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Amare sorprese: l’infarto colpisce di più i poveri

Chi è senza lavoro o abita in quartieri disagiati è più a rischio

di Gabriella Meroni

L’infarto? È una malattia da poveri. Dei disoccupati e di quelli che vivono nelle regioni disagiate. Lo rivela uno studio del Centro per il controllo delle Malattie cardiache, che ha stabilito come, in America, le persone che hanno una situazione economica peggiore, quelli che vivono nelle regioni dove la disoccupazione è maggiore e dove la paga mensile è più bassa, hanno maggiori probabilità di essere colpiti da infarto e da malattie cardiovascolari rispetto alle persone che invece godono di una “migliore salute economica”. I ricercatori hanno anche sottolineato come le persone di colore hanno dei rischi maggiori rispetto ai bianchi, con una percentuale di rischio pari al 26% più alta rispetto a quella dei bianchi d’America. Il 40% delle malattie cardiache colpisce le persone di colore al di sotto dei 65 anni, nei bianchi la percentuale è del 21. La regione che se la passa peggio è l’Arkansas, al secondo posto il Mississippi. Ma non si tratta solo di cattive condizioni economiche e di bassa occupazione. Gli impieghi che si trovano in queste regioni sono spesso ad alto rischio, impongono delle condizioni difficili. E i ragazzi abbandonano la scuola presto per andare a lavorare, con un disagio culturale che fa sentire i suoi effetti. Per quanto riguarda le donne, sono certamente meno esposte al rischio di infarto rispetto agli uomini, ma la qualità della vita difficile si fa risentire anche nella loro salute e spesso soffrono di ansia e di altre patologie simili. La qualità della vita è insomma peggiore fin da piccoli, soprattutto per le persone di colore, che sono così esposte ad un rischio cardiovascolare maggiore.


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