Mondo

AiBi a Prodi: spezzi il blocco

Adozioni in Romania.

di Redazione

Non sembrano esserci vie di mezzo, nella vicenda delle adozioni in Romania: prima la moratoria delle adozioni, decisa da Bucarest per tamponare l?assoluta libertà, il ?business dell?infanzia?; poi il congelamento definitivo, con una legge in via d?approvazione che sancisce il no assoluto all?adozione da parte di stranieri (eccetto i parenti espatriati).
Nell?edizione del quotidiano The Guardian del 6 maggio si legge che anche gli Stati Uniti ora sono in allarme, e sono scesi in campo per chiedere una modifica della legge ai deputati rumeni, che dovranno votare il testo entro maggio. Di fronte a una proposta di legge elaborata sotto la forte pressione dell?Unione Europea, che “limita drasticamente la possibilità dei minori di avere una speranza di vita decente”, spiega al quotidiano George Roman, direttore di Save the children Bucarest, le organizzazioni in difesa dell?infanzia e più di 20 deputati americani hanno già premuto sul parlamento rumeno affinché trovi una soluzione che ammorbidisca le restrizioni sulle adozioni internazionali. “I bambini non possono essere costretti a vivere negli istituti solo perché non ci sono famiglie rumene disposte ad accoglierli”, ha dichiarato l?ambasciatore americano in Romania, Michael Guest. Sull?argomento l?attenzione internazionale è altissima: in Italia l?AiBi – Associazione Amici dei Bambini, che da tempo segue il caso Romania, ha raccolto 2mila firme in dieci giorni per un appello al presidente della Commissione Ue. Obiettivo: convincere Romano Prodi a sollecitare una legge sulle adozioni internazionali in Romania che garantisca “il diritto dei minori abbandonati ad avere una madre e un padre”.

Info:
Ai.Bi.

Nessuno ti regala niente, noi sì

Hai letto questo articolo liberamente, senza essere bloccato dopo le prime righe. Ti è piaciuto? L’hai trovato interessante e utile? Gli articoli online di VITA sono in larga parte accessibili gratuitamente. Ci teniamo sia così per sempre, perché l’informazione è un diritto di tutti. E possiamo farlo grazie al supporto di chi si abbona.