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Dai Mass media al Covid: l’ultra razionalismo capitalistico che nega l’uomo

Cresce la paura e aumentano i dispositivi di sicurezza. Ma non tutti sono giustificati: pensiamo ai meccanismi automatici di barrage, che aprono o chiudono una porta basandosi sulla temperatura corporea. Nuove barriere architettoniche che cancellano ogni responsabilità individuale e sociale

di Carmine Castoro

Hotel Leonardo, Verona. Arrivo di sera tardi con le valigie, dopo un lungo viaggio da Roma verso il nord d’Italia. Supero le prime porte a vetro dell’ingresso principale, e queste si aprono. Le successive no, e resto in una sorta di zona grigia. Penso che possa essere a causa delle cellule fotoelettriche. Cerco di riposizionarmi, ma non accade nulla, e dall’interno nessuno alla reception sembra interessato a ciò che mi sta capitando.

Mi guardo intorno e mi accorgo di un terminalino che ti fotografa, controlla, misura, sottopone a checkup. Capisco dall'ologramma che devo avvicinare il polso al sensore laterale. Lo faccio. È un termometro. Ho 36.1: le porte si aprono. Presento alla concierge i documenti, come se niente fosse, in un no comment generale e silenzioso.

Gli automatismi della sorveglianza

Ma avete capito bene? Oramai siamo di fronte a una ferocissima subcultura isolazionista e performativa della salute, ridotta a capziosi skill di preformazione e verifica, di tipo tecno-indiziario, il peggiore, che a livello di processo in tribunale farebbe sfracelli.

È come se per cercare di acchiappare a tutti i costi un assassino si mettesse in galera un uomo per il semplice motivo che stava passando sotto quel balcone a quella precisa ora con un coltello in tasca compatibile con quello dell’omicidio. Sarebbe una follia. E invece per il concetto ormai sdoganato di “normalità” al tempo del Covid no, anzi, più è condita di paure collettive, smanie di controllo e poteri burocratizzati – i più dementi, perché sostituiscono regole pensate male ed eseguite peggio a umanesimo e vera solidarietà -, più risulta opaca e autoritaria.

Dunque, siamo arrivati ad alcune strettoie teorico-pratiche che fanno raggelare le vertebre: se hai più di 37 di temperatura corporea, non ti faccio manco entrare nel mio albergo trasformato in Fortezza dei Sani; e se ho prenotato e già pagato attraverso i circuiti modello Booking? Boh; e se la febbre mi viene l'indomani? che fanno questi signori, ti cacciano con i carabinieri? direbbero, vai in camera, fatti la borsa e vattene da qui perché sei indesiderato e pericoloso per l’incolumità degli altri ospiti? Boh; e se ho qualche piccolo rialzo termico perché mi sono preso una intossicazione alimentare banale, un raffreddore di stagione, o magari ho viaggiato col riscaldamento concentrato nell’abitacolo della macchina senza uscirne mai, che fanno? direbbero, cercati un altro albergo a mezzanotte? Boh; e perché devo essere avvicinato sempre e comunque al Covid prima di qualsiasi seria analisi sul mio stato di salute, come se non esistesse nessun altro quadro nosografico alieno alla diagnosi del virus imperante? Boh.

Al Leonardo, albergo bellissimo per carità, super efficiente, di lusso e con un rapporto costo-qualità che lo rende assolutamente appetibile a un turista o a un viaggiatore occasionale, per quante volte esci ed entri, devi sempre sottoporti a questo monitoraggio, se no non entri, e si possono creare conflitti di competenze e imbarazzanti situazioni, si possono aprire mille botole sotto la serenità di chi vuole solo dormire lavarsi rifocillarsi e ripartire. Ma vi pare giusto subire ansia, sospetto, privazione della privacy e saccheggio della propria persona in dati spacchettati e ricomposti secondo logiche assurde e violente, e soprattutto inutili, stabilite da governatori e comitati “scientifici” che troppo spesso ormai, oltre ogni evidenza ed equanimità, stanno sbagliando le decisioni più cruciali in epoca di contagio?

La cosa più assurda è che una pratica barrage come questa in cui mi sono imbattuto io, si svolge secondo gli automatismi di una terribile auto-sorveglianza; nessuno si alza dal bancone e ti viene ad aiutare fuori o a chiedere se hai problemi ad entrare. È il modello economico-darwinista che ingoia e sussume la medicina: se hai le monete compri la merendina, se hai le banconote la pompa eroga la benzina, se hai la smart card giusta puoi usufruire del bancomat, in mancanza di dotazioni e corredi specifici è inutile prendere a calci il distributore. Uguale.

Siamo ancora uomini

Ma noi siamo uomini, persone viventi, organismi complessi, non sistemi integrati di input/output. Eppure mai come in fasi storiche in cui il male è diffuso ed è diffuso pure (spesso ad arte) un afrore marcio di perniciosità, letalità, morte imminente, i circuiti macchinici, i sistemi di tele-rilevamento, i linguaggi trumaniani della propaganda e della repressione travestiti da titanico civismo, dispiegano tutto il loro micidiale default power, visto che non solo abbiamo delegato ai software e alla micro-elettronica attività e funzioni, ma abbiamo derogato anche alle cifre più delicate e fragili della nostra condizione umana.

Viene in mente il Joshua Meyrowitz di Teoria del medium (Franco Angeli, pagg. 102, euro 15) quando dice che “i media devono essere indagati in relazione alla loro capacità di creare nuovi ambienti sociali, la cui influenza sulla struttura della vita sociale non può essere ridotta al contenuto dei messaggi trasmessi su quei media… Le tecnologie che creiamo tendono a ricreare noi”. O quando, in un testo precedente (citato nella esaustiva introduzione di Maria Angela Polesana), con toni ancor più diretti e vibranti, sosteneva che “i media sono tipi di ambienti sociali che includono o escludono, uniscono o dividono le persone in modi specifici”.

Insomma, abbiamo incorporato i chip e i bit, ci facciamo digitalizzare, dunque esaminare e sagomare nelle nostre aspettative e legittimi diritti, da tecnologie comunicazionali impersonali e vigenze asettiche, e troppo spesso la nostra dimensione socio-culturale e psico-sociale non la poniamo in un rapporto di negoziazione e di salvaguardia con queste reti-Moloch, ma semplicemente vi ci consegniamo, abdichiamo al loro cinico “soccorso”, al loro anonimo e spettrale scheletro di agentività preconcette. La logica castellana del forestiero da tenere fuori dal fossato o del nemico interno da ostracizzare si coniuga miticamente con un ultra-razionalismo capitalistico che include/eslcude con fosforescenze e schermate, evitando pure sguardi e occasionali empatie,

E’ un passo e ci si sente violentati come uomini e cittadini, ci si sente un impaccio, un potenziale “cattivo” per gli altri, e su questa supposta malignità che ti getta nel serraglio degli “appestati” se solo sei un po' indisposto, o non rispecchi le routine di ordine pubblico con cui hanno pedissequamente e ossessivamente bardato le nostre esistenze quotidiane, cresce l'erba velenosa dello sgretolamento psichico e sociale, si smarrisce e confonde ogni razionalità interpersonale. Vengono applicati protocolli e dpcm, si fa largo uso di protesi e test, si impedisce e mura molto più che accogliere e capire, ma questa follia medico-politica chi la guarirà?


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