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Dal due palazzi di Padova buone notizie e un appello

Il documento conclusivo del convegno del 26/10/2001 a Padova presso il carcere Due Palazzi

di Riccardo Bonacina

Eravamo almeno in 500 dentro il carcere Due Palazzi di Padova. Nella palestra s?è discusso tutto il giorno di persone dentro, di volontari e del ruolo dell?informazione. Ed è stato un incontro utile soprattutto grazie a Ornella Favero e a tutti i volontari e detenuti del Centro documentazione Due Palazzi. Tra tutte, la notizia più bella e inaspettata è che il foglio di informazione del quartiere di Padova dove ha sede il carcere uscirà dal prossimo mese come ?inserto? di Ristretti, periodico di informazione del Due Palazzi. Evviva. Di seguito vi propongo il documento conclusivo del Convegno: Oggi, 26 ottobre 2001, a Padova, presso la Casa di reclusione Due Palazzi, i partecipanti alla giornata di studi ?Persone dentro e volontari fuori?, in relazione a quanto emerso nelle relazioni e nel dibattito da parte di operatori del pubblico e del privato sociale, rappresentanti amministrativi e volontari, affermano che il volontariato penitenziario non debba assolvere da ?fornitore di assistenza? ma avere una funzione consultiva nelle scelte politiche e operative prodotte ad ogni livello, che poi incidono sui fenomeni di esclusione sociale. Sollecitano i volontari a evitare atteggiamenti di chiusura e di concentrazione sulle proprie attività, dedicandosi anche ad un lavoro informativo e divulgativo, che è un obiettivo da raggiungere sia nei confronti della popolazione detenuta sia del mondo esterno al carcere, a cominciare da una maggiore circolazione delle idee e testimonianze sull?attività. Denunciano la disattenzione dell?opinione pubblica nei confronti del carcere che, oltretutto, è ricorrentemente male informata dai mass media troppo dediti ad allarmismi e paure, non sempre motivate, mentre serve una ?controinformazione? tempestiva e fruibile, portatrice di quella cultura di attenzione sociale che contraddistingue il volontariato, che mostrerebbe come la sicurezza sociale possa essere raggiunta utilizzando strumenti diversi dalla repressione. Ritengono che nei confronti dei detenuti si debbano intraprendere iniziative per fornire tutte le informazioni necessarie a un consapevole percorso detentivo e di reinserimento, che va dalla conoscenza alla sensibilizzazione, nonché strumenti per trovare assistenza, alloggio e lavoro all?uscita dal carcere. Rilevano come sia un ambito particolare d?intervento quello delle famiglie dei detenuti, per le quali possono essere previste modalità di sostegno, in particolare nel momento successivo all?incarcerazione del congiunto e in quello del suo ritorno in libertà. In questi casi il bisogno di informazione riguarda le norme che regolano l?accesso al carcere per i colloqui, le prassi giudiziarie, gli indirizzi utili per trovare l?aiuto necessario a risolvere i problemi che si presentano alle persone scarcerate; sollecitano il volontariato a prendere pubblicamente posizione specialmente in merito a provvedimenti, proposte di legge, o su casi singoli di particolare gravità, in quanto la diffusione di una cultura di questo tipo favorisce anche interventi legislativi in tutela dei diritti dei cittadini detenuti ed ex detenuti, guardano anche con particolare attenzione alle vittime in una logica, ove possibile, di riconciliazione e perciò con appropriati percorsi e progetti di mediazione; chiedono a tutti gli operatori pubblici e privati di alimentare opportunità progettuali rivolte alle persone detenute e di favorire il confronto tra esterno ed interno. A questo scopo il ruolo del volontariato è di vitale importanza, non solo per migliorare la qualità della vita in luoghi ancora troppo lontani e separati dal territorio ma anche per rappresentare le istanze di persone che non hanno possibilità di farlo autonomamente ed alla pena comminata troppe volte si aggiunge il mancato rispetto dei diritti più elementari.


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