Media, Arte, Cultura

Gioventù bruciata: come rispondere alla sofferenza di una generazione

La copertina del numero di maggio di VITA punta gli occhi in profondità, dentro quel malessere di adolescenti, ragazzi e giovani che troppo a lungo abbiamo fatto finta di non vedere. Un’inchiesta a tutto campo, che sfida il mondo degli adulti e l'intero paese - dalla famiglia al welfare, dalla scuola alla sanità - a cambiare, superando la prospettiva che si accontenta solo di risposte individuali. Giovedì 11 alle 17 una diretta per presentare il nuovo magazine

di Sara De Carli

Un tentato suicidio al giorno. Più di tre milioni di Neet. Un ragazzo su cinque, tra i 10 e i 19 anni, ha problemi di salute mentale. Tre milioni di ragazzi e ragazze che soffrono di disturbi del comportamento alimentare: negli ultimi dieci anni si è abbassata in modo vistoso l’età di insorgenza, con esordi frequenti già a 8-10 anni. I giovani mandano segnali inequivocabili di malessere e chiedono con i loro corpi che le cose cambino. La copertina del numero di maggio di VITA punta gli occhi in profondità, dentro quel malessere di adolescenti, ragazzi e giovani che troppo a lungo abbiamo fatto finta di non vedere. Un’inchiesta a tutto campo, la cui forza sta nell’unire i puntini di una sofferenza e di un disagio che spesso viene ancora invece visto e raccontato a compartimenti stagni mentre la cifra del tempo è proprio la pervasività del malessere, in tutte le sue forme, apparentemente così distanti, che vanno dagli atti di autolesionismo all’abbandono scolastico dal tentato suicidio al ritiro sociale. Abbiamo discusso a lungo su titolo e copertina – l’illustrazione firmata da Arianna Vairo è di grande impatto ed è – ma alla fine ci siamo detti che sì, il malessere è tanto diffuso che meritava di essere gridato. Come i ragazzi stanno facendo.

L’inchiesta, innanzitutto. Il primo capitolo, firmato da Sabina Pignataro, è un affresco che mette in fila i numeri del grande ritiro della Generazione Z: ritiro dalla scuola, dal lavoro, dal voto, dalle relazioni, persino dal sesso. Alcuni sostengono che il loro non sia, però un ritiro tout court, ma un modo inedito di dire: «Non ce la facciamo più. Basta col successo sociale a tutti i corsi. Addio gabbie. Cambio Scena». Ne parliamo con Simona Maurino, Contact center manager di Telefono Azzurro; Antonella Costantino, primaria di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza al Policlinico di Milano; Stefano Tavilla, presidente dell’associazione Mi Nutro di Vita; Sara Bertelli, presidente dell’associazione Nutrimente e responsabile del Centro disturbi alimentari della Asst Santi Paolo e Carlo di Milano; Franco Taverna, responsabile area adolescenza della Fondazione Exodus di don Mazzi; Alfio Maggiolini, psicoterapeuta del Centro Minotauro; Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro; Paola De Cesare, psicologa psicoterapeuta del centro psicologico ed educativo di Bari del Ciai; Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta presidente della Fondazione Minotauro; i dirigenti scolastici Paola Palmegiani, Francesco Rovida, Marina Ascari; Simone Feder, psicologo e coordinatore dell’area giovani e dipendenze della Casa del Giovane di Pavia; Giampaolo Spinnato, dirigente dell’Uoc “Dipendenze patologiche” dell’Asp 6 di Palermo; Elena Giovanardi, psicologa e responsabile del progetto ConTeSto di Fondazione Arché; Caterina Segata, responsabile dell’area educativa di Società Dolce; Damiano Rizzi, presidente di Fondazione Soleterre e psicoterapeuta dell’età evolutiva.

Ad arricchire il capitolo le straordinarie foto e le “confessioni” del progetto fotografico e narrativo #ioNonesistoblog, curato da Fondazione Ananke Family, le testimonianze in prima persona di tre ragazzi e la lettura di una generazione fatta da due voci originali come quelle di Armando Sciotto, in arte Chicoria, noto rapper che oggi porta la sua testimonianza in tantissime scuole e Alessia Lanza, 22 anni, tiktoker da 4 milioni di follower da poco uscita con un podcast dal titolo “Mille pare”.

Il ministro dello sport e delle politiche giovanili Andrea Abodi, nell’intervista firmata dal direttore Stefano Arduini, annuncia l’arrivo di un decreto legge specifico sui giovani per dare una cornice legislativa verticale alle varie misure e per costruire una massa critica su questi temi, anche con l’istituzione di un tavolo interministeriale ad hoc.

Le dimensioni dell’emergenza hanno spinto molte fondazioni a cercare risposte, non da oggi. Neet e disagio giovanile non sono certo temi fuori dai radar delle fondazioni. Ma questi numeri ci dicono che ancora non è sufficiente: i progetti possono essere stati efficaci e d’impatto, ma con tutta evidenza occorre fare un passo in più. Quale? Quello di passare dai progetti alle policy. Un ragionamento in cui ci aiutano Giovanni Fosti, presidente di Fondazione Cariplo fino al 10 maggio; Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt fino al 17 aprile; Francesca Magliulo, direttrice della Fondazione Eos; Marco Rossi-Doria, presidente dell’impresa sociale Con i Bambini e Daria Perrotta, presidente del Comitato d’indirizzo strategico del Fondo per la Repubblica digitale.

