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Droga: studio Cnr, l’ecstasy danneggia due terzi di cervello

La miscela droga-luci intermittenti è in grado di deformare il 70% del tracciato elettroencefalografico

di Gabriella Meroni

La miscela Ecstasy-musica comporta conseguenze particolarmente pericolose: una diminuzione della potenza del tracciato elettroencefalografico di circa il 70% che si prolunga sino a quasi una settimana dall’assunzione della droga. E’ questa la conclusione cui perviene uno studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Una pasticca e via in discoteca, ad emulare Tony Manero con effetti talvolta drammatici. I giovani sembrano farlo sempre piu’ spesso con l’aiuto dell’Ecstasy, un derivato della metanfetamina che ha una estrema facilita’ di sintesi e il cui consumo e’ in continuo aumento dagli inizi degli anni ’80 soprattutto in contesti quali i rave-parties. Michelangelo Iannone, dell’Istituto di Biotecnologie Applicate alla Farmacologia del CNR di Catanzaro, ha cercato di capire sino a che punto la musica a forte volume e la luce ad intermittenza potessero influenzare alcuni parametri della funzionalita’ cerebrale. Lo ha fatto, in collaborazione con alcuni ricercatori della Facolta’ di Farmacia dell’Universita’ ”Magna Grecia” di Catanzaro, somministrando a ratti di laboratorio dosi variabili di Ecstasy e trasferendo loro stimoli acustici e visivi molto simili a quelli delle discoteche o dei rave-parties. ”Mentre il suono e la luce intermittente – spiega il ricercatore del CNR – non sembrano in grado di influenzare da soli in maniera sensibile l’attivita’ elettrica cerebrale di questi animali, la grossa sorpresa e’ venuta dall’analisi dell’elettroencefalogramma di ratti trattati con Ecstasy e musica ad alto volume o con Ecstasy e luce intermittente.


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