Relazioni internazionali

G7, Amref: «Dobbiamo ascoltare l’Africa»

Il continente sarà uno dei temi chiave del G7, a presidenza italiana, che si terrà da oggi 13 giugno, fino al 15, in Puglia. «Non possiamo costruire un futuro comune se continueremo a vedere l'Africa come un continente da cui prendere e di cui avere paura», dice Guglielmo Micucci, direttore di Amref

di Redazione

«Non possiamo costruire un futuro comune se continueremo a vedere l’Africa come un continente da cui prendere e di cui avere paura». Inizia da qui l’appello di Guglielmo Micucci, direttore di Amref Italia, che fa parte della più grande organizzazione sanitaria africana, in vista del G7, che si terrà da oggi 13 giugno, fino al 15, in Puglia.

Conflitti, clima, Piano Mattei e l’attenzione verso un’Africa giovane e dinamica, nel messaggio rivolto ai Capi di Stato. L’organizzazione dedica una riflessione anche all’intelligenza artificiale, uno dei temi del G7. Il continente sarà uno dei temi chiave del G7, a presidenza italiana. Già da oggi, il programma vede un appuntamento dal titolo “Africa, Cambiamento climatico e sviluppo”. Proprio su questo tema un’indagine di Ipsos per Amref (ottobre 2023) ha rilevato l’opinione degli italiani, secondo i quali «il cambiamento climatico è una grave minaccia per il mondo intero (89%) soprattutto se riferito alla salute globale degli individui del pianeta (90%)”. Sempre secondo la stessa indagine, per il 60% di italiani “ormai è troppo tardi per fare qualcosa, oggi paghiamo le conseguenze del non avere messo in atto soluzioni efficaci e tempestive per affrontare il cambiamento climatico».

«Il cambiamento climatico va a colpire soprattutto quei Paesi, che non hanno partecipato all’aumento dell’inquinamento che influenza il clima», afferma Micucci. Il continente, che causa meno del 2-3% delle emissioni globali di gas serra e che, a causa della scarsità di mezzi, ha la minore capacità di adattarsi agli effetti del riscaldamento globale, pagherà ancora una volta un prezzo molto alto per la mancanza di un’azione urgente in grado di affrontare questa sfida a livello globale.

«Lo abbiamo visto», continua il direttore di Amref, «qualche settimana fa con l’alluvione in Kenya, un Paese che inizia ad avere delle strutture pronte a rispondere alle crisi, e dove il cambiamento climatico rischia di spazzare via anche quelle poche infrastrutture”. Tra la fine di aprile e gli inizi di maggio sono stati oltre 200 i morti per alluvione, nel Paese dove Amref, dal 1957, ha il suo quartier generale, a Nairobi. Un disastro che ha fatto temere altre emergenze sanitarie, come la diffusione del colera».

Un richiamo particolare del Direttore di Amref Italia va ai conflitti «chiediamo che si possa dare attenzione a quelle guerre dimenticate, che spingono le persone a scappare, perché non vedono più un futuro. L’attenzione del G7 torni in quei luoghi. In quanto al Piano Mattei, chiediamo con forza che si ascolti l’Africa. Per ora si è parlato di energia, migrazione, Nord Africa. Questo dà chiaramente l’idea che lo sguardo è rivolto ancora una volta verso di noi. Quella strada è sbagliata. Prima di andare a sbattere dobbiamo coinvolgere gli interlocutori africani per un Piano con l’Africa. Dall’altra parte del Mediteranno ci sono oltre 1,4 miliardi di persone che hanno voglia di conquistare il proprio futuro, di rimanere nei propri Paesi, per garantire uno sviluppo indipendente ma interconnesso al nostro. Non riusciremo a costruire un futuro se continueremo a vedere l’Africa come un continente da cui prendere e di cui avere paura».

Ricorda Micucci che l’Africa è «un continente giovane, dove il 60% della popolazione è sotto i 25 anni«. Proprio alla partecipazione giovanile Amref Italia ha dedicato il recente rapporto Africa Mediata (curato da Osservatorio di Pavia), analizzando e raccogliendo alcune tra le più influenti voci dell’attivismo africano.

In merito all’intelligenza artificiale, che Amref sta sperimentando sul campo, in particolare proprio in Kenya, l’organizzazione ricorda che è stata utilizzata per far progredire gli strumenti di diagnostica medica, consentendo di fornire assistenza diagnostica alle comunità nelle regioni remote, permettendo agli operatori sanitari in prima linea di effettuare diagnosi tempestive e di iniziare il trattamento di malattie come la tubercolosi, o di garantire un tempestivo intervento per le emergenze ostetriche.

L’augurio del direttore di Amref Italia è che «i potenti del mondo smettano di immaginare cosa può essere buono per l’Africa ed inizino ad ascoltare il continente».

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