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Italia in guerra, interviene il Cocis

Una nota delle ong riunite nel Cordinamento firmata dal presidente Mario Gay

di Giampaolo Cerri

Le organizzazioni non governative (Ong) federate al COCIS (Coordinamento delle Ong per la cooperazione internazionale allo sviluppo) esprimono il più profondo dissenso alla notizia appena appresa, secondo la quale la Camera dei Deputati del nostro paese, con 513 voti a favore, ha disatteso l?art. 11 della Costituzione (“L?Italia ripudia la guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali”) schierandosi direttamente nella guerra contro l?Afghanistan. La condanna del terrorismo e la necessità di perseguirlo ? alle quali il Cocis si è associato senza alcuna esitazione – non giustificano i bombardamenti ormai a tappeto dell?Afghanistan, soprattutto oggi, dopo un mese di spese militari, di sofferenze inaudite, di irreparabili distruzioni. Il Cocis ringrazia i deputati che hanno votato no, nonostante l?intensa campagna pubblicitaria favorevole alla guerra. Non esiste una guerra giusta, né una guerra “utile”, ma questa in particolar modo: E? una guerra ingiusta, perché colpisce solo persone innocenti e non in grado di difendersi, né di mettersi in salvo. E? una guerra inutile, perché non si staneranno mai i terroristi con le bombe, né con le portaerei. E? una guerra pericolosissima, perché sta seppellendo definitivamente le istituzioni multilaterali su base democratica, in primo luogo l?Unione Europea e le Nazioni Unite. E? una guerra di inciviltà, perché riafferma ancora una volta lo strapotere del Nord ricco sul Sud povero, per il quale la rivolta rischia di diventare l?unico mezzo per far sentire in qualche modo la propria voce e ribellarsi ad una condizione sempre più subumana. I terroristi cercavano proprio una guerra, e noi gliela stiamo regalando. “E? facile andare in guerra ? afferma il presidente del COCIS Mario Gay. Il problema è porvi termine prima che altre vite umane vengano annientate. La giustizia si costruisce con relazioni economiche meno inique tra il Nord e il Sud e con la cooperazione per il futuro di tutti. Per questo, invece di buttare ancora una volta migliaia di miliardi in mezzi di distruzione, bisogna tornare, oggi più che mai, all?impegno di destinare almeno lo 0,7% del proprio prodotto interno lordo al sostegno dello sviluppo del Sud. Un impegno assunto nella sede delle Nazioni Unite che, dal ruolo di semplice notaio delle decisioni dei più forti cui è stata ridotta, deve tornare ad essere luogo di cooperazione e di soluzione dei conflitti.”


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