Famiglia

Adozioni, la cura del primo incontro

Come preparare i bambini all’incontro con i futuri genitori? L'Associazione Solidarietà Adozioni celebra i suoi 25 anni con un evento che mette a tema proprio la preparazione del primo, delicatissimo incontro. Appuntamento a Siracusa il 21 giugno

di Sara De Carli

Si dice che servono sette secondi per farsi una prima impressione di una persona che non abbiamo mai visto prima. E che quei sette secondi influenzino il rapporto che avremo in seguito con lei. Maria Virgillito, presidente di Asa, sorride: «Non è che quei primi istanti determinino la costruzione del rapporto, assolutamente no, però innegabilmente il momento del primo incontro tra la coppia e il bambino è importante, perché è lì che i bambini devono cominciare a fidarsi di due persone che tutto sommato sono due sconosciuti». L’Associazione Solidarietà Adozioni compie 25 anni e nell’appuntamento clou dei suoi eventi celebrativi ha scelto di mettere  a tema proprio la preparazione dei bambini all’adozione internazionale.

L’appuntamento è per il 21 giugno a Siracusa: la mattinata vedrà protagonista il vicepresidente della Commissione Adozioni Internazionali, Vincenzo Starita, che terrà una lectio magistralis, mentre nel pomeriggio ci sarà una tavola rotonda con le Autorità centrali di Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. «Abbiamo scelto di riflettere insieme su questo tema perché riteniamo che sia un aspetto importante e anche perché volevamo davvero mettere i bambini al centro: sulla carta i bambini sono sempre i protagonisti, ma di fatto quando si parla di adozioni a volte si finisce per concentrarsi più sulle coppie e le loro esigenze, oppure sui problemi del sistema. Abbiamo cercato un approccio diverso. Alla fine se pensiamo che in due o tre incontri i bambini devono essere pronti per cominciare una nuova vita con due estranei… dobbiamo ammettere che a loro chiediamo davvero tanto in quel momento. E il fatto che i bambini siamo sempre più grandi è un elemento aggiuntivo da tenere in considerazione, perché i bambini hanno un loro vissuto, i loro ricordi», racconta Virgillito. 

Abbiamo scelto di riflettere insieme su come preparare i bambini all’adozione perché riteniamo che sia un aspetto importante. Sulla carta i bambini sono sempre i protagonisti, ma di fatto quando si parla di adozioni spesso si finisce per concentrarsi più sulle coppie e le loro esigenze

Maria Virgillito, presidente Asa

Per questo Asa cura tantissimo il momento dell’incontro e cerca per quanto possibile di prepararlo. Le coppie mandano ai bambini un pacco con dei giocattoli e le loro foto. L’incontro inizia così, a distanza. Gli operatori – in generale il personale degli orfanotrofi dove sono accolti i bambini, in Ungheria le coppie affidatarie stipendiate dallo Stato – aprono il pacco insieme ai bimbi e mediano così il primo incontro con questi due estranei. «Qualcuno registra questo momento e ci manda il video, così noi rivedendolo insieme ai genitori riusciamo a dare qualche spunto per quello che sarà il primo incontro di persona fra loro. I dettagli non sono mai scontati, nemmeno quelli banali come il suggerimento di indossare abiti comodi, quel giorno, per poter giocare sul pavimento con i bambini», racconta Virgillito. Fa strano dirlo oggi, ma le videochiamate tra i genitori e i bambini timidamente sperimentate da alcuni Paesi durante il Covid, non sono affatto diventate una prassi.

Maria Virgillito, presidente di Asa

È poco o tanto? «È quello che possiamo fare: sulla preparazione psicologica ed emotiva dei bambini, che pure è importantissima, non abbiamo tante informazioni perché dipende dal Paese di origine. Sinceramente non conosciamo le strategie psicologiche o pedagogiche messe in campo per preparare i bambini, molto dipende anche dal fatto che essi siano in un istituto o in una famiglia. Però devo dire che nella nostra esperienza non abbiamo mai avuto particolari problemi in questo senso, quindi un lavoro di questo tipo c’è», spiega la presidente.

