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Cooperazione & Relazioni internazionali

Haiti, la democrazia passa per la diaspora

Per Yvon Le Bot, massimo esperto di Caraibi, "bisogna disarmare i ribelli e puntare sugli haitiani sparsi nel mondo".

di Joshua Massarenti

Nonostante la caduta il 29 febbraio scorso di Jean-Bertrand Aristide, ormai prossimo a un esilio dorato in terre sudafricane, e all?entrata trionfale dei ribelli armati nella capitale Port-au-Prince, Haiti sembra ancora in balia di scenari catastrofici. Malgrado la presenza dei primi contingenti francesi, americani e canadesi e l?invio di una forza multinazionale dell?Onu, “è davvero impossibile prevedere il futuro più immediato di questo Paese” spiega Yvon Le Bot, sociologo di formazione e direttore di ricerca presso il Cnr francese con studi sui movimenti sociali, le identità e la violenza in America latina. Meglio noto in Italia per aver scritto assieme al subcomandante Marcos Il sogno zapatista, Le Bot ha partecipato nel 1993 a una missione internazionale per avviare il processo di democraticizzazione ad Haiti. Da allora, non ha più smesso di seguirla con attenzione. Con lui, Vita ha analizzato presente e futuro dell?isola caraibica. Vita: Chi potrà rilanciare Haiti verso la democrazia? Yvon Le Bot: L?invio di una forza multinazionale segna già un buon passo, necessario per un Paese privo d?esercito e controllato da una polizia ultracorrotta. La sua priorità assoluta sarà ristabilire l?ordine pubblico. C?è un premier ad interim. Ma si parla d?imporre un sorta di protettorato internazionale con un triumvirato composto da rappresentanti dell?ex partito di Aristide, dell?opposizione e della comunità internazionale. Di certo, la Comunità internazionale non dovrà ripetere gli errori commessi nel 94, quando si pensava che sarebbe bastato qualche anno per instaurare la democrazia. È fondamentale che il potere non sia concesso ai ribelli, che devono essere disarmati. Vita: Quali sono gli attori haitiani su cui si può contare? Le Bot: Bisogna puntare sull?opposizione legale, anche se frammentata, e sulla diaspora. Tra gli oppositori interni spiccano personalità di indubbio valore etico e morale. Penso ad Evans Paul, leader del Kid ed ex sindaco di Port-au-Prince, oppure l?imprenditore André Apaid, coordinatore del Gruppo dei 184, una struttura che rappresenta tutti i settori della società civile, dagli uomini d?affari ai disoccupati. La sfida principale di quest?opposizione sarà quella di accettare le regole del gioco democratico. Il che significa accettare i conflitti d?interesse tra le diverse categorie sociali, l?alternanza del potere e dialogare con chi la pensa in modo diverso. Vita: E la diaspora, che ruolo può avere? Le Bot: Un ruolo determinante. È opportuno che la comunità internazionale prenda in considerazione le centinaia di migliaia di haitiani residenti all?estero. Vede, la società haitiana è una delle società più transnazionali che esistano nel mondo. Il suo spirito di apertura culturale è impressionante. Non conto più il numero d?intellettuali haitiani che ho incontrato in questi ultimi anni, sia all?estero che in Haiti. Ma ciò che può rendere fondamentale l?apporto degli emigrati risiede proprio nel fatto che siano sbarcati oppure cresciuti in Paesi sviluppati dove, nonostante le loro difficoltà d?inserimento sociale, hanno imparato a convivere e ad assimilare i principi e le regole della democrazia rappresentativa. Principi e regole che in Occidente non vengono più messi in discussione, per lo meno non da gruppi armati, né da putsch militari. La loro esperienza di migranti diventa quindi una risorsa preziosissima per avviare un percorso graduale verso un regime davvero democratico.


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