Cooperazione & Relazioni internazionali

Cosa resta della nostra missione a Kiev?

Siamo tornati in Italia, chi a Trento, Venezia, Milano, Benevento, Roma, Firenze, Napoli, Potenza, chi in pullman attraversando tutta Europa chi in aereo. Riccardo Bonacina prova a tracciare un primo bilancio di un’esperienza molto intensa. Non il racconto, ma le emozioni e i pensieri fatti e le promesse fiorite

di Riccardo Bonacina

Siamo tornati in Italia, chi a Trento, Venezia, Milano, Benevento, Roma, Firenze, Napoli, Potenza, chi in pullman attraversando tutta Europa chi in aereo. 60 attivisti italiani, riuniti da Angelo Moretti, anima e portavoce di Project Mean, non un nuovo soggetto, ma un progetto nato dopo l’aggressione russa alla Ucraina. Non pacifisti di professione, ma cittadini che arrivano dai più diversi impegni professionali reti associative (cooperazione sociale, volontariato, cittadinanza attiva, associazionismo) e culture di appartenenza: docenti, psicologici, giornalisti, educatori, pedagogisti, agricoltori sociali, cooperatori, consiglieri comunali, responsabili di enti gestori del Servizio civile universale, un europarlamentare che l’11 luglio hanno deciso di fare un passo personale e collettivo verso la pace cercando di sottrarre terreno all’odio e alla guerra andando a Kiev. Tra loro il giornalista Aldo Torchiaro; Giacomo Gambassi di Avvenire; l’inviato di Tv2000 Vito D’Ettorre, lo psicologo Simone Feder; il Claudio Agostoni di Radio popolare; il fotoreporter Marcello Carrozzo; don Giacomo Panizza fondatore e anima di Progetto Sud a Lamezia Terme; Fra Fedele Mattera parroco della parrocchia di Santa Maria dell’Arco in Miano, la docente del Politecnico, Architetto e designer Anna Barbara e tanti altri. Nella capitale dell’Ucraina hanno incontrato rappresentanti della società civile come Ihor Torskyi fondatore di Action for Ukraine Foundation alla presenza del sindaco di Kiev, Vitalij Klyčko, della vicesindaca Maryna Honda, vice capo dell’amministrazione del Comune di Kiev per l’esercizio dei poteri di autogoverno e perciò anche anima di questo incontro e delle porte aperte del palazzo Municipale, del Nunzio apostolico in Ucraina Visvaldas Kulbokas impegnato a verificare le possibilità e i tempi per la visita di Papa Francesco. Insieme con il portavoce del Mean Angelo Moretti sono intervenuti la sociologa, etnografa, ed esperta nei processi di ricostruzione e gestione creativa dei conflitti Marianella Sclavi, il leader di Base Italia ed segretario generale dei metalmeccanici Cisl, Marco Bentivogli; il docente di pediatria e psicoterapia Raffaele Arigliani, l’europarlamentare Pierfrancesco Majorino.

Qui provo a scrivere i primi pensieri a bilancio di un’esperienza molto intensa, non il racconto, ma le emozioni e i pensieri fatti.

