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Adozioni: in arrivo a Roma i bimbi di Haiti

Sono dieci bambini di Haiti che stanno raggiungendo i loro genitori in Italia: otto le famiglie in trepida attesa. Il governo ha organizzato tutta l'operazione per portare via i bambini dal Paese, in cui la tensione è ormai altissima. Il volo è stato messo a disposizione dai servizi di sicurezza. Ad attenderli, la ministra Roccella e il vicepresidente della Cai, Vincenzo Starita

di Sara De Carli

quartiere di port au prince

Sono otto le famiglie italiane, che questa mattina abbracceranno dieci figli: otto, non più quattro come sembrava nei giorni scorsi, quando la vicenda è arrivata sulle pagine dei giornali. E dieci bambini, non più sette. Per tutti loro il lieto fine è, finalmente, arrivato: il volo di Stato che li sta portando a casa atterrerà in mattinata a Ciampino, dove saranno accolti ufficialmente dalla ministra Eugenia Maria Roccella, presidente della Commissione Adozioni Internazionali e dal vicepresidente Vincenzo Starita.

L’annuncio ufficiale

«Il Governo italiano si è attivato per far giungere in Italia dieci bambini di Haiti adottati da famiglie italiane, che per ragioni di sicurezza legate alla grave situazione in corso nella nazione caraibica, segnata da una devastante criminalità, non avevano potuto finora lasciare le loro residenze. Nove si trovavano nella capitale Port Au Prince e uno in una località a circa 200 km di distanza», spiega la nota di Palazzo Chigi. «I bambini attendevano da mesi di potersi congiungere alle loro famiglie italiane, con le quali avevano avuto soltanto contatti in video chiamata. Il decollo dei bambini e del personale che li assiste è avvenuto da alcune ore e l’arrivo è previsto in giornata al 31esimo Stormo, aeroporto di Ciampino (Roma), con un volo messo a disposizione dai Servizi di Sicurezza. L’operazione è stata condotta non appena si sono ripristinate le minime condizioni di garanzia, al fine di evitare il rischio che le bande criminali, resesi responsabili di recente del brutale assassinio di due missionari statunitensi e di un prelato haitiano, potessero fare irruzione anche negli orfanotrofi. Il risultato positivo è frutto dell’azione collaborativa tra Aise, Unità di crisi della Farnesina, ministero per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, ambasciata d’Italia a Santo Domingo, Consolato Onorario a Port Au Prince e Commissione per le adozioni internazionali».

L’attesa

«Tutti i bambini hanno avuto i documenti di emergenza necessari per lasciare il paese e un volo di Stato dovrebbe portare i bambini in Italia, al sicuro», spiegava nei giorni scorsi Ciro Favatà, presidente di SOS Bambino. I dieci bambini sono stati adottati da otto famiglie italiane, attraverso cinque enti autorizzati: AiBi, Lo Scoiattolo, Naaa, Senza Frontiere e appunto SOS Bambino. La notizia dell’imminente sblocco della situazione era già stata comunicata alle famiglie e si attendevano solo i dettagli. Dettagli che però, stante la delicatezza delle situazione, erano determinanti. Da qui il riserbo sulla vicenda, per garantire la sicurezza dei bambini. «Ringraziamo il governo che si è attivato fattivamente e l’eurodeputata Alessandra Moretti», sottolineava Favatà. «I documenti di emergenza per l’espatrio sono stati rilasciati a tutti i bambini che avevano già una sentenza di adozione passata in giudicato, dieci appunto».

Ad Haiti la situazione è pericolosissima, con Port au Prince – la capitale – gestita di fatto dalle bande armate che controllano il territorio (ne abbiamo scritto qui). «I gruppi armati prendono di mira spesso le strutture istituzionali ma anche le realtà benefiche e di accoglienza, come appunto gli orfanotrofi: sperano in particolare di trovare del cibo da consumare o da rivendere», continuava Favatà. Nelle scorse settimane, su VITA, suor Marcella Catozza delle missionare della Fraternità Francescana aveva lanciato il suo accorato appello. L’esigenza di far uscire al più presto da Haiti i bambini adottati da coppie italiane si era fatta più urgente nell’ultima settimana di maggio, quando due giovani americani di 21 e 23 anni e il direttore locale dell’Ong Missions in Haiti sono stati uccisi proprio all’interno di un orfanotrofio.

«Fino a poco tempo fa la situazione era relativamente tranquilla, ma ultimamente le condizioni di sicurezza sono peggiorate e non è più sicuro nemmeno all’interno degli istituti. Noi enti autorizzati ci siamo tutti attivati subito per chiedere una rapida conclusione delle procedure in corso, ma solo un bambino aveva già il passaporto e l’iter per completare tutti i documenti è stato complesso perché è difficile dialogare con gli uffici pubblici ad Haiti», concludeva il presidente.

Il pericolo e il bisogno

Anche Naaa ha una coppia che sta per abbracciare un bimbo. «Siamo gli ultimi ad essere entrati nel gruppo, perché la sentenza di adozione è passata in giudicato da pochissimi giorni. Siamo molto felici di avere avuto l’opportunità di far entrare i bambini in Italia con il volo di Stato che il governo sta organizzando: senza di essa, i bambini e le famiglie avrebbero rischiato di restare bloccati per anni perché ad Haiti la situazione è davvero molto grave», spiegava Maria Teresa Maccanti, la presidente di Naaa. I bambini hanno viaggiato verso l’aeroporto accompagnati haitiano da un responsabile dell’istituto in cui hanno vissuto. Per condurre i bambini all’aeroporto in sicurezza, famiglie ed enti si sono attivati perché fossero garantiti dei mezzi blindati. «C’è un tema di sicurezza per la vita, alcune zone più pericolose di altre e anche lungo la medesima strada ci sono zone più rischiose di altre, ma è imprevedibile sapere dove si trovano queste bande armate», raccontava Maccanti.

Già da un paio di anni la CAI aveva invitato gli enti autorizzati a non prendere nuovi incarichi per Haiti, proprio per l’incertezza della situazione del Paese. «Noi abbiamo solo un’altra coppia che sta aspettando l’abbinamento. E pensare che lì ci sono tantissimi bambini che hanno bisogno di una famiglia. Nel momento in cui dovesse cessare questa situazione così instabile, potremmo davvero fare la differenza», concludeva Maccanti.

Ora per dieci bambini quell’abbraccio che segnerà l’inizio di nuove storie di vita è davvero vicinissimo.

In foto, un quartiere di Port-au-Prince. Foto di Heater Suggitt su Unsplash.


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