Famiglia & Minori

Barolo al di là del Barolo

Renata Bianco è la sindaca di Barolo, piccolo comune di circa 650 abitanti in provincia di Cuneo. Ci racconta la vita nel Comune patria del prestigioso vino i cui filari sono patrimonio Unesco. Le progettazioni, lo spopolamento, le politiche di welfare, l'economia e la storia di Barolo tra le pieghe del dialogo per la nostra rubrica "Piccoli comuni, grandi Sindaci"

di Gabriella Debora Giorgione

Ci sono piccoli comuni che non si immagina siano “piccoli” o che siano “comuni”. Sono luoghi famosi e ricercati, sono luoghi per sognare. Ma come si svolge la normale gestione amministrativa? Qual è la vita quotidiana dei cittadini e del loro sindaco? Quali, i problemi?

Si narra che Giulia Colbert di Maulèvrier, moglie del marchese Carlo Tancredi Falletti, incaricò il celebre enologo francese Louis Oudart di trovare nuove tecniche di lavorazione del vino nebbiolo prodotto sulle colline del Barolo. Ma Barolo è anche un piccolo Comune italiano nelle Langhe piemontesi che ha circa 126 abitanti per km quadrato e che poggia su una terra dal valore inestimabile, tanto che il sito “I Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato” è stato riconosciuto nel 2014 come Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Le colline digradanti a curve dolci, le tonalità tenui dal verde al marrone, a perdita d’occhio è tutta un’armonia complessiva e continua tra paesaggio e centri abitati. Siamo venuti a Barolo, però, per capire la vita quotidiana di un piccolo comune il cui nome ormai coincide col suo brand e che di certo non evoca un’amministrazione comunale o un sindaco o gli affanni quotidiani della gestione delle comunità piccole delle aree interne italiane.

Sindaca, siamo qui per capire Barolo al di là del Barolo…
È un paese è piccolo, siamo 650 abitanti circa ed io sono alla fine del secondo mandato e sono al sesto mandato come amministratore: due anni da consigliera, due da assessora al bilancio e turismo e due da sindaca. In realtà, essendo molto piccoli, il Consiglio comunale è composto da 11 consiglieri di cui otto di maggioranza e tre di minoranza e l’attuale giunta è composta solo da tre persone.

Un terzo mandato all’orizzonte, allora…
È un’esperienza bellissima, però è impegnativa. Io ho uno studio di consulente del lavoro per circa 60 aziende, la più grande con 120 dipendenti, la più piccola con uno solo. Siamo molto fortunati, ci sono parecchie attività sia a Barolo che nel territorio, qui vicino c’è Alba e siamo tutti un po’ cresciuti “a pane e Nutella”, possiamo vantare un nome importante e conosciuto, ma soffriamo di una forte carenza di personale: in Comune abbiamo solo cinque persone di cui solo due a tempo pieno, mentre le altre tre ruotano anche in un altro comune. Facciamo parte di un’unione di nove comuni che ci aiuta molto perché anche se sei un piccolo comune gli adempimenti burocratici sono uguali a quelli di un grande comune. Abbiamo insomma un problema perché l’anno scorso sono andate in pensione persone che hanno lavorato nell’ambito amministrativo di Barolo per 30 anni, persone “storiche” che hanno visto il cambiamento che c’è stato nel nostro paese. Attualmente per le nuove generazioni il posto pubblico non è più ambito come prima, facciamo veramente fatica a trovare personale. Pensi che per sostituire la responsabile del settore finanziario abbiamo un bando al quale hanno presentato domanda in 29, ma solo nove son venuti a fare il concorso e sono passati in due. La prima assunta subito ma se ne è andata subito perché ha trovato lavoro più vicino a casa sua. La seconda idem, quindi abbiamo dovuto fare un secondo bando.

Qual è stato il cambiamento di Barolo che diceva, sindaca?
Io ho cominciato il mio impegno politico giovanissima, seguendo la Pro-Loco nelle sue prime attività, parliamo degli anni degli anni ’80. Cercavamo di far conoscere il nostro paese, organizzavamo sagre e feste con l’intento di puntare sul turismo grazie al nostro Castello. Barolo è circondato dalle colline patrimonio dell’Unesco. Immaginatevi un po’ una perla in un mare verde, abitato da 650 persone in cinque km quadrati di territorio. Ci sovrasta il castello che era la casa di villeggiatura dei Marchesi Carlo Tancredi Falletti di Barolo e sua moglie Giulia Colbert Falletti di Barolo, una delle figure femminili più straordinarie dell’Ottocento, una donna “in anticipo” sui tempi che aveva una grande sensibilità umana e religiosa e che si dedicò col marito ai bambini poveri, alle ragazze a rischio e a molte opere di promozione sociale, tanto che per loro è stata avviata la pratica di canonizzazione per diventare beati. Morto il marchese, sua moglie, non avendo loro avuto figli, lascia tutti i beni a un’opera pia che doveva proseguire il loro operato benefico. Barolo era un castello, negli anni ’60 era in condizioni precarie che richiedevano un impegno di spesa non indifferente per ristrutturarlo. La fondazione decide di venderlo. C’era un’offerta da un privato, ma il Comune ha esercitato il diritto di prelazione e nel 1970 è riuscito ad acquistare il castello di Barolo per 40 milioni di lire e grazie alle donazioni di tutti i cittadini, che hanno indetto una sottoscrizione popolare. Il castello è quindi una proprietà del Comune di Barolo.

