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La disfatta sociale nell'Argentina campione del mondo

19 Dicembre Dic 2022 1136 19 dicembre 2022

Buenos Aires è in festa per il trionfo dell'Albiceleste ma nel paese del tango poveri, senzatetto e affamati sono a livelli record. Il paradosso è che secondo tutti gli studi la nazione sudamericana potrebbe produrre cibo per 400 milioni di persone mentre, invece, quasi 6,5 milioni sono in miseria e mangiano a malapena una volta al giorno avanzi di cibo recuperati nelle discariche e nei cassonetti. Una situazione insostenibile che, per forza di cose, dovrà essere affrontata appena finiti i festeggiamenti, con un forte aumento dei programmi di aiuto, sia pubblici che privati

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Buenos Aires è in festa per il trionfo dell'Albiceleste ma nel paese del tango poveri, senzatetto e affamati sono a livelli record. Il paradosso è che secondo tutti gli studi la nazione sudamericana potrebbe produrre cibo per 400 milioni di persone mentre, invece, quasi 6,5 milioni sono in miseria e mangiano a malapena una volta al giorno avanzi di cibo recuperati nelle discariche e nei cassonetti. Una situazione insostenibile che, per forza di cose, dovrà essere affrontata appena finiti i festeggiamenti, con un forte aumento dei programmi di aiuto, sia pubblici che privati

Tutta la povertà dell’Argentina può essere dimenticata con una Coppa del Mondo? La domanda è lecita visto che nel paese del tango la povertà ha raggiunto il 43,1% secondo l'Osservatorio del Debito sociale argentino dell'UCA, l’Università cattolica argentina, il che si traduce in 18 milioni di persone che fanno fatica a mettere insieme il pranzo con la cena.

Il paradosso è che secondo tutti gli studi, Buenos Aires potrebbe produrre cibo per 400 milioni di persone e, invece, quasi 6,5 milioni vivono in miseria e mangiano a malapena una volta al giorno, sovente, avanzi di cibo. Pochi giorni fa, un bambino di 6 anni che stava cercando cibo in una discarica è stato schiacciato e ucciso da un camion della spazzatura nella provincia di Entre Ríos.

Anche se l'Argentina è oggi meritatamente per la terza volta campione del mondo, tutto questo rimane e bene ha fatto a ricordarlo ieri l'ex calciatore della nazionale Andrés D'Alessandro, intervistato dalla televisione brasiliana Globo, nell’euforia dei festeggiamenti: “la gente sta soffrendo la fame da noi, la situazione economica è una della peggiore della storia del nostro paese. Certo il calcio è sempre stata un’arma molto forte per dare allegria al popolo, le persone mettono da parte un po’ di soldi per andare a vedere la nazionale albiceleste perché hanno bisogno di qualche gioia, Messi e compagni in Qatar sanno che qui gli argentini hanno bisogno di festeggiare qualcosa, perché come so dalla mia famiglia il mio popolo è affamato”.

Il problema è che come sottolinea Pedro Crespo sul quotidiano El Clarin, "non saremo in grado di nutrire la nostra gente affamata con una maglietta di Messi. Chiedo a tutti di ragionare e di dare soluzioni a questa povera gente".

Secondo il sociologo Agustín Salvia, Direttore dell'Osservatorio del debito sociale argentino dell’UCA, “rispetto al 2019 oggi abbiamo più occupati ma, in media, i lavori sono più precari e gli stipendi più bassi”. Alla base del problema c’è soprattutto l’inflazione, che polverizza i salari dei lavoratori dipendenti e che sfiora oramai il 100% su base annua.

I dati dell’INDEC, l’Istat argentino, rivelano che del 2020 l'indice generale dei prezzi è aumentato in media del 277% e il costo del cibo ha superato il +300%. I due indicatori evidenziano un orizzonte compromesso per gran parte della popolazione del paese del tango, oltre a mostrare il fallimento della lunga serie di controlli sui prezzi.

Secondo lo studio Eco Go rispetto al 2015 lo stipendio reale dei lavoratori con copertura sociale e lavorativa (dunque non “in nero”) è calato di oltre il 20%. Stiamo parlando di nove milioni di dipendenti privati e statali protetti dalle leggi dello stato e che, nonostante questo, hanno perso più di un quinto del loro potere d'acquisto. Molto peggio va ai lavoratori informali, ovvero gli otto milioni di lavoratori “in nero”, per i quali invece il potere d’acquisto si è quasi dimezzato in un decennio. Con il costo del cibo aumentato del 300% dall'inizio del 2020 e redditi che accumulano cali reali tra il 20 ed il 35%, ovvio che la povertà in Argentina sia esplosa anche tra coloro che hanno un lavoro. A questi si aggiungono poi i 2,8 milioni di pensionati che ricevono la “minima”, ovvero 60.124 pesos, pari a circa 200 euro al cambio nero.

Senza i sussidi del governo, secondo l’ultimo Rapporto dell'Osservatorio Sociale dell'Università Cattolica, il tasso povertà arriverebbe addirittura al 50%, ovvero 21,5 milioni di poveri, di cui 8,5 milioni sarebbero in condizione di miseria. Boom anche tra i senzatetto, che erano l'11,8% della popolazione nel 2017 mentre oggi sono il 19,6%. Un vero dramma.

A tal proposito toccante la testimonianza di Gabriela Kerdmann al quotidiano La Nación. "Passo spesso da Villa Crespo (un quartiere di classe medio-alta di Buenos Aires, ndr). Una donna vive su Avenida Corrientes con i suoi due figli piccoli. Ora si è unita un'altra famiglia con altri bambini. Questi minori (come tanti in condizioni uguali) non hanno né un futuro né un presente. Non mangiano bene, dormono per strada, non vengono educati. L'unica cosa che li aspetta è la droga e il crimine. Siamo così abituati a vedere ragazzi per strada, alla ricerca di cibo nelle discariche e nei cassonetti, persone che mangiano il poco che trovano lì, che sembra che nulla più catturi la nostra attenzione. In Argentina non si mangia, non si educa, non si cura. Negli ultimi tre anni né il partito di governo né l'opposizione hanno presentato progetti concreti su queste questioni importanti. Si parla solo di candidature per le presidenziali del 2023 e la povertà è diventata in realtà il bottino per ottenere voti".

Parole dure ma vere e che, purtroppo, neanche la vittoria di un mondiale possono mettere a tacere. Povertà record ma anche violenza in costante crescita. Quando è nato Messi, 35 anni fa, Rosario non era una città tranquilla. La “Pulga atomica" era ancora nel grembo di sua madre quando i ladri entrarono in una casa del centro e pugnalarono a morte tre donne. Quando Messi andò a vivere a Barcellona, nel 2000, Rosario aveva 6 omicidi ogni 100.000 abitanti, oggi sono 18. Da allora, la popolazione di Rosario è cresciuta del 10% ma gli omicidi del 300%. Bene dunque per il trionfo in Qatar dell’Albiceleste ma che non serva per dimenticare la realtà di un paese che, dopo la gioia e i festeggiamenti, dovrà per forza affrontare con programmi sociali più coraggiosi la crisi endemica sofferta dal suo pueblo.

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