4M2A9417 Scuola Del Fare
emergenza Neet

Si studia da meccanico, ma si impara a sognare

12 Dicembre Dic 2019 1129 12 dicembre 2019
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A Napoli a settembre è nata la "Scuola del Fare", un progetto cofinanziato dal Fondo per il Contrasto della povertà educativa minorile. «Oggi tutto deve partire dall’emotività. La prima cosa da fare è stabilire relazioni a impatto emotivo forte: noi adulti dobbiamo coinvolgerci per coinvolgerli», dice il direttore. Su VITA di dicembre, le altre storie

Si chiama “Scuola del Fare” ma la prima cosa che il suo direttore didattico dice, nel presentarla, è che «la parte educativa conta quanto quella professionale», allargando subito l’attenzione dal fare all’essere. «Vogliamo costruire persone capaci di guardare al futuro: tanti di questi ragazzi invece non immaginano il futuro e non si immaginano nel futuro, c’è piuttosto una certa idea di destino, il napoletano nemmeno ha il tempo verbale al futuro. Ma se vuoi guardare oltre, devi creare una crepa e la crepa è sempre la relazione». Pasquale Calemme è presidente della Fondazione di Comunità San Gennaro, direttore didattico della Scuola del Fare e coordinatore del progetto SuPerStrada: si chiama così perché «sulla strada noi vogliamo starci, oggi la strada è percepita come luogo di rischio, ma è innanzitutto luogo di incontro. Il problema non è la presenza dei ragazzi in strada, quanto l’assenza di adulti da essa. Noi non disdegniamo il setting, ma in questo progetto abbiamo voluto tanta educativa di strada, per agganciare i ragazzi. E siamo convinti che l’educazione sia la prima forma di cura».

Il progetto si chiama SuPerStrada perché sulla strada noi vogliamo starci. Oggi la strada è percepita come luogo di rischio, ma è innanzitutto luogo di incontro. Il problema non è tanto la presenza dei ragazzi in strada, quanto l’assenza di adulti da essa. Noi non disdegniamo il setting, ma in questo progetto abbiamo voluto tanta educativa di strada, per agganciare i ragazzi. E siamo convinti che l’educazione sia la prima forma di cura

Pasquale Calemme

La Scuola del Fare è stata inaugurata a settembre 2019 in zona Doganella, lungo l’asse che collega il centro di Napoli con la periferia Nord-Est della città. Ha 40 posti, con 20 ragazzi avranno la qualifica di operatore per la riparazione di veicoli a motore e altri 20 quella di operatore dei sistemi e dei servizi logistici. Gli spazi? 1.200 metri quadrati ristrutturati all’interno del complesso Salesiano di Via Don Bosco, con Aule 3.0 cablate in fibra, un pc per ogni alunno donato da Unicredit, laboratori con attrezzature all'avanguardia, un agrumeto e una ristrutturazione complessivamente guidata dall’idea che il bello educa mutuata dall’esperienza comasca di Cometa. La Scuola del Fare è uno dei tasselli del progetto SuPerStrada, cofinanziato dal Fondo per il Contrasto della Povertà Educativa Minorile.

L’impresa sociale Con i Bambini l’ha selezionato attraverso il bando per le iniziative in co-finanziamento: sul milione e mezzo del progetto, Con i Bambini ha stanziato 750mila euro. I partner del progetto sono 8: Casa dei Cristallini, Sanitansamble, Il Grillo Parlante, Il Millepiedi, Istituto Salesiano Menichini, Istituto Salesiano Sacro Cuore, CNOS FAP Napoli, Fondazione Lang Italia; i beneficiari previsti 430 su tre anni. La comunità educante nata attorno a questo progetto ha un forte radicamento nel territorio e incontra i ragazzi con una molteplicità di proposte, dall’orchestra di Sanitansamble al corso di rugby della Casa dei Cristallini, dallo sportello di sostegno alla genitorialità del Grillo Parlante all’educativa del Millepiedi. Perché, continua Calemme, «è impossibile pensare di rivolgersi all’integrità della persona senza avere una pluralità di approcci». Agganciare, accompagnare, sostenere o orientare diventano quindi i passi di un percorso unico, che punta dritto al futuro, di cui la scuola è un tassello importante, ma insieme agli altri.

