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Doping, a ciascuno il suo

Anabolizzanti che gonfiano i muscoli in pochi giorni, ormoni che eliminano la fatica degli atleti, anfetamine che danno più sprint a cuore e polmoni. Oppure le pillole “dolci e naturali” della creatin

di Stefano Cagliano

Si dopano i ciclisti, si dopano gli atleti; ora l?ombra delle sostanze dopanti cala anche sull?empireo calcistico. Ma la lotta al doping è, in realtà, iniziata negli anni ?50, a breve distanza dal periodo d?oro della farmacologia che aveva portato alla luce, tra l?altro, il tesoro nascosto degli ormoni. L?Italia fu tra i primi in questa lotta, considerato che la campagna antidoping iniziò nel 1945, addirittura 10 anni prima che partissero i primi controlli sistematici sugli atleti in un?olimpiade, quella di Tokyo. Passarono ancora sette anni, però, prima che si arrivasse a una legge contro chi usava sostanze vietate, nel 1971, quando il Comitato Olimpico internazionale preparò il primo elenco di prodotti vietati. Un elenco che è stato ed è aggiornato di continuo. I prodotti vietati Rientrano nel gruppo le sostanze che offrono un vantaggio sicuro agli atleti e che, d?altra parte, fanno correre rischi. Un caso esemplare sono gli ormoni anabolizzanti, prodotti dal testicolo e dalle ghiandole surrenali che promuovono la produzione di proteine e fanno crescere la massa muscolare. In breve aumentano la potenza. Esempi sono il testosterone e i suoi simili prodotti in laboratorio. Ormai si contano a decine. Entrarono in scena durante la II Guerra mondiale, quando furono usati dalle truppe tedesche. I primi atleti a impiegarli furono i sovietici, nel 1954. Fanno male, naturalmente. Tra l?altro danneggiano il fegato, il cuore e la catena produttiva degli ormoni sessuali, così da mascolinizzare le donne e, in modo paradossale, femminilizzare gli uomini. Un?azione simile – molto meno potente però – è svolta dall?ormone della crescita prodotto dal?ipofisi, una ghiandola collegata al cervello. Altri ormoni vietati sono la corticotropina o Acht, prodotto dal cervello e che stimola le surrenali a sfornare ormoni che aumentano la massa muscolare e la robustezza delle ossa, il fattore di crescita insulino-simile, prodotto dal fegato che promuove lo sviluppo di certi tessuti, la gonadotropina corionica, che aumenta la resistenza alla fatica, e l?eritropoietina, o Epo, usata soprattutto in sport acrobici come il ciclismo e lo sci di fondo. La simpatia di cui gode è dovuta al fatto che promuove la produzione di quantità aggiuntive di globuli rossi, così da migliorare l?ossigenazione dei tessuti e quindi anche la resistenza muscolare alla fatica. Il problema è che l?Epo rende il sangue più viscoso e fa correre il rischio di trombosi ed embolia. Le sostanze stimolanti Queste sostanze aiutano l?atleta perché aumentano la concentrazione e la vigilanza, danno un senso di benessere e di forza e, soprattutto, abbassano la sensazione di fatica. Fatto che, in situazioni che mescolano sforzo fisico e concentrazione mentale, ha effetti deleteri sul rendimento. Le anfetamine e le amine come l?adrenalina hanno anche effetti sul corpo perché aumentano la forza del cuore, la pressione, migliorano la ventilazione. Tra i loro effetti dannosi, però, sono stati registrati emorragia celebrale, infarto e aritmie cardiache, aumento patologico della temperatura del corpo. Effetti che, tra l?altro, non sempre sono collegati alle dosi e dunque imprevedibili da una persona all?altra. Anche la caffeina in quantità eccessive è vietata dalla regolamentazione attuale. E questo perché la sostanza – un po? come l?anfetamina – diminuisce il senso di fatica, aumenta il senso di vigilanza e aumenta la forza delle contrazioni muscolari, proprietà utili negli sport di resistenza. Sono vietati anche i beta-bloccanti, farmaci usati nella cura di malattie di cuore, ipertensione, mal di testa e per prevenire l?ansia da prestazione, l?agitazione collegata a una prestazione professionale o a un?esibizione davanti a un pubblico. Ma se nessuno ha pensato di vietarli a musicisti e altra gente di spettacolo, il loro uso è vietato agli atleti dalle Olimpiadi del 1988. Le sostanze permesse L?unica relazione dimostrata tra carnitina e sport è l?ex medico della nazionale di calcio Vecchiet, finito in carcere per aver intascato una tangente dalla Sigma Tau, la ditta produttrice del farmaco. Per il resto, «non ci sono prove che la carnitina migliori le performance atletiche», è il lapidario commento dell?organismo statunitense Us Pharmacopal Convention. Per quanto riguarda gli aminoacidi, i componenti elementari delle proteine, molti atleti, in particolare dilettanti, ne fanno largo uso con l?idea che possano essere utili. In realtà questi ?bibitoni? di proteine e amminoacidi «non hanno mai dimostrato di essere utili», sostiene lo studioso Richard Strauss nel volume Drugs & performance in sports. E la ragione è che «al contrario dell?opinione diffusa, la massa muscolare non dipende dal totale delle proteine ingerite, ma dall?allenamento e da fattori costituzionali». Oggi, quanti vogliono un corpo che schizza muscoli da tutte le parti chiedono aiuto alla creatina, una sostanza prodotta da fegato e reni. Anche grazie alle promesse industriali – in una rivista di appassionati di culturismo abbiamo contato 17 inserzioni pubblicitarie di prodotti a base di creatina – è diventata uno dei principali mezzi di doping dolce e naturale. La promessa è che permetterebbe performance migliori. In realtà, non ci sono prove convincenti che serva davvero a qualcosa. Per ora le cronache scientifiche riportano solo che di recente sono morti tre atleti statunitensi che la usavano in quantità. Non è detto che la creatina c?entri qualcosa, ma i sospetti ci sono. Per quanto riguarda le vitamine, molti sportivi ne fanno un uso smodato, mentre – dice ancora Richard Strauss – «nessuno studio condotto seriamente ha dimostrato mai che una quantità di vitamine superiore a quella raccomandata abbia effetti benefici sulle prestazioni sportive». A proposito di prodotti reidratanti e rimineralizzanti un giudizio inclemente – uno dei tanti – è espresso sul volume ?Nutrition and diet therapy?: «Sui sali si fanno tante chiacchiere e tanti soldi. Il marketing delle imprese produttrici di ?aiuti energetici? sostengono che gli elettroliti persi con la sudorazione debbono essere reintegrati. È vero, ma come? Il sudore è più diluito dei nostri liquidi interni e dunque noi perdiamo in proporzione molta più acqua di qualsiasi altro elemento. Aggiungere sali o zuccheri all?acqua significa semplicemente ritardare la sua fuoriuscita dallo stomaco. L?acqua è il liquido reidratante di scelta. I sali potranno essere reintegrati con il pasto successivo». Tutto quanto fa droga

Sostanze illecite
Anfetamine Amine simpaticomimetiche Efredina Salbutamolo Ormoni anabolizzanti Eritropoietina Ormone della crescita Fattore di crescita insulinosimile Gonadotropina corionica Corticotropina Caffeina (in dosi eccessive) Betabloccanti Diuretici
Sostanze lecite
Carnitina Amminoacidi Selenio Creatina Amminoacidi Vitamine


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