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Armi leggere: ogni anno fanno 500mila vittime

Il dato emerge dalla conferenza sulle armi leggere organizzata nella sede di New York delle Nazioni Unite

di Gabriella Meroni

Ogni anno le armi leggere di piccolo calibro provocano mezzo milione di morti: il dato emerge dalla conferenza sulle armi leggere organizzata nella sede di New York delle Nazioni Unite. Per due settimane nel Palazzo di vetro diplomatici, esperti e costruttori di armi, cercheranno di trovare una strategia per stroncare il mercato illegale di pistole, fucili e armi simili. “Queste armi stanno facendo danni gravissimi – ha detto il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, presentando la conferenza – spero che si possa riuscire a fare lavorare insieme con noi costruttori e governi nel controllo del flusso”. Secondo uno studio di Amnesty International, pistole, fucili automatici e altre armi leggere, vengono utilizzate per commettere crimini in 100 Paesi. All’apertura dei lavori della conferenza, il gruppo che si occupa di diritti umani ha criticato le nazioni produttrici di armi come Stati Uniti, Russia e Cina. L’accusa principale è di aver cercato di ostacolare durante la preparazione dei lavori l’intesa su un piano d’azione globale, per regolamentare i traffici. Amnesty denuncia che spesso anche nei Paesi più avanzati le armi leggere sono usate per violare i diritti umani. Fra gli abusi ricorrenti c’è la violenza sulle donne da parte di soldati, l’arresto e la detenzione arbitraria di manifestanti pacifici da parte della polizia, l’uso delle armi da parte di militari per torturare detenuti. Degli oltre 100 Paesi messi all’indice da Amnesty 30 sono nell’Africa subsahariana, 22 nelle Americhe, 21 in Europa e nelle repubbliche dell’ex Unione Sovietica, 17 in Asia e 10 in Medio Oriente e Nord Africa. Le principali violazioni dei diritti umani commesse con armi leggere si sono registrate in Algeria, Colombia, Federazione Russa e Guinea. (Cnn)


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