Solidarietà & Volontariato

#iosprecozero: dalla “sharing economy” alla “sharing humanity”

La Comunità Papa Giovanni XXIII riassume il suo modello di condivisione in un libro e il 21 e 22 settembre torna nelle piazze di tutta Italia con “Un pasto al giorno”, l’iniziativa solidale della Comunità di Don Oreste Benzi ha l’obiettivo di garantire 7 milioni e mezzo di pasti a persone sole e in difficoltà e parlare di condivisione autentica della quotidianità

di Antonietta Nembri

Se ormai tutto è sharing, oggetti, automobili, spazi di lavoro per i responsabili della Comunità Papa Giovanni XXIII «È come se mancasse "qualcosa" per raggiungere una piena condivisione in grado di portare quel quid in più nelle nostre vite». Allora, spingendosi oltre il principio della sharing economy, si arriva alla sharing humanity, ovvero il superamento dei semplici obiettivi del guadagno e del risparmio per mettere al centro la creazione di legami autentici. «Non c’è sostenibilità senza umanità – afferma la Comunità – e un mondo sostenibile deve per davvero mettere le persone al centro».

Una vera e propria “provocazione”, insomma, che però può fare la differenza nella vita di tutti, anche partendo da piccoli gesti. Per saperne di più, la Apg23 ne parla nel terzo volume del libro #iosprecozero, che sarà protagonista il 21 e 22 settembre nelle piazze di tutta Italia, nell'ambito dell’evento “Un pasto al giorno”, dove sarà disponibile anche il cofanetto con i due volumi precedenti (per conoscere le piazze qui).
A distribuire il libro, in cambio di un’offerta libera, saranno gli oltre 4mila volontari della Comunità che per l’undicesimo anno consecutivo torneranno in piazza con l'iniziativa per sensibilizzare sul tema della sostenibilità nella vita quotidiana e per raccogliere risorse al fine di poter garantire 7 milioni e mezzo di pasti a tutte le persone che vengono aiutate nelle sue oltre 500 realtà di accoglienza, nelle mense per i poveri e nei centri nutrizionali in tutto il mondo.

Il libro #iosprecozero propone una serie di spunti e riflessioni che, partendo proprio dalla sharing economy, portano alla visione della sharing humanity. Un approccio che si fonda sulla visione di don Oreste Benzi (nella foto), fondatore della Comunità nel 1968, che diceva: «Non esiste il mio e il tuo, ma il nostro; non esiste l'io e il tu, ma il noi. È la condivisione che ci rende insopportabile l'ingiustizia, la strumentalizzazione, l’indifferenza».
In questo modo – si legge in #iosprecozero – è possibile cambiare le proprie esistenze evitando sprechi di cibo, di tempo, di oggetti e in generale della vita, la risorsa più preziosa. Del resto, il tema della sostenibilità e della lotta agli sprechi appare oggi più che mai cruciale.

Secondo i dati delle Nazioni Unite – ricorda una nota – 821 milioni di persone nel mondo soffrono ancora la fame. E a fronte di questo, lo spreco di cibo è enorme, tanto che, solo il nostro Paese, ogni anno fa finire 12 miliardi di euro nella spazzatura. Ma la fragilità del pianeta sta emergendo con forza anche in tanti altri ambiti: dai cambiamenti climatici alle problematiche economiche, passando per la stessa organizzazione della quotidianità, sono sempre di più i segnali d'allarme che dovrebbero spingere l'uomo a utilizzare le risorse disponibili con maggiore responsabilità. Non riguarda solo governi e capi di Stato: si tratta di una sfida che coinvolge tutti.

La Comunità da tempo ha raccolto questa sfida e ogni giorno rinnova il suo impegno per attivare contributi concreti e incisivi, accompagnati da un lavoro che guarda alla sensibilizzazione e al coinvolgimento di più persone possibili. Fu proprio don Benzi a lanciare Un pasto al giorno fin dagli anni Ottanta, dopo il suo primo viaggio in Africa, quando si rese conto che per garantire l’alimentazione giornaliera a una persona malnutrita bastava davvero poco, oggi appena 15 euro al mese. «Forse per alcuni sono pochi ma per un fratello in difficoltà possono essere vitali», spiega il Responsabile Generale della Apg23, Giovanni Ramonda.

Con le sue Unità di Strada – che offrono generi di prima necessità e conforto ai senza fissa dimora – le Capanne di Betlemme – case di pronta accoglienza serale e notturna per senza dimora – le sue Mense di Strada, assieme ad altre circa 300 realtà di accoglienza sparse per tutto lo Stivale, la Comunità – che lo scorso anno ha celebrato i suoi primi 50 anni di attività- , solo sul territorio nazionale, ogni giorno dà accoglienza, sostegno e calore familiare a circa 4mila persone in difficoltà. «È così che insieme possiamo costruire passo dopo passo quella che don Oreste chiamava la “Società del Gratuito”» continua Ramonda: «una società più equa e più giusta, dove tutto viene condiviso e nessuno deve più soffrire da solo».


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