La scuola porta il nome di Giulia Civita Franceschi, che negli Venti prese gli scugnizzi di Napoli, orfani di guerra, e aprì per loro una scuola su un veliero che le era stato donato dalla Marina Militare. Oggi, fra gli studenti di questa scuola c’è chi ha alle spalle una famiglia fragile, chi non ha il padre, chi fa qualche lavoretto in nero per avere quella paghetta che i genitori non potranno mai dargli. Molti hanno vissuto uno o due fallimenti scolastici, in particolare nel passaggio dalle medie alle superiori (il punto critico ormai è lì), altri hanno cambiato più volte scuola, quasi tutti hanno una profonda demotivazione allo studio. «Una buona quota di ragazzi Neet non ha problemi di esclusione sociale, di famiglie disgregate, di mancanza di opportunità: sono “solo” persone demotivate. Questo oggi è un punto fondamentale, non puoi limitarti a insegnare un mestiere o fare una scuola per nozioni», afferma Calemme. «In un contesto come il nostro, che offre modelli alternativi a buon mercato, bisogna accogliere le persone e accompagnarle nella loro interezza. Qualche generazione fa si giocava tutto sulla volontà e sul senso del dovere, poi c’è stato il periodo della mente, “faccio quello che capisco” e “se capisco, faccio”. Oggi nessuno dei due approcci funziona più: con i ragazzi tutto deve partire dall’emotività. Quindi la prima cosa da fare è stabilire relazioni a impatto emotivo forte: dobbiamo coinvolgerci per coinvolgerli, ma senza sconvolgerci. L’esperienza, l’essere esperto, ha a che fare anche con una dimensione di periculum, di accettare di mettersi in gioco. Per questo abbiamo puntato su docenti giovani, con esperienza come educatori in contesti difficili. E seguiamo ogni ragazzo: l’esperienza dei tanti partner ha già mostrato che a fare la differenza, quanto un ragazzo lascia la scuola, è il fatto che qualcuno sia andato a cercarlo a casa».

Bisogna accogliere le persone e accompagnarle nella loro interezza. Qualche generazione fa si giocava tutto sulla volontà e sul senso del dovere, poi c’è stato il periodo della mente, “faccio quello che capisco” e “se capisco, faccio”. Oggi nessuno dei due approcci funziona più: con i ragazzi tutto deve partire dall’emotività

Pasquale Calemme

È questo il motivo per cui la scuola da sola non basta. All’Istituto Salesiano Menichini, per esempio, sta nascendo Pizza Hub, una pizzeria per i ragazzi e autogestita dai ragazzi, dopo un corso di formazione professionale di 120 ore. Alla Casa dei Cristallini invece il progetto SuPerStrada ha permesso di mettere a sistema i percorsi di educazione alimentare e le proposte sportive: «sfruttiamo il momento della merenda pomeridiana, l’unico che “sfugge” alle mamme che spesso in realtà sono mamme-bambine che amano le patatine e le bibite quanto i loro figli, per far scoprire nuovi sapori e fare educazione alimentare», spiega Gina Bonsangue, la coordinatrice educativa. Persino il cavolo così, trasformato in una navicella spaziale, ha conquistato i palati dei più piccoli. Quanto agli sport, da sempre la Casa dei Cristallini li propone: soprattutto rugby, vela, equitazione, boxe… alternative al “solito” calcetto, «la vera differenza ora sta nel fatto che abbiamo un educatore che accompagna i ragazzi agli allenamenti e questo, per la fedeltà all’impegno, sta aiutando moltissimo».

Martina Giordano invece racconta l’inserimento, da marzo 2019, di 22 adolescenti nelle due orchestre di Sanitansamble a Rione Sanità: «solitamente partiamo con bambini più piccoli, questa è stata un po’ una scommessa, ma possiamo già dire che gli effetti sono gli stessi: i ragazzi hanno scoperto risorse che non pensavano di avere e stanno imparando le regole di quella piccola società che un’orchestra è». L’estate scorsa sei ragazzi fra quelli già iscritti alla scuola hanno fatto una vacanza-studio in Inghilterra, grazie a borse di studio donate dalla Cassa di Sovvenzione e Risparmio tra il personale della Banca d’Italia. Un’esperienza che adesso vogliono tutti fare, ma che fino a poco tempo fa nessuno poteva nemmeno permettersi di immaginare. «Noi vogliamo fare esattamente questo», conclude Antonio Riva, il presidente della Fondazione Alberto e Franca Riva, «aiutarli a sognare. Anche a realizzare i loro sogni, certo, ma quello viene dopo: prima dobbiamo legittimarli a sognare e possono sognare solo se vedono cose diverse».

Il numero di VITA di dicembre, "Emergenza Neet. Ragazzi, scopriamo il tesoro che è in voi" ha uno speciale di 12 pagine dedicato ai progetti contro la povertà educativa minorile finanziati dal Fondo sperimentale e selezionati da Con i Bambini. Per leggere le altre storie clicca qui.