25 anni di storia

Sono 33 i Paesi in cui Asa oggi è accreditata o operativa e i minori adottati sono complessivamente 1.284, soprattutto da Ucraina, Ungheria e Repubblica Ceca. Più di recente si è aggiunta la Slovacchia. In Repubblica Ceca, Asa è l’unico ente autorizzato. «La nostra storia inizia in modo rispetto a quella di tanti altri enti autorizzati. Io non sono una mamma adottiva, ma ho sempre pensato che oltre ad avere figli miei mi sarei impegnata per dare la possibilità a quanti più bambini possibile di avere una famiglia. Io ho perso mia madre a 18 anni, credo abbia contato molto questo nella mia scelta. Ognuno nella vita si gioca le proprie possibilità, ma il fatto di avere una famiglia è troppo importante», afferma Virgillito.

Con il marito, medico volontario di Medici Senza Frontiere, hanno avuto tre figli: erano ancora piccoli quando è nata Asa. «Ogni tanto quando tornavo dai viaggi all’estero mi dicevano “porta a casa anche tu due o tre fratellini, però mi raccomando, chiarisci che la PlayStation non si tocca”. La scelta dell’adozione noi non l’abbiamo fatta, ma ho dato tutta la mia vita professionale per questo». 

Io non sono una mamma adottiva, ma ho sempre pensato che oltre ad avere figli miei mi sarei impegnata per dare la possibilità a quanti più bambini possibile di avere una famiglia. Ho perso mia madre a 18 anni, credo abbia contato molto questo nella mia scelta

Negli anni Asa è cresciuta: nel 2023 è stato il secondo ente autorizzato per numero di adozioni concluse. «Sono cresciuta avendo come miti le figure storiche dell’adozione italiana, come Marco Griffini, Gianfranco Arnoletti, Anna Torre. Abbiamo scontato anche le difficoltà di essere al Sud: all’inizio l’acronimo Asa stava per Associazione Siciliana Adozioni, ne ero orgogliosa e lo rivendicavo ma devo ammettere che è capitato più di una volta che le persone, sapendo che la sede legale dell’ente è a Catania, abbiano rinunciato. Oggi abbiamo sedi a Roma, Palermo, Forlì, Taranto, Bolzano, Milano, Lucca e Reggio Calabria. Sono stata fra le prime a credere nelle fusioni e incorporazioni di enti, perché le difficoltà delle adozioni internazionali sono tante ed era un peccato perdere i rapporti che esistevano con i vari Paesi», racconta la presidente. 


Tre fratelli

Due sono i punti di orgoglio, al giro di boa di un quarto di secolo. Il primo è l’aver sempre avuto un rapporto equilibrato tra incarichi e adozioni concluse (dal 2019 la Commissione Adozioni Internazionali nei suoi report pubblica il numero di conferimenti pendenti per ogni ente e per ogni Paese). In questo momento Asa ha 42 abbinamenti, 12 incarichi conferiti e 95 procedure pendenti, con 1.284 minori adottati. «È sempre stata per me una scelta precisa, perché avere una coppia serena, tranquilla, che arriva all’incontro con il bambino con i tempi giusti e la preparazione giusta è una leva importante per il benessere mentale anche dei bambini», sottolinea Virgillito.

L’altro è un elemento caratterizzante l’ente: «Abbiamo tantissime coppie disponibili ad accogliere più fratelli, anche tre. Devo dire che questa disponibilità la riscontriamo soprattutto tra le coppie del Sud, mentre in altri territori i decreti parlano sempre più spesso di un solo minore. E sono tutte storie bellissime».

Qui il save the date per l’evento del 21 giugno a Siracusa.


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