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Amnesty: processo iniquo in Egitto

Si tratta di ventotto persone arrestate l'estate scorsa, in gran parte attivisti e dirigenti di due ong nordafricane

di Redazione

Amnesty International denuncia l’iniquità del processo che, in Egitto, ha portato alla condanna a sette anni di carcere per il dottor Saad Eddin Ibrahim, direttore del Centro egiziano di difesa diritti umani “Ibn Khaldun”. Secondo quanto denunciato dall’organizzazione umanitaria, il procedimento è stato tenuto presso la Suprema corte di sicurezza del Cairo, un tribunale che non risponde agli standard fissati a livello internazionale per garantire i diritti fondamentali degli imputati. Per esempio: contro i verdetti emessi dai suoi giudici non si può fare ricorso se non sulla base di presunti vizi procedurali. E Amnesty ha denunciato altre violazioni nei confronti di Ibrahim e dei 27 coimputati per presunti crimini finanziari e diffusione di notizie diffamatorie per l’Egitto. Innanzitutto, gli interrogatori sarebbero stati condotti in assenza di un legale, e i dossier relativi agli imputati sarebbero stati consegnati agli avvocati difensori solamente poche ore prima dell’inizio del processo. Ibrahim e gli altri imputati, condannati a pene varianti da uno a sette anni di prigione, sono in larga parte dirigenti e attivisti di due ong del Paese nordafricano: l’”Ibn Khaldun” e il Centro di sostegno al voto delle donne egiziane. Tutti sono stati arrestati fra il giugno e il luglio 2000 e rilasciati dopo circa un mese. La prima udienza del processo si è poi tenuta il 18 novembre scorso.


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