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Cinisello, il welfare generativo prende vita nel quartiere Crocetta

24 Novembre Nov 2021 1456 24 novembre 2021
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Il progetto “Stiamo bene in Crocetta” unisce il Terzo settore con il mondo del profit e l’amministrazione comunale di Cinisello Balsamo (realtà a nord di Milano, tra il capoluogo, la Tangenziale e Sesto San Giovanni) con un obiettivo: generare benessere nel quartiere di Crocetta

Il quartiere Crocetta di Cinisello Balsamo, a Nord di Milano, ha una “voce”. È fatta di tante sfumature, da quelle “corde vocali” che negli anni si sono levate contro il degrado e l’abbandono che attanaglia una zona che sorge stretta, nella sua ampiezza, tra viale Fulvio Testi, la Tangenziale e Sesto San Giovanni. Il suono di quella ‘voce’ echeggia tra i palazzi di Cinisello da questa estate, la seconda di pandemia, e dice anche “Stiamo bene in Crocetta”. «Campeggia anche nel nome del progetto, l’idea di occuparsi a tutto tondo del benessere degli abitanti di Crocetta. Usare la prima persona plurale, “(Noi) Stiamo” racconta di come questo progetto includa tutti i cittadini e anche noi operatori che lavoriamo, ma anche viviamo nel quartiere», spiega Veronica Salerio, coordinatrice di “Stiamo bene in Crocetta” e referente dei progetti territoriali della cooperativa sociale il Torpedone di Cinisello Balsamo.

Il Terzo settore e il profit, prove di dialogo a Crocetta

Uno degli aspetti innovativi del progetto è l’intento di unire le forze: amministrazione, Terzo settore e il mondo del profit «con la pandemia hanno capito di aver bisogno di uno sguardo condiviso. Abbiamo capito che il periodo drammatico del Covid poteva diventare un’opportunità per approcciare le nuove - così come sulle “vecchie” e a volte anche peggiorate dal virus - forme di povertà, per ampliare il nostro raggio d’azione. “Stiamo bene in Crocetta” punta al benessere collettivo, ci è venuto naturale coinvolgere chi è un presidio territoriale e da sempre e si occupa di malattie, ma soprattutto di benessere: le farmacie», racconta Salerio.

Al progetto collaborano infatti le tre “AMF-Farmacie” comunali presenti nel quartiere di Cinisello, la cooperativa Il Torpedone e Fondazione per la Famiglia Edith Stein, con il sostegno dell’amministrazione comunale. A Crocetta da luglio si sta sperimentando un modello di welfare in cui l’azione sociale e quella sanitaria si incontrano a sostegno del benessere del cittadino: «Questo vuole diventare un distretto sperimentale attraverso una rete dove pubblico e privato, sociale e sanitario, incontrino i bisogni dei cittadini e, con i cittadini stessi, predispongano una serie di azioni e servizi volti alla tutela del benessere degli abitanti».

A Cinisello è nato in estate un distretto sperimentale di welfare generativo

Un quartiere come Crocetta, diviso profondamente in tre aree a causa della spaccatura determinata dalle grandi arterie stradali che lo attraversano, vive una condizione di separazione storica sia interna, che con il resto della città. Il mondo in cui è strutturato lo spazio nel quartiere tende a creare luoghi che poco comunicano tra di loro e questo si riflette sulla «frammentarietà dei servizi e la difficoltà fino ad oggi di uniformare gli interventi. Questo ha fatto si che gli abitanti del quartiere siano stati tra quelli maggiormente colpiti dalla crisi sanitaria e sociale causata dal virus, e a volte accentuata dalle difficoltà legate all’integrazione e alla scarsità di mezzi culturali ed economici».

Per questo era indispensabile costruire una sinergia tra l’amministrazione, il Terzo settore e le farmacie, che hanno contaminato e condiviso le loro pratiche quotidiane di approccio al “benessere sociale” di Crocetta, con l’obiettivo di arrivare a tutti gli abitanti del quartiere di Cinisello, ma anche generare insieme a loro benessere. Infatti le farmacie sono state durante la pandemia un presidio di welfare riconoscibile e riconosciuto, e quindi pensare di partire da loro per riavviare anche la macchina del welfare dal basso del Terzo settore è stato spontaneo: il welfare generativo è proprio questo rigenerare le risorse disponibili, responsabilizzando le persone che ricevono aiuto, al fine di aumentare il rendimento degli interventi delle politiche sociali a beneficio dell’intera collettività. «Quella di “Stiamo bene in Crocetta” è quindi una proposta culturale», chiosa Salerio.


