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Integrare, che bel lavoro

Extracomunitari : È nato un network europeo per la coesione sociale. Con l’aiuto di Sodalitas

di Massimiliano Franceschetti

Gaining from diversity, letteralmente guadagnare dalla diversità. O meglio: come trasformare in opportunità e vantaggio competitivo il confronto con altre culture. Sul posto di lavoro. È questo lo slogan che anima ventiquattro a- ziende europee che, entro fine anno, definiranno una piattaforma programmatica per combattere le forme di discriminazione in fabbrica e per migliorare l?inserimento lavorativo degli extracomunitari. L?European business network for social cohesion, questo il nome della rete di imprese coinvolte nel progetto, si è costituito nel marzo 1996 con la collaborazione della Commissione europea: l?obiettivo è di confrontare le esperienze di grandi aziende e piccole-medie imprese attente al tema dell?integrazione sociale. La conferma che i tempi sono maturi per un salto di qualità è arrivata nel corso di un recente convegno svoltosi a Lione e inserito nelle iniziative per l?Anno europeo contro il razzismo. Quali saranno i punti salienti della piattaforma? Incrementare lo scambio di informazioni fra aziende, proporre sinergiche azioni formative ed educative per sensibilizzare l?opinione pubblica e altri imprenditori al rispetto della multiculturalità, organizzare convegni, redigere e distribuire ai datori di lavoro un vademecum sulla corretta integrazione degli stranieri. «L?integrazione è ormai un obiettivo per la nostra società e va intesa anche come dovere morale», sottolinea Enrico Boselli del settore organizzazione e sviluppo dell?Unione industriali di Bergamo. «In molte situazioni, come nel Bergamasco, sono proprio gli extracomunitari a risolvere i problemi di carenza di manodopera locale, a consentire lo sviluppo dell?impresa e a rilanciare l?economia. Ma il discorso non è solo economico. Il dialogo con altre culture, religioni e minoranze etniche crea infatti un clima più stimolante in azienda e rappresenta un valore aggiunto, anche in termini di apporto di professionalità e nuove capacità, che è sempre di grande importanza. Le nostre associate, per esempio, che impiegano 6.000 extracomunitari su un totale di 74.000 lavoratori, si impegnano molto per il loro inserimento: organizzano corsi di formazione e di lingua e spesso seguono anche tutte le pratiche amministrative». Per l?Italia, tra gli obiettivi, c?è anche quello di colmare la distanza culturale con altri Paesi europei. «Olanda, Svezia, Regno Unito e Francia sono più avanti perché da decenni convivono con un alto numero di immigrati e quindi hanno imparato a trarre vantaggi competitivi dalla situazione», spiega Gianfranco Romano, ex manager Ibm e ora dirigente di Sodalitas, l?associazione per lo sviluppo della imprenditoria nel sociale legata ad Assolombarda e punto di riferimento italiano dell?iniziativa. «Ma il fenomeno in Europa è ormai in crescita ovunque e anche da noi è il momento di cambiare marcia. Puntiamo molto su questo network: la multiculturalità in azienda parte infatti da un continuo scambio di esperienze con altre realtà». ? Ditte coinvolte Accor, British Telecommunications, Bayer, Cockerill Sambre, CNPF, Daimler Benz, Dioguardi, EDF-GDF, Falcks, Glaverbel, Telecom Italia Group, Randsted Holding, Levi Strauss Europe, London Enterprise Agency, Marks & Spencer, Philips International, RWE Group, Shell Sweden, Siemens, Société Générale de Belgique, Sparkassen Nordjylland, Swedish Jobs & Society, The Body Shop, Volkswagen, Sodalitas e aziende associate. Sodalitas Migliorare la vita delle persone Oltre all?impegno per l?integrazione degli stranieri, Sodalitas si occupa anche di servizi territoriali alle famiglie. In questo settore l?offerta formale è davvero molto articolata perché vede anche la presenza anche del settore pubblico, dei soggetti senza fini di lucro e delle imprese for profit. In questo settore, perciò, a detta dell?associazione solidale di Assolombarda, sarebbe necessaria una normativa tesa a unificare tutti e tre i differenti attori e che ponga l?accento più sul fine che sulla natura dei singoli soggetti. E nei ?servizi di prossimità?, cioè in tutti quei servizi erogati a livello locale per migliorare la qualità della vita delle persone, soprattutto anziane, e delle famiglie, si è stimato che il Terzo settore potrebbe assorbire fino a 100 mila posti di lavoro. Risolvere il problema occupazione con un occhio alla solidarietà.


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