perché lì si lavora per far sì che i ragazzi e le famiglie facciano un percorso e sistemata la situazione familiare possano andare avanti insieme».


Michela con grembiule d'ordinanza nella panetteria del Pane Quotidiano - Immagine dalla pagina Facebook