Attivismo civico & Terzo settore

Istat, le istituzioni non profit sono cresciute dello 0,9%

L’istituto ha presentato tutti i dati al 2019 del sociale italiano. Ecco la fotografia che rivela come il settore sia in crescita sotto tutti i profili: numero di organizzazioni, numero di occupati e per realtà che aderiscono al 5 per mille

di Redazione

L’Istat ha partecipato alle Giornate di Bertinoro per l’economia civile 2020 con l’intervento “Presentazione Istat sulle Istituzioni Non Profit”, in cui è stata presentata l’analisi “Il settore non profit in Italia: trend, forme organizzative, cinque per mille”.

«Le informazioni statistiche sul numero di istituzioni non profit attive in Italia nel 2019 e sulle loro principali caratteristiche strutturali vengono oggi diffuse a partire dai dati del registro statistico», ha spiegato Sabrina Stoppiello, Responsabile Censimento permanente delle istituzioni non profit, «Nella strategia dei censimenti permanenti1, avviati dall’Istat nel 2016, il registro è aggiornato annualmente attraverso l’integrazione di diverse fonti amministrative. Ogni tre anni l’informazione sul settore viene poi completata da una rilevazione campionaria che permette di cogliere gli aspetti peculiari e la dinamicità del settore non profit, garantendo sia l’articolazione del quadro informativo di carattere strutturale sia l’analisi in serie storica».

Il settore non profit in lieve crescita

Alla data del 31 dicembre 2019 le istituzioni non profit attive in Italia sono 362.634 e, complessivamente, impiegano 861.919 dipendenti. Tra il 2018 e il 2019 le istituzioni non profit crescono dello 0,9%, meno di quanto rilevato tra il 2017 e il 2018 (+2,6%) mentre l’incremento dei dipendenti si mantiene intorno all’1,0% in entrambi gli anni.

Le istituzioni aumentano di più nel Mezzogiorno e al Centro

Nel 2019, analogamente all’anno precedente, le istituzioni crescono di più al Sud (1,8%), nelle Isole (+1,2%) e al Centro (+1,1%) rispetto al Nord (+0,3%). Nel dettaglio, le regioni che presentato gli incrementi maggiori sono il Molise (+4,7%), la Calabria (+3,2%), la provincia autonoma di Bolzano (+2,6%) e la Puglia (+2,6%) mentre quelle contrassegnate da una variazione negativa sono Basilicata (-1,1%), Friuli-Venezia Giulia (-0,3%), Piemonte(-0,3%) e Liguria (-0,1%). Malgrado la maggiore crescita del Mezzogiorno, i divari regionali restano consistenti: il numero di istituzioni ogni 10 mila abitanti è molto più elevato nelle regioni del Nord-est (70,7), del Centro (68,2) e del Nord- ovest (63,0) rispetto a quello che si osserva nelle regioni del Sud (47,4) e delle Isole (52,6) (Prospetto 2). I dipendenti impiegati dalle istituzioni non profit crescono invece di più al Sud (+1,6%) e al Nord (+1,4%) mentre sono stabili al Centro e in lieve flessione nelle Isole (-0,3%). Le regioni con l’incremento più sostenuto sono Sardegna (+6,3%), Valle d’Aosta (+3,8%) e Puglia (+3,5). Al contrario, si registra un calo degli occupati in Molise(- 7,0%), Sicilia (-3,9%), Abruzzo (-2,1%), Lazio (-0,9%), Marche (-0,6%), Basilicata (-0,6%) e Liguria (-0,3%). Circa un terzo dei dipendenti del settore non profit è impiegato nel Nord-ovest mentre le incidenze più basse si registrano al Sud (12,2%) e nelle Isole (7,3%).

Le istituzioni non profit “giovani” più diffuse nel Mezzogiorno

Un’istituzione non profit su cinque è stata costituita tra il 2015 e il 2019, quota che varia in relazione alla localizzazione geografica. Le istituzioni nate prima del 2015 sono più presenti nel Nord-est (83,0%) e nel Nord- ovest (81,9%) e meno diffuse nel Sud (74,6%) dove invece è più elevata la quota di istituzioni costituite a partire dal 2015 (25,4%) (Figura 1).