Il secondo capitolo è quello dedicato alla ricerca di possibili nuove strade o almeno di sentieri. È lo stile di VITA: non fermarsi al racconto del problema ma immaginare nuove strade. In questo caso era particolarmente importante, perché la narrazione prevalente invece insiste sempre e solo su un’unica risposta: una risposta individuale, tendenzialmente sanitaria: spesso aumentare le ore di intervento psicologico, al più a prezzo calmierato o gratuito. Tutto questo è utile e necessario, ma non basta. I ragazzi con le manifestazioni del loro malessere sfidano gli adulti e il sistema (sì, il sistema, che comprendo il welfare, la scuola, il Terzo settore, il mondo del lavoro, la famiglia…) a cambiare.

I contributi raccolti nel capitolo 2 sono uno stimolo importante di pensiero e altrettante molle al cambiamento. Abbiamo scelto otto osservatori della realtà che ci consegnano otto parole per immaginare nuove strade: Stefano Laffi, sociologo e ricercatore di Codici, in uno straordinario pezzo dedicato alla protesta parla dell’importanza di riattivare la partecipazione; Simone Feder, psicologo e coordinatore dell’area “giovani e dipendenze” della Casa del Giovane di Pavia, dà suggestioni sulla necessità per il mondo educativo di uscire dai propri uffici per imparare a stare sul margine, accanto ai ragazzi e al disagio; Daniela Lucangeli, docente di psicologia dello sviluppo all’Università di Padova, esperta di psicologia dell’apprendimento, scrive di come ricostruire l’alleanza con i ragazzi. Quindi l’area più legata alla famiglia e alle relazioni personali: Laura Pigozzi, psicoanalista, critica la famiglia fagocitante di oggi e parla di come educare i figli alla separazione mentre Luigi Zoja, psicoanalista e sociologo, autore di Il declino del desiderio, racconta di come i giovani si siano allontanati dalle relazioni sessuali e di come riaccendere il desiderio. Lo psichiatra Peppe Dell’Acqua denuncia lo sbilanciamento dell’approccio patologico e suggerisce come andare oltre la diagnosi. Infine il mondo del lavoro alle prese con i Neet: Pietro Cum, amministratore delegato di Consorzio Elis, scrive di talenti e di come trasmettere ai giovani la sete di imparare, mentre Simone Cerlini, dirigente pubblico esperto di mercato del lavoro, autore del Manifesto della classe dei servi: contro la fine del lavoro, dice senza mezzi termini che per superare la fabbrica dei Neet occorre prima di tutto iniziare ad ascoltarli questi Neet, cosa che finora le politiche attive del lavoro non hanno fatto.

Da dove ripartire allora? Dalla partecipazione dei ragazzi. Una parola tanto usata oggi ma poco praticata. Perché è difficile, perché significa cedere potere. Ma la partecipazione vera, non di facciata: from voice to choice. Che succede quando ai ragazzi si dà spazio per davvero (e non solo a parole)? Cambia tutto. Un viaggio in dodici tappe. Nel terzo capitolo abbiamo raccolto dodici storie di chi lo ha già fatto. Sono le esperienze dell’Associazione 21 marzo, che riunisce circa 60 giovani dai 18 ai 30 anni e che gestisce il centro giovani Il Kantiere di Possaccio (Vb); di ActionAid Italia con il progetto Youth4Love e l’esperienza al Cam Mondolfo di Milano; i ragazzi del circolo Arci Cinema Vekkio di Corneliano d’Alba (Cn) che portano in giro la cultura con un van. Ci sono i percorsi di partecipazione finalizzati alla rigenerazione urbana realizzati dalla cooperativa Sviluppo Solidale di Palermo, uno dei centri di prossimità di Fondazione Èbbene e i percorsi messi in campo da 15mila rover e scolte dell’Agesci all’interno del progetto “Benèpossibile”. E ancora la grinta dei giovani studenti che partecipano al programma “Impresa in azione” di Junior Achievement Italia, 7mila ogni anno e la “community made in Sud” per la transizione scuola-lavoro messa in piedi da StartNet, la rete creata da Fondazione Mercator e Goethe Institut. Ci sono i peer trainers formati da Sos Villaggi dei Bambini all’interno del progetto europeo “Applyng Safe behaviour” e c’è il racconto dell’avventura come elemento costitutivo delle “carovane” di Fondazione Exodus o la campagna per consapevolizzare sulla violenza nelle relazioni fra teen creata dai ragazzi del Movimento Giovani per Save the Children. Infine raccontiamo le traiettorie urbane realizzate insieme ai ragazzini e street artist a Palermo con Fondazione Eos — Edison Orizzonte Sociale e le iniziative per rivitalizzare l’Appennino proposte dai ragazzi all’interno del progetto Appennino Lab, sostenuto dalla Fondazione Edoardo Garrone.

Presenteremo il numero giovedì 11 maggio alle ore 17 con una diretta dalle pagine Facebook, Linkedin e YouTube di VITA, insieme a Simone Feder, psicologo della Casa del Giovane di Pavia; Simone Cerlini, esperto di mercato del lavoro; Maria Sole Piccioli, responsabile education di ActionAid Italia e Rahma Hamad, studentessa dell’IIS Oriani Mazzini di Milano, a nome del gruppo studenti che hanno seguito il percorso Youth for Love. Per acquistare il numero dallo store di VITA, clicca qui.


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