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Rigenerazione urbana

Benvenuti a Terni, dove il CAOS ha rilanciato la cultura in città

30 Ottobre Ott 2017 1556 30 ottobre 2017
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Un ex fabbrica chimica riconvertita oggi è diventata uno dei poli culturali più apprezzati d'Italia. Ecco come lo è diventato, attraverso le immagini e le parole della coordinatrice Linda Di Pietro

Due sale da teatro, una da 300 posti, l’altra da 60. Un cinema da 100 posti. Un’ampia sala convegni e un’altra per atelier. Un’officina fab-lab (fabbricazione digitale), stanze per laboratori, un ristorante-bar, due musei (uno di arte moderna e contemporanea, uno di archeologia). E, in costruzione, un ostello accessibile che ha vinto il bando Culturability 2016 della fondazione Unipolis. Tutto questo. sviluppato su 5600 metri quatrati, è CAOS, il Centro per le arti opificio Siri di Terni, oggi uno dei principali poli culturali e aggregativi della città umbra: “da fabbrica chimica a fabbrica della cultura, così nasce la spina dorsale della nuova città creativa” targata Caos, come spiegano i fondatori sul sito ufficiale.

La struttura sorge a est del centro storico lungo il fiume Nera in una struttura riqualificata (l’ex fabbrica chimica Siri) nei primi anni Duemila “ma senza un vero e proprio obiettivo a monte sul successivo utilizzo”, ricorda Linda Di Pietro, coordinatrice di CAOS, che ha aperto i battenti nel 2006 con una kermesse artistica, Es.Terni, Terni Festival internazionale della creazione contemporanea, che ha festeggiato proprio nel settembre 2017 i 12 anni di messa in scena tra concerti, danze e rappresentazioni “basate sulla partecipazione diretta dei presenti e non sulla visione passiva”. Il luogo si è poi animato nel tempo quando più soggetti si sono uniti in un’Ati (Associazione temporanea di imprese) che ancora oggi gestisce spazi ed eventi del Centro, che rimane di proprietà del Comune di Terni.

In particolare il gran salto c’è stato nel 2009, quando un bando comunale ha fatto nascere i teatri e il cinema a fianco degli spazi museali: “l’arma vincente fin da subito è stata la collaborazione tra pubblico e privato, con l’amministrazione locale che ci ha seguito passo a passo pur lasciandoci l’autonomia sulle scelte”, continua Di Pietro. Il bando era quinquennale e fin dai primi anni “l’affluenza delle persone era notevole, con il ristorante spesso pieno e molta partecipazione alle attività. Abbiamo avuto alcune resistenze da parte di una parte della cittadinanza e della stampa locale in quello che definisco un ‘conflitto generazionale e culturale’ che poi però nel tempo si è evoluto positivamente”, spiega la coordinatrice di CAOS.

Nel 2014 un secondo bando ha rinnovato la concessione comunale all’Ati fino al 2019, “e i rapporti con le autorità vanno ancora piuttosto bene, quello che invece è cambiato è la disponibilità economica”, aggiunge Di Pietro. “I fondi si sono ridotti drasticamente con il passare del tempo e oggi dobbiamo faticare molto più di prima nel garantire un’offerta culturale e di cittadinanza attiva al livello di qualità che ci contraddistingue: siamo oramai diventati un punto di riferimento, in particolare per il quartiere dove sorge CAOS, ma anche per tutta Terni”.