Welfare & Lavoro

Donne, discriminate anche in cella

Il primo rapporto sulle donne detenute in Italia di Antigone mostra un sistema penitenziario declinato al maschile. Ma presenta proposte concrete per migliorare condizioni e diritti

di Luca Cereda

Il carcere è un luogo concepito al maschile: sia perché sono molti di più gli uomini detenuti, sia perché spesso manca un pensiero femminile dentro gli istituti di pena. Anche qui le donne scontano insomma il peso di un sistema plasmato sulle esigenze, i bisogni e la peculiarità maschili. È quanto risulta da “Dalla parte di Antigone”, primo rapporto sulle donne detenute in Italia di Antigone.

Il rapporto offre uno sguardo completo su tutte le carceri e le sezioni femminili nel nostro Paese, comprese quelle minorili e i reparti che ospitano detenute trans collocate nelle sezioni femminili. «Monitoriamo la realtà carceraria femminile da oltre 25 anni», spiega Susanna Marietti, coordinatrice nazionale Antigone e curatrice del rapporto. La presenza delle donne detenute nelle carceri italiane è ormai ferma da molti anni attorno all’attuale 4,2%. Erano 2.392 le donne presenti negli istituti penitenziari italiani al 31 gennaio 2023, di cui 15 madri con 17 figli al seguito».

Le donne che finiscono nelle carceri nostrane sono denunciate per lo più per furto (20,2%), frodi (23,2%), sfruttamento o favoreggiamento della prostituzione (25,8%), associazione a delinquere di stampo mafioso (16,8%), le donne in carcere sono 8 donne ogni 100.000 abitanti donne. A fronte di 182 uomini detenuti ogni 100.000 abitanti uomini e di 17 persone transgeder detenute ogni 100.000 abitanti transgender. Sono detenute per un quarto del totale in quattro carceri femminili (a Trani, Pozzuoli, Roma e Venezia). L’Istituto a custodia attenuata di Lauro ospita 9 madri detenute e altri tre piccoli Icam ospitano 5 donne in totale. Le altre 1.779 donne sono sostanzialmente distribuite nelle 44 sezioni femminili ospitate all’interno di carceri maschili. Con le sue 334 detenute (118 straniere) il carcere romano di Rebibbia femminile risulta il più grande d’Europa. Gli uomini si addensano percentualmente nelle condanne a oltre dieci anni di reclusione o all’ergastolo ben più di quanto non accada per le donne. Viceversa, queste ultime si addensano percentualmente nelle condanne fino a sette anni di carcere ben più di quanto non accada per gli uomini. Le ergastolane sono trenta. La presenza delle donne straniere, soprattutto rumene, nigeriane e bulgare, sulla totalità delle donne detenute è del 30,5%. Nel 2013 la percentuale delle donne straniere sul totale delle donne era del 40,05%.

Significativi sono anche i dati che monitorano il disagio psichico nelle donne detenute. Le donne con diagnosi psichiatriche gravi sono il 12,4% delle presenti, contro il 9,2% dei presenti in tutti gli istituti visitati nel 2022, e fanno regolarmente uso di psicofarmaci il 63,8% delle presenti, contro il 41,6% del totale. Il disagio psichico appare più significativo tra le donne dunque. Gli atti di autolesionismo sono stati 30,8 ogni 100 detenuti, contro i 15 degli istituti che ospitano solo uomini.

«Spesso, come per tutti i detenuti in carcere, è in realtà un disagio sociale – spiega Marietti -. Ma nelle donne è sicuramente maggiore. La donna detenuta soffre di più per la stigmatizzazione del carcere: è la madre che ha abbandonato i suoi figli, una cattiva donna» . Questo tema si lega a doppio filo al dramma dei suicidi in carcere. Lo scorso anno sono stati 84, uno ogni 4 giorni: un numero così alto non era mai stato registrato, né in termini assoluti né in termini relativi. Tra loro, 5 erano donne. Due di loro soffrivano di disagio psichico, altre due avevano problemi di dipendenza da sostanze e in carcere, forse, neanche ci dovevano finire. Alcune erano giovanissime. Come Concetta Manuela Agosta che aveva 29 anni e si trovava da soli due giorni nella Casa circondariale di Messina quando ha deciso di impiccarsi nella sua cella. O Donatella Hodo, 27 anni, aveva problemi di dipendenza e sin da giovanissima aveva fatto avanti e indietro tra carcere e comunità. Si è uccisa una notte nel carcere di Verona. Il Magistrato di sorveglianza ha ammesso che il sistema con lei aveva fallito e che il carcere non era il luogo adatto a Donatella.

I diritti delle donne detenute, le 10 proposte di Antigone

Di qui le 10 proposte dell’associazione per i diritti delle donne detenute.

1. Innanzitutto va istituito nel Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria un ufficio che si occupi di detenzione femminile, che deve essere diretto da esperti in politiche di genere. Solo così le esigenze specifiche delle donne non rischiano di andare perse nella grande massa delle necessità maschili.

2. Vanno poi previste azioni positive dirette a rimuovere gli ostacoli che le donne incontrano nell’accesso al lavoro, all’istruzione, alla formazione professionale.

3. Assicurate camere di pernottamento che soddisfino le specifiche esigenze igieniche e sanitarie (compresi gli assorbenti).

4. Alle donne detenute deve essere assicurato un servizio di prevenzione e di screening dei tumori femminili equivalente a quello delle donne in libertà.

Quante detenute vittime di abusi

5. Tra le varie esigenze specifiche Marietti sottolinea quella relativa allo screening psicologico, per rilevare eventuali abusi: «Molte donne che arrivano in carcere arrivano da situazioni di abuso di cui non hanno neppure consapevolezza». Se durante la detenzione vengono accertati o denunciati episodi di violenza sessuale o altri abusi o maltrattamenti, la donna deve essere prontamente informata del diritto di rivolgersi all’autorità giudiziaria.

6. Non solo, «alla donna vittima di violenza presa in carico dal punto di vista sanitario, psicologico e sociale durante la detenzione deve essere assicurata continuità di cura una volta fuori».

7. Nelle carceri dove sono recluse donne vi deve essere staff adeguatamente formato e specializzato sulla violenza di genere. Tutto il personale incaricato di lavorare con le donne detenute deve ricevere una formazione relativa alle esigenze specifiche di genere e ai diritti delle donne detenute.

8. Vanno previste azioni dirette a evitare ogni forma di discriminazione basate sul genere nei confronti delle donne che lavorano nello staff penitenziario a tutti i livelli.
9. In accordo con il principio per cui la vita in carcere deve approssimarsi il più possibile a quella nella comunità libera, in tutte le carceri che ospitano sia uomini che donne vanno previste attività diurne congiunte, così da incrementare le opportunità in particolare per le donne detenute.
10. Le carceri e le sezioni femminili devono essere improntate il massimo possibile al modello della custodia attenuata.


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