Diminuisce il numero di cooperative sociali ma non il personale dipendente

Nel 2019, come l’anno precedente, diminuisce il numero di cooperative sociali attive in Italia (-1,7%). Il resto delle istituzioni non profit segna invece un aumento: +3,2% quelle con altra forma giuridica3, +1,9% le fondazioni e +0,7% le associazioni (Prospetto 3). L’associazione resta la forma giuridica che raccoglie la quota maggiore di istituzioni (85,0%), seguono quelle con altra forma giuridica (8,5%), le cooperative sociali (4,3%) e le fondazioni (2,2%).

I dipendenti aumentano nelle istituzioni non profit con altra forma giuridica (+4,0%) e nelle cooperative sociali (+1,1%) mentre diminuiscono per fondazioni (-1,0%) e associazioni (-0,6%). La distribuzione dei dipendenti per forma giuridica resta piuttosto eterogenea, con il 53,1% impiegato dalle cooperative sociali e quote che si attestano al 18,9% nelle associazioni e al 16,1% nelle istituzioni non profit con altra forma giuridica.

Nel settore dello sport una istituzione non profit su tre

Il settore dello sport rappresenta il 33,1% delle istituzioni non profit; seguono i settori delle attività culturali e artistiche (16,9%), delle attività ricreative e di socializzazione (13,6%), dell’assistenza sociale e protezione civile (9,5%). Rispetto al 2018, le istituzioni non profit che aumentano di più sono quelle attive nei settori della tutela dei diritti e attività politica (+9,3%), delle altre attività (+8,6%), dell’ambiente (+8,2%). Diversamente, si osserva una lieve flessione delle istituzioni nel settore delle attività sportive (-1,7%) (Prospetto 4).

I dipendenti crescono in misura maggiore nei settori della filantropia e promozione del volontariato (+12,2%) e della tutela dei diritti e attività politica (+4,2%) mentre diminuiscono in quelli della cooperazione e solidarietà internazionale (-5,0%), della religione (-1,8%) e delle attività culturali e artistiche (-1,8%).

Più eterogenea di quella delle istituzioni, la distribuzione del personale dipendente è concentrata in pochi settori: assistenza sociale (37,4%), sanità (21,9%), istruzione e ricerca (14,9%) e sviluppo economico e coesione sociale (11,9%).

Senza lavoratori dipendenti oltre l’85% delle istituzioni non profit

Il ricorso al personale dipendente è più frequente in alcuni settori d’attività. Nel complesso l’85,6% delle istituzioni non profit opera senza dipendenti, con le eccezioni dei settori dello sviluppo economico e coesione sociale e dell’istruzione e ricerca in cui tale quota scende rispettivamente al 30,2% e al 42,4%. In questi due settori più di un’istituzione su cinque impiega almeno dieci lavoratori; percentuali sopra il 10% si rilevano anche nei settori dell’assistenza sociale e protezione civile (12,5%) e della sanità (12,2%). Diversamente, nei settori delle attività culturali e artistiche, sportive e ricreative e di socializzazione, della filantropia e promozione del volontariato e dell’ambiente oltre il 90% delle istituzioni opera senza impiegare personale dipendente per lo svolgimento delle proprie attività (Prospetto 5).

Attiva come organizzazione di volontariato una istituzione non profit su dieci

La classificazione delle istituzioni secondo la forma giuridica solo in parte riesce a rappresentare i diversi profili organizzativi che caratterizzano il settore non profit. A tal fine, le istituzioni non profit si possono classificare con un maggiore dettaglio in base alle principali forme organizzative definite dalla legislazione speciale di questo settore.

Al 31 dicembre 2019, il 10,0% delle istituzioni non profit è rappresentato da organizzazioni di volontariato (36.4374 in valore assoluto), il 5,4% da associazioni di promozione sociale5, il 4,5% da imprese sociali6 e il 3,8% da Onlus (Prospetto 6). Il peso delle forme organizzative muta significativamente considerando i dipendenti impiegati: le imprese sociali occupano oltre la meta dei dipendenti (53,8%), seguono le altre istituzioni non profit (31,9%), le Onlus (9,6%), le organizzazioni di volontariato (3,2%) e le associazioni di promozione sociale (1,4%). La media dei dipendenti per istituzione è pari a 28 tra le imprese sociali e a 6 tra le Onlus mentre scende all’unità tra le altre forme organizzative.

