Cooperazione & Relazioni internazionali

Il coraggio di guardare negli occhi i bambini

Si è tenuto a Roma il Congresso globale su “La dignità del minore nel mondo digitale” che ha portato alla stesura della dichiarazione di Roma in cui è riassunta la situazione globale relativa allo sfruttamento dei minori e contiene una serie di proposte per limitare o sradicare questo problema

di Regina Catrambone

Dal 3 al 6 Ottobre a Roma presso la Pontificia Università Gregoriana si è svolto il Congresso globale su “La dignità del minore nel mondo digitale” che ha portato alla stesura della dichiarazione di Roma che riassume la situazione globale relativa allo sfruttamento dei minori e propone una serie di soluzioni efficaci per limitare o sradicare questo problema.

Tante le prospettive prese in considerazione con particolare attenzione ai pericoli derivanti dal vivere in un mondo globalizzato e da un uso sempre più pervasivo della tecnologia che, se non viene gestita in modo oculato, si rivela una vera e propria trappola. La tecnologia e l’apertura sul mondo che ci garantisce internet sono risorse preziose che però vanno gestite in modo consapevole ed è per questo che serve una collaborazione a più livelli per eliminarne i pericoli più insidiosi.

Da come sono trattati i bambini si può giudicare una società."

Papa Francesco

Si apre così il testo, con una dichiarazione essenziale e veritiera che ci mette di fronte a molte domande. Dobbiamo, infatti, chiederci che mondo stiamo costruendo e se davvero stiamo facendo tutto il possibile per proteggere i bambini.

Se dovessimo giudicare la nostra società guardando ai tanti minori affamati, indigenti, vittime di tratta o di abusi, costretti a lavorare in contesti insicuri, cosa emergerebbe?

Pensiamo alle immagini dei troppi bimbi vittime di naufragi fra il Mediterraneo e l’Egeo o ai tanti che abbiamo ospitato a bordo della Phoenix. A molti di loro bastava un giocattolo o una coperta per tornare a sorridere dietro uno sguardo che nascondeva gli orrori a cui avevano assistito. Subito dopo le fasi del salvataggio e del post-soccorso, tutto il team MOAS si mobilitava per alleviare il dolore di quei bambini e di quelle bambine che avrebbero dovuto essere a scuola o al parco. Sicuramente non in mare vivi per miracolo dopo un viaggio della speranza.

Nemmeno in Bangladesh dove abbiamo avviato la nuova missione di MOAS in Sud-Est asiatico, la situazione è migliore. Anzi. Nel campo di Shamlapur dove abbiamo attivato la prima MOAS Aid Station, arrivano costantemente persone bisognose di cure e stremate da giorni di viaggio. Da Agosto sono oltre 600.000 le persone fuggite dal Myanmar, riversandosi come un fiume in piena in Bangladesh per cercare rifugio. A rendere ancora più drammatica questa situazione è la composizione stessa dei flussi: sono prevalentemente donne e bambini ad arrivare. I dati UNICEF parlano di almeno 340.000 bambini fra i rifugiati di cui circa moltissimi hanno meno di un anno oltre alle numerose donne incinte o in fase di allattamento.

Gli operatori MOAS sul campo stanno toccando con mano una situazione tanto drammatica quanto pericolosa per il rischio che si diffondano epidemie e aumenti il già elevato tasso di malnutrizione. Per questo, dopo aver accolto l’appello di Papa Francesco a non dimenticare la sofferenza dei nostri fratelli e sorelle Rohingya, siamo felici di leggere questa dichiarazione che rappresenta un ulteriore impegno a difesa del futuro stesso dell’umanità e rinnoviamo la nostra dedizione a proteggere la parte più vulnerabile della nostra società condivisa.

“Lavoriamo dunque insieme per avere sempre il diritto, il coraggio e la gioia di guardare negli occhi i bambini del mondo”, Papa Francesco.

L'autrice è Co-Fondatrice e Direttrice MOAS


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