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Frequenza200: un calcio all’abbandono scolastico

Il progetto di Intervita onlus a Palermo ha avuto ottimi risultati con l'80% degli studenti che ha concluso brillantemente l'anno scolastico. Frequenza200 è attivo da un anno oltre che a Palermo a Napoli e Milano

di Redazione

Si può vincere l’abbandono scolastico. Lo dicono i numeri del primo anno di Frequenza200, il progetto di Intervista onlus che nel capoluogo siciliano chiude il primo anno di attività con un ottimo bilancio. L’80% dei ragazzi che hanno partecipato al progetto contro l’abbandono scolastico a Palermo, infatti, nel quartiere Borgo Vecchio ha concluso brillantemente l’anno scolastico.

Il progetto Frequenza200 che prende il nome dal numero di giorni di lezione obbligatori che la scuola deve garantire per legge in Italia, è il network attivo dal 2012 in tre regioni italiane (Lombardia, Campania e Sicilia) che mira a contrastare il fenomeno dell’abbandono scolastico, valorizzando la relazione tra la scuola e il territorio in cui si trova. Il fenomeno – condizione che mette molti giovani a rischio di bullismo, violenza e microcriminalità – in Italia ha dimensioni allarmanti: si parla ogni anno di quasi 700mila ragazzi tra i 10 e i 16 anni.
 
Nelle prime tre città pilota del progetto (Milano, Napoli, Palermo), sono stati aperti altrettanti centri diurni che potessero accogliere i ragazzi a rischio di abbandono scolastico per aiutarli nel loro percorso formativo. Parallelamente sono state avviate attività all’interno di alcune scuole per aiutare i ragazzi con maggiori problemi scolastici a concludere il ciclo di studi.  
 
A Palermo, in particolare, nel primo anno oltre alle attività del centro, 25 ragazzi di età compresa tra i 13 e i 16 anni, con una o due bocciature nel curriculum scolastico, hanno partecipato a un percorso didattico a scuola. Durante i pomeriggi, gli educatori di Intervita, grazie anche all’aiuto di alcuni insegnanti, hanno coinvolto i ragazzi in attività di gioco, sportive e laboratori artistici. L’obiettivo era di cercare di scardinare la repulsione di alcuni di loro verso il sistema scolastico.
 
«Giorno dopo giorno abbiamo conquistato la fiducia di questi bambini e adolescenti. Seguendo i loro ritmi abbiamo ripercorso i principali argomenti del programma scolastico per permettere loro di conquistare la licenza media. Il lavoro è stato difficile, soprattutto all’inizio. Perché abbiamo dovuto lottare con i pregiudizi di chi da sempre si è sentito mettere da parte, rifiutare da una scuola che non riesce a vedere il loro disagio. La più grande soddisfazione sono stati proprio loro: i successi agli esami, la speranza ritrovata e una nuova autostima», ha commentato Maria Rosaria, educatrice del centro Frequenza200 Palermo.
 
«20 ragazzi che ormai avevano perso ogni speranza e aspettativa verso la scuola, grazie a Frequenza200, hanno concluso l’educazione dell’obbligo. Di questi il 100% si iscriverà a settembre a un istituto professionale», ha commentato Grace, psicologa del centro Frequenza200 Palermo.«Un successo che ha stupito noi per primi, per la velocità e la reattività con cui i ragazzi hanno partecipato al processo di cambiamento. Uno in particolare, non potrò dimenticare. Luca, 16 anni, che agli esami di terza media ha stretto la mano ai professori ringraziandoli per l’appoggio e l’aiuto. Proprio lui che due anni fa, in un’altra scuola, era stato sospeso per aver insultato la sua insegnante».
 
Quello ottenuto a Palermo «è un bel risultato. Ma non possiamo accontentarci. Questo fenomeno in Italia continua ad avere dimensioni allarmanti», commenta Daniela Bernacchi, direttore generale di Intervita Onlus. «Intervita ha l’obiettivo di intensificare il proprio intervento dove è già presente e allargare le attività contro l’abbandono scolastico anche in altri territori. Ci interessa investire sui giovani perché sono loro gli adulti del domani. Questo è quello che ci aspettiamo: sapere di aver aiutato a crescere giovani adulti responsabili, di aver sostenuto famiglie con difficoltà che non riescono a seguire i loro figli, di aver accolto le difficoltà delle mamme e di averle aiutate nel loro ruolo e nel fatto che essere mamma non vuol dire rinunciare ad essere donna, attiva e protagonista».