Considerando i principali profili organizzativi delle istituzioni non profit emergono alcune differenze territoriali (Prospetto 7). Le associazioni di promozione sociale sono relativamente più diffuse nel Nord-est (9,8%) e meno presenti nelle Isole (1,5%) e al Sud (3,7%). Diversamente, l’incidenza di imprese sociali è più elevata nelle Isole (8,3%) e al Sud (6,9%) ed inferiore al 4% nel resto del Paese. Rispetto al territorio, la distribuzione delle organizzazioni di volontariato e delle Onlus è più omogenea. Le organizzazioni di volontariato sono più presenti nel Nord-est (11,7%) mentre le Onlus risultano leggermente più diffuse nelle regioni del Nord-ovest (4,6%), del Centro (4,3%) e delle Isole (4,3%). Infine, la percentuale di istituzioni non profit con altra forma organizzativa oscilla tra il 73,2% del Nord-est e il 78,8% del Nord-ovest.

Le principali forme organizzative delle istituzioni non profit si diversificano anche rispetto alle attività svolte (Prospetto 8). Le organizzazioni di volontariato sono attive prevalentemente nei settori di intervento tradizionale: assistenza sociale e protezione civile (41,8%) e sanità (24,6%). Le Onlus sono più presenti nella cooperazione e solidarietà internazionale (17,5%) oltre che nel settore dell’assistenza sociale e protezione civile (42,4%). Le imprese sociali operano principalmente nei settori dell’assistenza sociale e protezione civile (44,2%) e sviluppo economico e coesione sociale (32,9%), sebbene non sia trascurabile la quota di imprese attive nel campo dell’istruzione e ricerca (9,7%). Diversamente, le associazioni di promozione sociale svolgono prevalentemente attività culturali e artistiche (38,8%) e ricreative e di socializzazione (32,6%). Infine, gli ambiti che caratterizzano maggiormente le altre istituzioni non profit sono le attività sportive (42,7%) e gli altri settori (16,4%)

In crescita le istituzioni non profit beneficiarie del cinque per mille

Nel 2019 sono 61.858 le istituzioni non profit iscritte nell’elenco degli enti destinatari del cinque per mille (17,1% del totale, +2,4% rispetto all’anno precedente). Al momento della dichiarazione dei redditi queste istituzioni hanno raccolto complessivamente oltre 13 milioni di scelte7 dei contribuenti (+1,9% rispetto al 2018) per un importo totale di 448,3 milioni di euro (Prospetto 9).

Il confronto tra la distribuzione delle istituzioni ammesse al contributo del cinque per mille e quella delle scelte operate dai contribuenti consente di individuare i settori di attività maggiormente premiati dai cittadini. I settori d’attività che presentano una percentuale di scelte superiore al peso relativo delle istituzioni che vi operano sono istruzione e ricerca (23,2% contro 5,1%), sanità (16,4% contro 10,6%) e cooperazione e solidarietà internazionale (11,9% contro 5,2%). La percentuale di scelte è invece inferiore alla quota di istituzioni nei settori delle attività sportive (3,7% contro 19,9%), culturali e artistiche (3,9% contro 11,7%), ricreative e di socializzazione (3,3% contro 8,1%), dell’assistenza sociale e protezione civile (24,8% contro 30,4%).

Il numero di scelte è più elevato nei settori della cooperazione e solidarietà internazionale (71 considerando la mediana) e della sanità (68) e più basso in quelli dello sviluppo economico e coesione sociale (14), delle attività sportive (16) e culturali e artistiche (18). La distribuzione degli importi rispetto al settore di attività dell’istituzione non profit beneficiaria del cinque per mille è piuttosto simile a quella delle scelte dei contribuenti.

Per quanto riguarda la forma organizzativa, le scelte compiute dai contribuenti attraverso il cinque per mille hanno interessato principalmente le Onlus (32,5%) e le organizzazioni di volontariato (26,6%), in misura minore le imprese sociali (3,5%). Nel dettaglio, considerando la mediana, il numero delle scelte è pari a 57 tra le Onlus, scende a 46 tra le organizzazioni di volontariato ed è più basso tra associazioni di promozione sociale (23) e imprese sociali (21).


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