Quello è “il cambiamento” al quale alludeva prima?
Esatto. Abbiamo cominciato con un recupero conservativo, poi la messa in sicurezza, abbiamo iniziato ad aprire le visite. Nelle cucine abbiamo ospitato una scuola alberghiera che ha dato i natali ai primi chef stellati del nostro territorio. Da qui si inizia a intravedere questo percorso non più tanto agricolo legato solo al vino, ma si è sviluppata la recettività e siamo passati da un solo albergo ad avere adesso strutture capaci di 500 posti letto ed anche un campeggio. Di conseguenza, anche il settore della dell’enogastronomia si sviluppato molto ed oggi abbiamo 25 attività. Guardi, mi ricordo che all’inizio si puntava sulle sagre popolari e io mi ricordo che con la Pro-Loco, per poter fare cassa, facevamo la questua nelle cantine per farci regalare le bottiglie di vino per la sagra per fare la lotteria e come premio vincevi anche 50 bottiglie di barolo. Ricordo che le persone sbuffavano quando le vincevano perché ambivano a premi come lo stereo o un frullatore, le bottiglie erano anche un po’ schifate. Ora qualcuno va nella propria cantina e ritrova che i premi della sagra valgono una fortuna. Il riconoscimento della DOCG e il riconoscimento Unesco del 2014 hanno completato la svolta. Dalla fine della pandemia facciamo fatica a gestire i week-end perché arriviamo anche a punte di 35mila pernottamenti.

Sì, però, così non si inverte lo spopolamento, ci sono solo presenze da vacanza. Quante case residenziali sfitte ci sono?
Neanche una. Il nostro problema di spopolamento è che non ci sono case per poter venire a vivere a Barolo. Le case che sono state vendute sono state poi adibite a ricezione turistica.

Ma se non ci sono nuovi abitanti, i bambini, le scuole, il futuro che fine fanno?
Non abbiamo mai perso il focus sulle scuole, abbiamo tutti e gli tre ordini scolastici e le famiglie dei paesi limitrofi dove non ci sono più le scuole portano qui i loro figli. Su una popolazione di 650 abitanti, mi trovo una popolazione scolastica che va dai 200 ai 220 bambini ogni anno.

Sì, ho capito, ma come lo facciamo ripopolare anche di residenti questo paese?
È l’interrogativo che stiamo vivendo adesso perché non abbiamo spazio per costruire. Tutto attorno ho dei vigneti che valgono una miniera d’oro, ma abbiamo un serio problema di popolamento. Anche le ciclabili sono impensabili, non posso toccare neanche un solo filare, sono cifre inavvicinabili. Il problema è il futuro: l’anno scorso grande annata con sei nuovi nati, quest’anno uno solo. Come si incentiva a venire ad abitare? Dove li metto?

Qual è la gestione quotidiana di Barolo? Quanti giovani ci sono? Come funziona il sistema di welfare?
Dai 18 ai 25 anni, circa 40 giovani che quando vogliono fare attività vanno in un attimo a Torino o Milano. Per fortuna sul welfare non abbiamo grandi problematiche, la funzione socio-assistenziale è affidata ad un consorzio di tipo pubblico. Nel 2020 è stato aperto il nuovo ospedale Ferrero che è un’eccellenza anche grazie ad una importante donazione della famiglia. Situazioni di povertà non ne abbiamo, un solo reddito di cittadinanza. Grazie all’Unione dei comuni, quando necessitiamo di interventi particolari ci aiutiamo con il principio di sussidiarietà.

Terzo settore, associazioni?
Nel Comune di Barolo purtroppo molto molto poco. C’era la Pro-Loco, ma stanno andando tutti via. Anche durante il covid, anziani soli ce ne sono stati pochi, si aiutano molto tra vicini.

Quindi niente amministrazione condivisa, fate tutto da soli?
Anche il verde e la manutenzione li fa un nostro dipendente.

Sul Pnrr come ve la siete cavata?
Abbiamo preso dei contributi sull’efficientamento energetico e sul dissesto idrogeologico. Il bando borghi non l’abbiamo preso, ma ancora speriamo che da qualche parte qualche risorsa possa uscire. Come Unione di comuni abbiamo presentato un progetto per la viabilità e per il trasporto sociale e turistico a livello scolastico, vorremmo sostituire i pulmini sia per i 200 bambini che per gli anziani che vogliano andare ad Alba o a Bra.

Quanto investite in comunicazione?
Ci stiamo riattivando. Un ufficio stampa richiede professionalità che noi in questo momento non ci possiamo permettere.


Qualsiasi donazione, piccola o grande, è
fondamentale per supportare il lavoro di VITA