Nelle immagini la mappatura dei servizi del progetto e l'interno di una delle tre farmacie coinvolte

Le farmacie, presidio sanitario diffuso essenziale al benessere del quartiere

“Stiamo bene in Crocetta” ha voluto collegare le tre farmacie presenti nel quartiere a tutti i servizi dedicati alla salute delle persone sul territorio gestite da cooperative di Cinisello. Un esempio: «Abbiamo creato una mappa con una piantina semplice e chiara del tipo servizi per la cura delle persone che Crocetta offre e del luogo fisico dove vengono presi in carico. Le farmacie la tengono e abbiamo formato il personale per dare indicazioni: sia logistico-stradali sui centri dove i servizi vengono erogati, ma anche per intercettare il bisogno dalle richieste degli abitanti del quartiere». Le farmacie dalla loro hanno sia la competenza sanitaria di chi sta dietro al bancone, sia l’aspetto di essere un “negozio di quartiere” e di interfacciarsi al cliente-paziente con un rapporto diverso, più intimo, rispetto a quello che si instaura con tutte le atre figure sanitarie.

Dalla cartina con i servizi allo yoga e…

Per sapere quali sono i servizi che gli abitanti di Crocetta reputano necessari per il benessere in zona, il progetto «è affiancato da un questionario distribuito a tappeto che punta ad intercettare le lacune dei servizi sul territorio, arriva a chiedere dai cittadini di formulare proposte a partire dalle loro necessità e contemporaneamente, sulla base delle competenze, del tempo e dell’energia che gli abitanti di Crocetta hanno chiediamo di dare una mano per costruire il benessere del quartiere», spiega la referente del progetto.

Un esempio sono le pulizie del quartiere (nell'immagine un momento delle attività di pulizia delle aree verdi): serve poco, il materiale per raccogliere i rifiuti e per fare la differenziata vengono distribuiti dalla coop Il Torpedone, «ai cittadini chiediamo in queste settimano qualche oretta per unirsi alle squadre di pulizia. Perché un quartiere green e bello, stimola il benessere della collettività. In decine hanno già partecipato agli appuntamenti proposti», spiega Salerio.

All’interno di “Stiamo bene in Crocetta”, inoltre la cooperativa sociale Il Torpedone sta promuovendo anche un corso di yoga gratuito per le donne del quartiere, un modo per coniugare la salute del corpo e della mente.

…la sartoria di quartiere: la "voce" di Crocetta

Ma visto che il benessere passa anche dal lavoro, un modo per apprendere le basi di una nuova professione - soprattutto per le donne, la categoria più colpita dalla pandemia sui luoghi di lavoro - è stato avviato il corso di sartoria: «Gli incontri si tengono due volte a settimana, sono anche un modo per creare un gruppo, oltre che per imparare un lavoro. Inoltre per aggregare i giovani che si sono trovati con meno proposte educative in un quartiere che non è purtroppo ricco di attività, una web-radio sulla quale hanno iniziato un programma le Pillole di salute, ovvero dei podcast dove interviene anche una dottoressa di una delle farmacie coinvolte tratta di volta in volta di un tema legato alla salute», racconta Veronica Salerio.

Attraverso “Stiamo bene in Crocetta” sono stati attivati anche gruppi di auto mutuo-aiuto che hanno l’obiettivo di cucire gli strappi creati dal tipo di edilizia che caratterizza il quartiere – condomini da centinaia di appartamenti in cui è impossibile conoscere i proprio vicini di casa – e dalla pandemia che ha ulteriormente allontanato persone che condividono solo la zona in cui vivono.
Questi gruppi intendono «creare spazi di condivisione e supporto reciproco tra gruppi eterogenei di cittadini e famiglie di Crocetta in cui un esperto della cooperativa sociale ha il ruolo di facilitatore, dell’incontro, in primo luogo, e della costruzione di un benessere collettivo che parta dalla conoscenza reciproca», conclude Salerio.