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Migliorare la Rete

Cyberbullismo, una mostra per capirlo (provandolo)

Si chiama "The Ai.D, il cyberbullisimo oltre le parole”, l'esposizione realizzata dalle Acli di Roma, in collaborazione con il coordinamento nazionale dei Giovani delle Acli, e aperta al pubblico il 21 e il 22 settembre a Cuneo. All'interno anche l'opportunità di provare una shitstorm, ossia un attacco concentrico sui socialnetwork, per capirne gli effetti dirompenti

di Giampaolo Cerri

Trasformare la paura in arte digitale per abbattere il tabù del bullismo. È l’obiettivo della mostra “The Ai.D, il cyberbullisimo oltre le parole”, realizzata dalle Acli di Roma, in collaborazione con il coordinamento nazionale dei Giovani delle Acli, e aperta al pubblico il 21 e il 22 settembre a Cuneo (via Amedeo Rossi, 28), durante l’Incontro Nazionale di Studi delle Acli 2023.  

Negli ultimi mesi le Acli hanno raccolto oltre 300 storie vere di ragazze e ragazzi vittime di bullismo e cyberbullismo: trenta di questi racconti sono stati inseriti, in forma anonima, in un software di intelligenza artificiale che li ha tradotti nelle opere che compongono la mostra. In questo modo, sono stati messi concretamente in scena gli effetti che questo tipo di violenza genera in chi la subisce.  

Oltre alla mostra, è stato realizzato un video con l’influencer Martina Attili, in cui si invitano i giovani a cercare subito aiuto anche attraverso il canale Telegram (@aclinobulli), che offre assistenza dal punto di vista psicologico e legale.  

“Abbiamo trasformato le emozioni e le ferite dei giovani in opere d’arte di speranza e rinascita”, afferma Lidia Borzì, presidente delle Acli di Roma. “Solo attraverso la consapevolezza e il protagonismo dei ragazzi possiamo insegnare loro che contrastare questa grave piaga è possibile”. Secondo gli ultimi dati Sistema di Sorveglianza Hbsc Italia (Health Behaviour in School-aged Children – Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare), in Italia sono vittime di bullismo il 15% dei ragazzi, con una percentuale del 20% nei bambini di 11 anni (1 su 5).  

Il percorso della mostra si articola in tre parti: si inizia con il Muro della shitstorm, dove il visitatore ha la possibilità di sperimentare sulla propria pelle il senso di oppressione che prova una vittima di cyberbullismo. Su alcuni schermi, che simulano un device tecnologico, vengono proiettati gli insulti dei cyberbulli, in un crescendo d’intensità reso ancora più opprimente dal suono incessante di una tastiera e da quello delle notifiche.  

Superato lo shock, si entra in uno spazio protetto, lo Scrigno dell’ascolto, dove il trauma delle vittime viene tradotto dall’AI in immagini dal forte impatto emotivo. Qui si ha la possibilità di comprendere il dolore che è stato inflitto e imparare a rifiutare la violenza. Per la vittima, invece, inizia un percorso di ascolto interiore e comprensione del proprio vissuto.  

Infine, si arriva alla “Parete della ricostruzione” che porta alla rinascita attraverso il superamento del trauma e il rifiuto della violenza. Riccardo Rizzetto, curatore della mostra, spiega: «L’intelligenza artificiale fa sentire la forza di quei pugni sferrati dietro uno schermo, traducendo in visuale la potenza delle parole e aprendo così uno spazio di riflessione. È un atto di resistenza all’annullamento, un colpo di scena inaspettato che fa aprire le orecchie e prova a ridare importanza all’empatia e all’ascolto del prossimo». 

Per altri dettagli lunedì 18 settembre alle ore 10.00 si svolgerà online la conferenza stampa di presentazione del 55° Incontro Nazionale di Studi delle Acli, dal titolo Nuove tecnologie e intelligenza artificiale. Esperienza del limite e desiderio di infinito.

La foto in apertura è di Morgan Basham su Unsplash


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