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Chi ha modificato le pappe dei beb

Con un decreto gli ogm diventano legali nei prodotti per neonati. E' una delle tante vittorie che la lobby del biotech sta portando a casa

di Giampaolo Cerri

Èl?ultimo regalo del ministro UmbertoVeronesi. Il decreto del ministro della Salute che introduce la tolleranza per gli ogm negli alimenti per lattanti, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 16 ottobre scorso (n. 241), porta infatti la sua firma. Che il professore non condividesse le cautele di certi suoi colleghi nel governo Amato, era cosa nota e questo provvedimento, licenziato mentre l?esecutivo era in carica per l?ordinaria amministrazione (porta infatti la data del 30 maggio 2001), lo certifica. Il decreto toglie le castagne dal fuoco alle aziende produttrici che utilizzano soia per gli alimenti alternativi al latte, introducendo alcune modifiche al vecchio regolamento; all?articolo 4, si stabilisce che «è escluso, in ogni caso, l?uso di materiale derivato da ogm, salva la tolleranza prevista dal regolamente Ce n.49/2000». Viene introdotta quindi una soglia di tolleranza per gli inquinamenti accidentali, l?1per cento, che prima non esisteva. Gli ogm erano totalmente esclusi dagli alimenti per bambini. Materia spigolosa, visto che a pochi giorni di distanza dal licenziamento del decreto, un paio di grandi aziende del settore si trovarono a dover fronteggiare la protesta degli ambientalisti e le inchieste dei Nas. Già in giugno, Greenpeace aveva preso d?assedio gli stabilmenti Nestlé di Albairate, in provincia di Milano, denunciando la produzione di Alsoy2 (una denuncia fatta alla Procura di Torino anche da Federconsumatori Piemonte), un alimento per lattanti a base di soia geneticamente modificata, dichiarato addirittura in etichetta. «L?azienda replicò che i prodotti di soia non rientravano nel campo di applicazione di un decreto precedente, questa volta della Presidenza della Repubblica, il 128/99, che si riferiva genericamente al latte», ricorda oggi Fabrizio Fabbri, direttore di Greenpeace Italia. In attesa di capire se il latte di soia fosse equiparabile o no all?altro, Raffaele Guariniello, magistrato ammazza-inquinamenti di Torino, apriva un?inchiesta sul prodotto e su uno analogo di Dieterba, il Multisoy. Era il 3 ottobre: i Nas gli avevano confermato la presenza di soia modificata. Non poteva sapere, il procuratore, che Veronesi stava sanando tutto. Con il nuovo decreto, il suo ufficio si alleggerisce dell?ennesima inchiesta: ora i faldoni sul ?biberon transgenico?, potrà mandarli direttamente in archivio. «In questo Paese la lobby del biotech è sempre più forte e questa storia lo dimostra», dice Ivan Verga, presidente di Vas-Verdi ambiente e società, una delle più documentate organizzazioni impegnate contro gli ogm in Italia. Secondo Verga, però, il bello, anzi il brutto deve ancora venire: «Questo non è che l?inizio, siamo in presenza di una formidabile pressione del partito pro ogm anche sul nuovo governo», spiega. «Il prossimo passo sarà introdurre soglie di tolleranza anche sulle sementi: l?obiettivo, cioè,rimane l?agricoltura». Assobiotech e Associazione italiana sementieri premerebbero infatti per ottenere deroghe al divieto di introdurre sementi geneticamente modificate. «I grandi produttori vorrebbero una tolleranza quantitativa dell?1 per cento per le presenze ?accidentali?», spiega Verga. Ma il ministro Alemanno non aveva promesso battaglia? «È vero. Vedremo cosa riuscirà a fare quando, a gennaio, le navi cariche di sementi di mais e di soia arriveranno dagli Usa nei porti di Genova, La Spezia, Livorno. Speriamo che prima d?allora, Pioneer, Monsanto e le altre sorelle del transgenico in agricoltura non lo abbiano costretto a cambiare idea». Proprio i Vas, nella primavera scorsa, intercettarono alcuni carichi in cui era presente soia geneticamente modificata sbarcata da Monsanto a Genova e stoccata nei magazzini di Lodi del gruppo americano. «Per il biotech l?obiettivo dichiarato è scardinare i divieti in agricoltura introducendo le tolleranze», conferma Fabbri, «finché, un bel giorno, tutti dovranno prendere atto della contaminazione avvenuta». Quando cioè sarà impossibile vietare quello che già c?è. E la moratoria disposta dalla Commissione europea? «Prodi a più riprese ha detto di voler ridiscutere la questione», ricorda Verga; «a settembre, ha annunciato di voler consultare la società civile sull?argomento. Insomma, Bruxelles sembra voler tornare sui propri passi». Lo stop sugli ogm è notoriamente una decisione che dispiace gli americani. «Vero», commenta Fabrizio Fabbri. «E non mi sembra che, in questo momento storico, l?Europa abbia la forza di opporsi a certe strategie commerciali». È la guerra, difficile scandalizzarsi di questi tempi. Nessuno alza la voce neppure sulle nomine legate al ministero dell?Ambiente di Altero Matteoli: un?infornata di paladini del biotech in cui trionfano i giovani ricercatori dell?Associazione XXI secolo, organizzazione non profit. «Il regista dell?operazione è il capo di gabinetto di Matteoli, Paolo Togni», dice una fonte interna al ministero, «un vecchio degasperiano convertito ad Alleanza nazionale». Sì, perché sulla partita agricoltura-ogm-ambiente si profila uno scontro intrapartitico. Da una parte, la destra sensibile agli interessi industriali, storicamente vicina alle grande imprese della Confagricoltura e che ha in Gustavo Selva il suo rappresentante di punta. Dall?altra, la destra sociale di Alemanno, impregnata di anticapitalismo e storicamente ecologista. In questo scontro correntizio passa, forse, il futuro dell?ambiente in Italia.


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