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Attacco Usa a Banca Mondiale: «Ha fallito lotta alla povertà»

Il segretario al Tesoro americano, Paul O'Neill: «Basta visitare alcune delle nazioni piu' povere del mondo per rendersi conto che abbiamo ben poco di cui essere orgogliosi»

di Gabriella Meroni

Duro attacco del segretario al Tesoro americano, Paul O’Neill, alla Banca Mondiale, di cui gli Stati Uniti sono il maggior Paese contribuente. L’istituto, che dalla sua creazione, negli anni quaranta, ha destinato un totale di 470 miliardi di dollari allo sviluppo di infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo (225 miliardi negli ultimi dieci anni) avrebbe ottenuto, per O’Neill, scarsi risultati. ”Basta visitare alcune delle nazioni piu’ povere del mondo per rendersi conto che abbiamo ben poco di cui essere orgogliosi. E’ arrivato il momento di adottare un nuovo modo di operare nella lotta contro la poverta”’. O’Neill ha quindi proposto l’introduzione di tassi di interessi sui prestiti stanziati per i Paesi piu’ poveri. ”Confondendo prestiti con finanziamenti diamo un esempio sbagliato, perche’ trasmettiamo il messaggio per cui un obbligo non e’ realmente un obbligo”. O’Neill ha quindi invitato la Banca mondiale a sostenere un numero maggiore di progetti nel settore dell’educazione, lamentando che negli ultimi cinque anni questo settore ha reso conto solo del cinque per cento degli aiuti concessi. Immediata la reazione della portavoce della Banca Mondiale, Caroline Anstey, che sottolinea come l’approccio americano basato sulla riduzione dei deficit e del libero mercato non funzioni per la lotta alla poverta’. ”Il problema e’ che molti dei nostri azionisti e clienti considerano sorpassata questa teoria proprio perche’ credono che non funzioni”.


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