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Il diritto alla famiglia non ha colori né nazioni

Petizione alla Ue perché non impedisca i ricongiungimenti familiari

di Gabriella Meroni

Molte organizzazioni che si occupano di problemi legati all?immigrazione sono preoccupate per alcune possibili disposizioni negative del Consiglio dell?Unione per le famiglie dei migranti. Tanto che alcune di esse (tra cui Servizio sociale internazionale, Aifo, Caritas italiana, Emmaus, Migrantes) hanno promosso una petizione per fermare il compromesso che si profila nell?attuale consiglio Giustizia e affari interni della Ue in materia delle politiche familiari. Ecco, in sintesi, il testo della petizione: «L?Unione Europea si appresta ad adottare una serie di direttive riguardanti le persone originarie da paesi terzi che vengono a risiedere in Europa. Vogliamo esprimere la nostra inquietudine nei riguardi delle posizioni di alcuni governi che vorrebbero far adottare regolamenti restrittivi. Affermiamo che i diritti di vivere in famiglia e di riunire la propria famiglia sono fondamentali. Affermiamo che gli immigrati da paesi terzi devono avere gli stessi diritti e responsabilità dei cittadini comunitari. Affermiamo che gli Stati non hanno il diritto di rifiutare a stranieri che vivono e lavorano legalmente sul loro territorio di unirsi con il coniuge da loro prescelto. Riteniamo che non sia tollerabile tenerli separati per troppo tempo. Riteniamo che gli Stati debbano accogliere i membri delle famiglie in condizioni che favoriscano la loro integrazione. Essi devono in particolare: facilitare l?apprendimento della lingua del paese dove vanno a vivere; riconoscere il diritto alla casa; accordare lo stesso diritto alle cure sanitarie riconosciuto ai nazionali; assicurare ai loro figli pari opportunità per un? istruzione di qualità; accordare a quanti sono in età lavorativa la possibilità di accedere all?occupazione. Affermiamo che gli Stati devono garantire lo stesso trattamento riservato ai nazionali ai migranti che avessero commesso delitti e avessero i principali legami familiari in Europa, senza che nessuna ?doppia pena? li privi della loro famiglia». Info: tel. 010 2530050


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