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E per natale Avsi manda tutti a scuola

Tornano le Tende. Avsi lancia per l’undicesimo anno la raccolta fondi natalizia nelle piazze. I volontari promuovono progetti educativi nel Sud del mondo.

di Antonietta Nembri

Le chiamano Tende di Natale. Ma non pensate a gazebo o a tende in senso fisico. Una Tenda di Natale dell?Avsi – Associazione volontari per il servizio internazionale, ong presente in 32 Paesi, può essere benissimo la raccolta fondi realizzata con una cena tra imprenditori, o in assemblee di classe, o con un concerto del coro di montagna, o con la vendita di torte per la festa del paese. Accade così dal 1990. «La regia di queste iniziative è del popolo», spiega Alberto Piatti, amministratore delegato Avsi, che non ha paura a usare un termine che rischia la retorica. «Noi crediamo nella cooperazione tra i popoli prima che nella burocrazia». Nate come «gesto di chi voleva condividere il bisogno dell?altro, ma non per questo poteva o voleva recarsi all?estero», ricorda Piatti, in questi anni sono diventate un?esperienza esportata, ad esempio, in Svizzera, Spagna, Portogallo, Germania, e non ci si ferma all?Europa ricca e sviluppata. «Da tre anni anche nei Paesi dove siamo presenti con i nostri progetti si stanno sviluppando Tende, come in Brasile, Messico, Romania», spiega. «La condivisione non è un problema di povertà, ma dell?uomo». Il risultato? Lasciamo la parola ai numeri. Lo scorso anno le Tende hanno toccato 390 località italiane e sono stati raccolti poco più di 1 milione e mezzo di euro. In 11 anni di vita, le Tende hanno sostenuto 53 progetti in tutto il mondo e sette sono quelli di quest?anno che interessano sei Paesi compresa l?Italia. Avsi, anche grazie a questa iniziativa, può vantare uno dei tassi più alti di autofinanziamento: circa il 40 per cento. «La prima emergenza è l?educazione» è lo slogan che unisce i diversi progetti. Si invita a sostenere, infatti, un centro educativo in Nigeria per dare ai bambini un edificio adeguato (oggi la costruzione è in bambù) e continuare a sostenerli nel percorso scolastico; un centro professionale e un asilo in Kenya; una scuola agricola in Brasile; la ricostruzione di un centro scolastico in Libano; una casa di accoglienza per bambini sieropositivi in Romania per cercare di ridare loro il senso della famiglia e anche il sostegno scolastico, visto che per la malattia vengono allontanati dalle scuole locali; un centro per ragazzi in stato di disagio in Italia. Un tema non facile da comunicare, ma per Piatti non è un problema: «A livello mediatico, secondo i canoni odierni, non è facile comunicarlo. Ma noi contiamo sulla forza di comunicazione di chi vive un?esperienza e vuole raccontarla. Dire che l?emergenza è l?educazione, è più che affermare il diritto alla scolarità». Cosa significa allora educazione? «Faccio un esempio: accompagnare un ragazzo e un adolescente a introdursi nella realtà tenendo presenti tutte le sue esigenze, coltivando il suo desiderio di felicità, in qualsiasi contesto si trovi. Solo così si può rispettare la non riconducibilità di ciascuno a uno schema». Infatti, i progetti Avsi non ripropongono schemi ?occidentali? di educazione, ma nascono dalle realtà locali. Come la ricostruzione della scuola Notre dame des apôtres a Salima, in Libano: un centro edificato nel 1840 dove studiavano bambini drusi e cristiani, distrutto durante la guerra. Oggi i profughi cristiani stanno tornando nella regione, anche per vivere insieme con gli amici drusi. L?educazione è un passaggio per favorire l?integrazione tra le comunità. Info: 02.6749881, www.avsi.org Tende in piazza il 22 dicembre a Roma, in piazza del Popolo e a Milano, in piazza Argentina. Il 18 dicembre, dalle 13, le tende ?sbarcheranno? a Palazzo Chigi


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