Cooperazione & Relazioni internazionali

La bellezza ci salverà dalla povertà

Presentata oggi al Parlamento Europeo la mostra "Generare Bellezza. Nuovi inizi alle periferie del mondo". Storie di uomini e donne che si sono messi in gioco per cambiare la loro vita e quelle delle loro comunità. Un messaggio attuale per continuare la costruzione di una Comunità Europea che dia priorità ai bisogni delle persone

di Martino Pillitteri

La bellezza può sconfiggere la povertà. E il messaggio della mostra “Generare Bellezza. Nuovi inizi alle periferie del mondo”, organizzata da Fondazione Avsi e presentata oggi al Parlamento Europeo a Bruxelles. In programma dal 27 al 30 giugno, essa racconta, attraverso pannelli fotografici e video fotografi ad opera di Brett Morton, Pablo Castellani, Alessandro Grassani, e Massimo Viegi, varie storie di vero sviluppo sostenute da Avsi in Kenya, Ecuador e Brasile in settori chiave come l'educazione, la lotta alla denutrizione e women empowerment.

«Noi crediamo fermamente che la questione dello sviluppo non sia soltanto una questione di tecniche o di risorse, ma innanzitutto sia una questione che riguardi le persone» ha detto a Vita.it il segretario generale di Fondazione AVSI Giampaolo Silvestri. «Lo sviluppo è innanzitutto lo sviluppo e la crescita delle persone. Uomini e donne che cambiate possono diventare una risorsa propositiva per il proprio paese. Ed è per questo che noi puntiamo molto sull’educazione come qualcosa che permetta alle persone di crescere».

La mostra racconta sostanzialmente tre esperienze. Una in Kenya nell’ambito dell’educazione. Le immagini illustrano l’evoluzione di 5 scuole (primarie, secondarie, asili, formazione professionale) in contesti marginalizzati e poveri in cui gli insegnanti, i genitori e gli studenti scoprano la loro dignità, il loro valore, il loro essere persone. Il loro arricchimento interiore contribuisce a generare il cambiamento del contesto in cui vivono e a cambiare le dinamiche. Il cambiamento delle persone genera un impatto economico e sociale nel contesto di riferimento. Tra queste storie emerge quella di un ragazzino di nome Ignazio il cui desiderio è quello di diventare presidente.

L’altra esperienza riguarda un progetto di asili familiari in Equador dove delle mamme si prendono cura di alcuni bambini. Sono storie di donne abbandonate dai mariti, o che hanno avuto un’infanzia difficile. Tuttavia, attraverso l’incontro con una nuova realtà, esse sono cambiate e si sono messe a disposizione della comunità.

La terza esperienza raccontata nella mostra riguarda la battaglia contro la malnutrizione a San Paolo in Brasile intrapresa da un gruppo di persone che ha perso tutti i legami con la loro terra di origine e che ha una carente cultura alimentare. Questa scarsa conoscenza ha causato la malnutrizione dei loro figli. Il messaggio che emerge delle storie è che la sfida alla malnutrizione non è solamente una questione sanitaria ma è innanzitutto una questione educativa.

«Sono storie di persone cambiate che danno un contributo positivo in un orizzonte di bellezza. Crediamo che l’orizzonte della bellezza possa essere anche un antidoto, uno strumento contro la povertà» ci spiega Silvestri. «Queste esperienze sono esperienze concrete rese possibili anche con i contributi della Commissione Europea. Qualcosa di buono, dobbiamo ammetterlo, l’UE lo ha fatto. Poi c’è una questione che riguarda il metodo. Ripartire dai bisogni delle persone è una chiave per poter riflettere sul significato dell’Unione Europea, ovvero che bisogna ripartire dai bisogni delle persone. Nella costruzione della Comunità Europea ci stiamo dimenticando delle persone mentre diamo troppa importanza alla burocrazia. Se ripartiamo dalla dignità delle persone potremmo ridare un senso alla ricostruzione della Comunità Europea.

«Mi ha molto colpito il metodo Avsi, ovvero l’approccio che racconta al mondo che la solidarietà si fonda sulla creatività, sulla capacità propositiva e sulla forza realizzativa. Questo è il punto forte che mi permette di raccontare delle storie come queste esibite nella mostra a una comunità politica che ha bisogno di più creatività» ha detto a Vita.it l’europarlamentare Massimiliano Salini.


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