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Immigrati: vescovo Lecce, Chiesa sempre accogliente

Cosmo Francesco Ruppi interviene al Sinodo dei Vescovi in corso in Vaticano, ricordando anche i fatti americani

di Giampaolo Cerri

”Nessuno fermera’ mai la Chiesa nella sua opera di accoglienza degli immigrati”. Lo ha assicurato l’arcivescovo di Lecce, monsignor Cosmo Francesco Ruppi, uno dei vescovi in prima linea nel Sud Italia, ricordando che in questo ambito ”la carita’ della Chiesa si fa sentire concretamente spesso anche tra sacrifici, incomprensioni ed oltraggi”. Nel corso dei Sinodo dei vescovi il Vaticano il prelato ha auspicato che dall’Assemblea sinodale sorga ”un invito ai vescovi e alle Chiese locali a fare dell’accoglienza ai profughi e immigrati una delle piu’ urgenti opere di misericordia”. Mons. Ruppi ha dedicato uno dei passaggi del suo discorso al problema dei profughi e immigrati, che e’ oggi, ha detto, ”uno dei temi piu’ incandescenti per i governi e le stesse comunita’ ecclesiali”. Da anni sperimentato ”in molte aree del mondo” ed anche ”quotidianamente sulle nostre coste”. Ruppi ha anche ricordato la tragedia dell’11 settembre negli Stati Uniti. ”Non e’ stato un assalto solo contro una grande e operosa nazione, ma contro il potere economico mondiale, contro i grandi poteri che strangolano intere popolazioni, affamandole a volte a viso aperto, ma, assai piu’ spesso, subdolamente”. La dura requisitoria contro le ingiustizie che possono aver indirettamente causato gli attacchi terroristici negli Usa e’ venuta dall’arcivescovo di Lecce, mons. Francesco Ruppi che nel corso dei Sinodo dei vescovi ha puntato l’indice contro ”i peccati sociali legati al consumismo, all’edonismo, all’economia id mercato”, con gli inevitabili ”divari fra lusso e miseria” di fronte ai quali ”la Chiesa non puo’ essere neutrale”. L’arcivescovo di Lecce ha lamentato che da parte della Chiesa si stia abbassando la guardia nell’elaborazione della dottrina sociale, mentre molto si e’ fatto ”nell’ambito della pastorale liturgica e della famiglia”. Ma ”sui grandi temi della giustizia sociale, della solidarieta’ e del riequilibrio economico -ha detto- la Chiesa non e’ e non puo’ essere neutrale, come non lo e’ mai sui temi della pace, della liberta’ e del dialogo”. ”Governanti e governati -ha aggiunto- devono sapere che la Chiesa e’ prudente e paziente, ma non e’ silente quando ne va di mezzo il diritto alla vita, alla salute, alla sopravvivenza, ai diritti fondamentali”. Secondo il prelato pugliese, il vescovo ”deve essere profeta di giustizia e apostolo della carita”’ e deve portare ”il Vangelo della speranza ai poveri, ai malati, ai profughi, ai rifugiati, ai carcerati”. Se un vescovo ”e’ un buon teologo, un buon governante e un buon pastore ma non e’ un uomo di carita’ -ha ammonito- come direbbe Paolo non conta un bel niente”.


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