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Carcere, presto sport per 10mila

Il guardasigilli Nordio e il ministro per i Giovani, Abodi, a Rebibbia per presentare il piano con cui Sport & Salute porterà nei penitenziari nuove attività fisiche per i carcerati. Coinvolti anche campioni come il nuotatore Massimiliano Rosolino e lo spadaccino Aldo Montano, che dice: «Ci sto, anche per fare»

di Redazione

«Noi atleti delle Fiamme Azzurre siamo la punta dell’iceberg dello sport professionistico. La cosa bella dello sport è però il suo essere di base, per tutti, e questo permette di creare buone pratiche di cultura e di abitudini soprattutto nei più giovani. Lo sport nelle carceri? Gli istituti penitenziari devono essere luoghi che devono riportare alla vita, recuperando la persona sul piano sociale e non. Lo sport può essere un mezzo utilissimo in questo senso». Parola di Aldo Montano, campione italiano della scherma, specialista della sciabola, medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Atene 2004, tra i protagonisti questa mattina alla Casa circondariale femminile di Rebibbia “G. Stefanelli”, a Roma, alla presentazione di “Sport di tutti – Carceri” – da cui provengono le foto di questo servizio. Non l’unico testimonial, c’era per esempio anche il nuotare Massimiliano Rosolino per questo progetto sostenuto dal ministro per lo Sport e i Giovani per il tramite del dipartimento per lo Sport e da Sport e salute, che mira al potenziamento dell’attività sportiva negli istituti penitenziari, in collaborazione con il dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, il dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità. «Sarò, come gli altri, a disposizione dell’iniziativa non solo per veicolarne il messaggio ma anche per fare» ha aggiunto lo schermidore.

Il piano coinvolgerà 10 mila detenuti. Il 24 marzo si è chiusa la piattaforma di candidatura dei progetti e a manifestare il loro interesse sono state 116 associazioni e società sportive, che opereranno in 60 istituti penitenziari per adulti, in 13 per minori e in 25 comunità di accoglienza per minori. L’obiettivo è sviluppare interventi di preparazione fisica e sportiva e di formazione tecnica che coinvolgano detenuti anche minorenni, favorire il reinserimento lavorativo nel mondo dello sport degli ex-detenuti, attivare inoltre un piano di formazione nazionale sullo sport di base in carcere, destinato agli operatori sportivi e al personale delle amministrazioni penitenziarie per dare loro uno strumento, lo sport, in grado di migliorare la qualità e la serenità della gestione carceraria. «Lo sport, come il lavoro, necessita di spazi», entra nel dettaglio il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, «e non tutte le carceri italiane ne hanno di idonei. La nostra idea è recuperare quelle strutture in grado di potenziare sia il lavoro che l’attività sportiva. Si tratta di strutture che in Italia esistono già e sono le caserme dismesse: hanno una struttura compatibile con il carcere e spazi aperti, adatti per tutte le attività (dal calcio all’atletica). Le ristrutturazioni del caso inoltre sono di modesta entità e poco dispendiose». Tra le ipotesi del ministro anche la possibilità di «affidare le stesse caserme ai detenuti, contribuendo ad aumentare la risocializzazione e a diminuire i disagi e le pene di chi deve scontare una condanna». Di «sport nelle carceri» come di «un veicolo di umanità e un modo per rieducare» parla il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. «Lo sport sia una difesa immunitaria sociale» sottolinea, aprendo il tema anche a «quartieri, inclusioni, parchi e spazi civici»

Reinserimento lavorativo

«Ci siamo posti un obiettivo ambizioso quando, nel febbraio 2021, abbiamo sottoscritto un protocollo d’intesa con il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria», dice Vito Cozzoli, presidente di Sport e Salute, «da allora sono cresciute le sinergie con il ministro per lo sport, il dipartimento per lo sport e il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità. Con queste azioni concrete, nei prossimi 24 mesi romperemo la routine e cambieremo le giornate a migliaia di detenuti». Per Cozzoli «gli anni da scontare in carcere angosciano, ma sono i pomeriggi che non passano mai a dare un contributo negativo alla vita. Tutti i detenuti hanno diritto alla riabilitazione e all’interno di questo diritto c’è anche il diritto allo sport. Questa progettualità – aggiunge – si propone di far fare attività fisico-sportiva e fornire una formazione tecnica ai detenuti, oltre a dare una formazione specifica sullo sport di base in carcere anche agli operatori, e mira al loro reinserimento nel mondo lavorativo. I progetti all’interno delle carceri possono contribuire al bene comune. Su 189 istituti penitenziari, ben 172 ne hanno uno legato all’attività sportiva che già coinvolge 25 mila detenuti. Ma possiamo fare di più, le politiche pubbliche non si possono fermare davanti ai cancelli blindati». A breve inizieranno i lavori istruttori della commissione di valutazione e a giugno 2023 cominceranno le attività formative per operatori e tecnici di associazioni che opereranno in carcere. «Entro la fine del 2023 emetteremo un altro avviso da 1 milione di euro per dotare gli istituti penitenziari di attrezzature per l’attività fisico-sportiva».


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