  • Carl Gustav Jung, grande psichiatra e psicoterapeuta scriveva che: “Pensare è molto difficile, per questo la maggior parte della gente preferisce giudicare”. Noi, così diversi tra noi, così diversi dagli ucraini, abbiamo capito nel nostro cammino e negli incontri a Kiev che possiamo parafrasare quella famosa massima anche così: “Ascoltare è molto difficile per questo la maggior parte delle persone preferisce giudicare”. Ce lo eravamo detti già nel nostro decalogo: andiamo in Ucraina per ascoltare, ascoltarci e ascoltare, come prima mossa. Senza giudicare. Del resto, esiste forse pensiero senza la mossa prima dell’ascolto? Esiste dialogo senza ascoltare l’altro? Lo avevamo scritto, oggi lo abbiamo capito di più, perchè come ci insegna Marianella Sclavi: “Ogni volta che stai parlando con una persona che ti interessa, quando questa persona sta sostenendo qualcosa con cui non sei d’accordo, devi essere contento e comunicarlo col corpo. Con il corpo e gli occhi dovete dire: “sei importante per me” e deve essere vero, altrimenti se ne accorgono. Quando ascolti qualcosa con cui non sei d’accordo, devi dire: “finalmente il mondo è più interessante”. Siccome a me interessa il rapporto umano trasformativo, mi ci butto con entusiasmo e così il risultato è trasformativo sia di me stessa sia del rapporto con gli altri.”
  • Torniamo a casa più ricchi perché ciascuno di noi ha trovato nuovi amici con cui abbiamo condiviso un piccolo – grande progetto “parlare di pace a Kiev, capitale di un Paese in guerra, proponendo azioni di pacificazioni e pensieri di contrasto all’odio”. Le relazioni buone e piene di promesse nate in questi giorni sono un grande regalo, un dono che incita alla restituzione. Del resto, persino gli economisti ormai, e non solo gli psicologi, riconoscono che le relazioni di fiducia sono il primo e fondamentale capitale. Capitale umano senza il quale nessuna costruzione buona è possibile.
  • Abbiamo imparato, una volta di più, che perché un desiderio giusto, come quello di sottrarre terreno all’odio durante una guerra e far guadagnare terreno alla pace, diventi realtà occorre metterci del nostro, un po’ di coraggio, il nostro corpo, le nostre energie, la nostra disponibilità. Ogni piccola impresa occorre di un inizio e non c’è nessun inizio possibile senza la mossa del nostro io. Fra Fedele ha detto giustamente: “Abbiamo guadato un confine che é geografico ma é anche quello delle nostre paure delle nostre pigrizie”. Mi ha molto colpito la risposta del sindaco Vitalij Klyčko a chi gli chiedeva come mai aveva aperto le porte del municipio della capitale di un Paese in guerra a dei pacifisti. “Considero amici chi è a fianco del nostro Paese e, come noi, ambisce alla pace. Apprezzo chi ha il coraggio di venire qui sapendo che non possiamo dargli la garanzia della totale sicurezza: solo vedendo con i propri occhi la distruzione di oltre trecento edifici soltanto a Kiev o il terrore che si vive ogni giorno, è possibile capire quanto sia necessario spendersi per fermare gli scontri”.
  • Un inizio, dunque. Ma se è un inizio significa che c’è una strada da fare e altre azioni nonviolente da costruire. C’è un lavoro da fare perché le belle promesse che abbiamo intravisto e toccato prendano corpo e forma. Perché questo accada c’è bisogno di tutti, di ogni piccolo gesto e contributo. Come ci ha detto Tatyana Shyshnyak, ogni piccola goccia è necessaria per fare un oceano. Il Nunzio apostolico in Ucraina nel suo bellissimo intervento ci ha ricordato di non aver paura neppure dei fallimenti: “l'azione nonviolenta dovrebbe essere la via per la costruzione della pace. Ma quando questa azione nonviolenta fallisce, perché non abbastanza creativa, perché senza troppa coesione, tenacia e ispirazione, allora sì che il popolo aggredito non trova più nessun altra soluzione se non quella di chiedere aiuto di ogni tipo, economo, politico e militare. Ma trattasi sempre di una risposta che dice che l'azione è nonviolenta é fallita. Quindi non perdete tenacia, coraggio, creatività. Si deve sempre ripartire”. Di inizio in inizio dicevano i benedettini.
  • Pacificare non è tema solo in Ucraina, l’azione di pacificazione la dobbiamo fare nei nostri territori, là dove siamo. Senza rinunciare al nostro primo sogno (e realativo fallimento), facilitare con pazienza e senza strappi o violenze, il dialogo tra comunità ucraine e russe che vivono in Italia. Intanto conoscendoli, riconoscendoli.
  • La gratitudine è un motore incredibile, una sorgente di energia, e noi oggi siamo grati per tutto quello che abbiamo vissuto e per chi abbiamo conosciuto. Come non sentire ancora l'energia che ci è arrivata dalle 15 piazze italiane che hanno mobilitato oltre 1.500 persone che sono volute essere con noi a Kiev sia pur in collegamento. Le loro parole, i canti, le poesie, gesti preparati, voluti, donati. Come non essere grati? Come ha detto Angelo Moretti alla fine del suo intervento a Kiev, “Avanti dunque verso la pace”.

Io sono poi personalmente grato a Serena Arcangeli che oggi ci ha regalato (attraverso la lettura di Paolo Dell’Oca) la sua preghiera laica, una posia di Eugenio Montale, che davvero ha a che fare con noi e con i colori che ci sono rimasti negli occhi. Grazie Serena.

Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.
Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.
Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.


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