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Cooperazione & Relazioni internazionali

Anche il non profit nello staff di Bill

Il presidente crea una task force interministeriale per rafforzare la collaborazione tra settore pubblico e Terzo settore.

di Sergio Lucchetti

L’immagine più eloquente di cosa sia, e sopratutto di quanto sia importante, il non profit americano la offre il primo cittadino dell’Unione. Venerdì 22 ottobre alla Casa Bianca Bill Clinton ha organizzato e ospitato una conferenza sul tema della filantropia e del non profit, e in particolare sulle prospettive future del settore, alla quale hanno partecipato 150 ospiti scelti fra i dirigenti delle maggiori fondazioni non profit americane, esponenti del mondo del volontariato, e alcuni grandi donatori, ma soprattutto alla quale sono stati collegati in videoconferenza e via Internet almeno tremila diverse sedi di organizzazioni non profit a carattere nazionale o locale. «Cominciamo accettando l’idea che non esiste una scelta, che peraltro non è mai esistita, fra un governo che risponde a tutte le necessità della società e uno che le ignora lasciando tutto nelle mani del volontariato e delle non profit», ha detto Clinton. «Il settore pubblico e quello delle non profit e della filantropia devono costruire una partnership migliore, e quando l’avremo molte cose funzioneranno meglio». Hillary Clinton ha moderato il dibattito, come aveva fatto due anni fa, su tre temi centrali: come passare alle nuove generazioni il tema del volontariato e della filantropia; come incoraggiare i singoli a offrire più tempo e più reddito per queste iniziative; studiare l’effetto che le nuove tecnologie, e le fortune che queste hanno generato sul fronte imprenditoriale, stanno avendo sul mondo del non profit. La First Lady è convinta che la filantropia vada insegnata, ma spinge anche sulla generosità degli americani: il totale delle donazioni alle non profit in rapporto al reddito complessivo degli americani non è salito da trent’anni a questa parte, anzi è leggermente calato, mentre per esempio sul fronte del fundraising in 15 anni il numero degli addetti è quadruplicato per toccare le 20 mila persone. I singoli americani, e quindi non le aziende, hanno offerto 71,3 miliardi di dollari nel ’75, se consideriamo l’effetto dell’inflazione, e lo scorso anno il totale è stato di 134,8 miliardi di dollari. «Immaginate che progresso rivoluzionario avremmo negli Usa», ha detto Hillary Clinton, «e quante vite potremmo cambiare se ogni famiglia americana aumentasse dell’1% del proprio reddito quanto offre annualmente». Il vertice ha portato il presidente a lanciare tre iniziative concrete per il settore: la prima, uno studio da parte del suo gruppo di consiglieri economici sul ruolo della filantropia e del non profit nell’economia del Paese; la seconda, la creazione di una task force interministeriale per rafforzare l’interscambio e la collaborazione fra il settore pubblico e il mondo delle non-profit; la terza, un incontro in tempi brevi fra i rappresentanti di queste ultime e del Tesoro per discutere la politica federale verso le non profit, presumibilmente sotto il profilo fiscale. Il percorso, ovviamente, non è privo di ostacoli: quest’anno ad esempio il Congresso ha bocciato due proposte di legge pro non profit, l’una che avrebbe permesso ai pensionati di dare in beneficenza i loro risparmi esentasse senza incorrere in alcuna imposta, e un’altra che avrebbe esonerato dall’obbligo di ricevuta ogni donazione inferiore ai 100 dollari. Il settore che dibatte il suo futuro è un mastodonte che le normative americane dividono in 27 diverse categorie. Negli Usa sono non profit anche i sindacati e i partiti, e la stessa definizione non è univoca perché si parla alternativamente di indipendent sector, Terzo settore o fronte del volontariato e di tutto quello che sta fra il settore pubblico e il mondo del business, dove il profitto è il fine principale. Complessivamente negli Usa 1,14 milioni di organizzazioni sono non profit: 654 mila sono charities, e cioè organizzazioni di beneficenza, ma anche ospedali, musei, scuole private e persino stazioni televisive, almeno agli effetti fiscali. Al loro interno sono le fondazioni, che a loro volta possono essere private (come quelle di Bill e Melinda Gates), comunitarie (e quindi legate a una realtà locale), societarie e “operative”, nel senso che esistono con un unico fine. A fianco a loro operano 341 mila organizzazioni non profit a carattere religioso e 140 mila a fini sociali. Tutto questo dà lavoro a 10,2 milioni di americani, il 6,9% della forza lavoro, e nel ’97 ha generato 621,4 miliardi di dollari di fatturato pari al 6,4% del prodotto interno lordo americano. A fianco di chi lavora a tempo pieno nel non profit c’è un esercito di 5,4 milioni di persone attive come volontarie o part-time, in un quadro dove il 58% degli americani si impegna in qualche forma di volontariato e il 70% delle famiglie offre almeno una donazione all’anno per una media di poco superiore ai mille dollari per famiglia. Il sondaggio più recente dell’associazione Indipendent Sector mostra che sono quasi 110 milioni gli americani che offrono una qualche forma di volontariato, e cioè oltre il 48% degli adulti (il 52% delle donne e il 45% degli uomini) e quasi il 60% dei teenager. Oltre 13 milioni di americani di età compresa fra i 12 e i 17 anni sono attivi nel volontariato, anche in strutture informali, per una media di 3,5 ore a settimana. In media gli adulti offrono 4,2 ore a settimana di volontariato, e generano ore di lavoro pari a un valore di oltre 20 miliardi di dollari all’anno. Fra i settori di maggior impegno del volontariato c’è il mondo delle istituzioni religiose con il 25,8% del totale, seguito dal settore internazionale e quindi gli organismi che operano a favore del terzo mondo con il 20,3% (e un tasso di crescita molto sostenuto negli ultimi anni), e Terzo il settore dell’educazione con il 17,5% dei volontari. Alle associazioni giovanili va il 15,4% del volontariato, seguito dal 13,2% delle attività di servizio sociale, e poi con 7-8% ciascuno attività sul fronte dell’organizzazione del lavoro, della tutela dell’ambiente, delle arti e dello spettacolo. Sul fronte delle donazioni, invece, è il settore religioso a raccogliere il 57,5% del totale, seguito con circa il 9% ciascuno dal settore sanitario, dell’educazione e dei servizi sociali. Mediamente gli americani danno in donazioni il 2,1% del loro reddito annuo, un dato relativamente basso se paragonato a realtà come quella olandese o dei paesi scandinavi. La nuova frontiera di questo settore è anche negli Usa quella di Internet e della raccolta telematica sia di donazioni sia di volontari per le diverse attività. Per ora solo l’1% del denaro viene raccolto così. Ma su Internet per orientare il cittadino medio sono ormai disponibili i bilanci di tutte le associazioni non profit, la complessa normativa del settore tutti i progetti che hanno bisogno dell’aiuto di volontari o di contributi dei singoli donatori. Qualcuno pensa a creare un sito per i prodotti delle organizzazioni di beneficenza, altri mettono a confronto i bilanci delle maggiori non profit per indirizzare donatori e volontari, altri offrono assistenza fiscale e normativa.


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